giovedì, Maggio 13

Amministrative: Renzi cerca di smarcarsi

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L’opposizione interna al Presidente del Consiglio preferisce puntare tutto sulle amministrative: un terreno, per Renzi e i suoi, molto più infido. Per questo preferisce non scoprirsi troppo; ufficialmente si limita a dire che Roma o Milano, Napoli o Bologna e Torino non sono affare suo; Se si vince, ha vinto; se si perde, hanno perso. La parola d’ordine ufficiale è : ‘vinca il migliore’; perché sono i cittadini che devono scegliere chi deve ‘correre’, con lo strumento delle primarie. «Andrà comunque bene. Andrà bene a Milano e anche a Roma», si sbilancia il vice-Segretario del PD Lorenzo Guerini; atto dovuto: è lui che sta curando in particolare la questione ‘romana’: sia pure di malavoglia, a scendere in campo dovrebbe essere il vice-presidente della Camera Roberto Giachetti: fedelissimo di Renzi, ma anche un piglio di autonomia radicale, patrimonio di una antica militanza nel partito di Pannella mai rinnegata, e anzi, con orgoglio esibita; e di antica, consolidata lealtà.
La strada per Giachetti, è in salita, ma non per colpa sua; è il PD a essere a pezzi, a Roma più che altrove, travolto com’è da scandali che non risparmiano nessuno: uomini dell’ex Sindaco Ignazio Marino, ma anche di Walter Veltroni. Per ora satrapi di appannata potenza come Goffredo Bettini non fiatano: si limitano, immobili, a osservare; ma non sono certo in disarmo, a tempo debito faranno pesare le ‘divisioni’ che nonostante le bufere giudiziarie ancora controllano.
Per quel che riguarda Roma (che sarà comunque, Renzi voglia o no, un test significativo per lui, e non solo per il partito), il possibile candidato del centro-destra Giorgia Meloni ancora, per quanto si agiti mediaticamente, non ha i numeri sufficienti per essere qualcosa di diverso da un candidato di bandiera. Non a caso Silvio Berlusconi, il cui partito è sempre più virtuale, è poco convinto, preferirebbe puntare sull’indipendente Alfio Marchini; il quale può far presa sulla Roma piaciona e paciosa, ma scivola su bucce di banana come farsi pubblicità parafrasando Antonio Gramsci sugli autobus senza neppure citarlo; per poi giustificarsi dicendo che anche Marine Le Pen lo cita. Una ‘pezza’ peggiore del buco.
Resta il Movimento 5 Stelle. Può vincere semplicemente standosene immobile. Non solo: più il candidato è ‘anonimo’, un signor nessuno, e più ha possibilità, in questo contesto, di essere votato. Alla fine, i peggiori nemici ed avversari del movimento di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sono proprio Grillo e Casaleggio. Solo loro possono dire e fare sciocchezze tali da alienarsi la crescente porzione di elettori delusi, frustrati, scontenti. In passato hanno ‘stra-fatto’ e trasformato vittorie certe in altrettante sconfitte. Possono farcela anche questa volta.
Tutto questo per dire che Giachetti dovrà sudare, ma non è escluso che non possa farcela. Oltretutto può vantare un raro primato: fedina penale immacolata, e nessun parente o amico discusso o discutibile.

«L’idea di essere preoccupato dei risultati attiene a un modello di vita istituzionale in cui ogni sei mesi si pensava a elezioni politiche», sillaba Renzi. Ed è un modo un po’ contorto per dire che lui è a palazzo Chigi, gli elettori scelgano per Sindaco chi vogliono, a lui non gliene frega niente. Naturalmente non è così. E anche se assicura che «l’appuntamento dove si vedrà la differenza tra destra e sinistra, tra voglia di cambiamento e conservazione, tra politica e antipolitica sta nel referendum di ottobre», lo capisce anche un bambino che se le elezioni amministrative sono anche elezioni politiche; e se Renzi lo negherà, ci penseranno i suoi avversari e i suoi ‘alleati’ a presentare il conto, se andranno come gli uni e gli altri si augurano.
Non per un caso, mentre ostenta indifferenza e assume toni ‘istituzionali’, trova il modo di far filtrare che a Torino o a Roma se si consumerà unarotturaa sinistra che potrebbe risultare fatale, dopo bisognerà ringraziare Sinistra Ecologia e Libertà e il suo ‘massimalismo’; e sempre responsabilità della sinistra a sinistra del PD, se a Milano non si affermerà Giuseppe Sala, il candidato prescelto da Renzi in persona. I dirigenti del PD non nascondono di aspettarsi una spaccatura verticale in seno a SEL: una parte, in nome di un ‘senso di responsabilità’ che dovrebbe concretamente tradursi in candidature e altre prebende, già oggi si mostra disponibile a un’intesa con il PD; a fronte di un’ala più intransigente, che in nome di una coerenza identitaria corre però il serio rischio di estinguersi come molte altre organizzazioni politiche in passato.

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