sabato, Luglio 31

Amministrative: Renzi cerca di smarcarsi

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E’ da tempo che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha fiutato l’aria che tira. Il suo intervento alla ‘Leopolda 6’ è indicativo. Poi sono arrivati gli auguri di fine anno: l’elencazione puntigliosa degli obiettivi centrati, le ‘storiche’ riforme incarnate, l’ottimismo ostentato, gli anatemi contro gufi e professionisti del pessimismo; e quel passaggio dove si chiarisce che le vere Forche Caudine del Governo sono la riforma costituzionale e la riforma elettorale. Subito dopo, mentre Matteo Renzi si ritempra a Courmayeur, ecco il primo discorso di Capodanno del Presidente della Repubblica. Un discorso, quello di Sergio Mattarella, da taluni giudicato come un ritorno alla ‘vecchia’ prima Repubblica; da altri valutato negativamente (Beppe Grillo, Marco Pannella); per altri ancora il pregio consiste in quell’ostentata, essenziale, sobrietà. Al di là della forma, il Quirinale squaderna un non breve elenco di problemi irrisolti: dall’occupazione al Mezzogiorno; l’evasione fiscale, i servizi pubblici deficitari, l’ambiente, l’immigrazione…
Balza agli occhi il contrasto: l’intervento di Renzi, un inno al proverbiale (e presunto) bicchiere mezzo ‘pieno’; mentre Mattarella indica il vero mezzo ‘vuoto’ dello stesso bicchiere. Da una parte il governante, ‘imbonitore‘ per vocazione e mestiere; dall’altra il sobrio, ‘monotonogarante di principi e valori, che tiene ben ancorati i piedi per terra. Sulla carta potrebbe perfino essere un fruttuoso contrasto: da una parte il Presidente effervescente e giovanilistico nei modi, spregiudicato nella gestione di un potere che esige il saldo di una quantità di cambiali che puntualmente vengono a scadenza, e richiedono non comuni doti di equilibrista; dall’altra il Presidente prudente, concreto, parco nei gesti e nell’eloquio, forgiato da una esperienza democristiana che Renzi, pur figlio di quel mondo, non ha e neppure si sogna di avere. Vedremo.
Per ora c’è il contrasto, presto per dire se ci sarà anche l’armonia. Mattarella non ha cercato la bicicletta, ma dimostra di saperla usare; Renzi la bicicletta l’ha fortissimamente desiderata e voluta; si atteggia a Fausto Coppi, ma come dimostrano tanti episodi di cronaca ha ancora bisogno di robuste rotelle ai fianchi.

Le Forche Caudine: per metà gennaio è fissata la Direzione del Partito Democratico. L’ordine del giorno è in due parole: ‘Elezioni amministrative‘. E’ su quella scadenza che punta le sue carte quella parte del PD che non si riconosce in Renzi. Il Presidente del Consiglio vive la scadenza ormai prossima come un fastidio; per luila madre di tutte le battaglieè quella del referendum costituzionale d’autunno. «Se perdo me ne vado», promette, e a più di qualche suo consigliere corre un brivido lungo la schiena: «Affermazione troppo perentoria», dicono, senza tuttavia riuscire a convincere Renzi a un parziale passo indietro. Con la riforma costituzionale, dice il Presidente del Consiglio ai suoi più stretti collaboratori, si cambiano i poteri del Senato, si riduce il numero dei parlamentari, viene annullato il bicameralismo perfetto, si modificano le competenze delle Regioni…Si capisce perché consideri l’appuntamento un vero e proprio banco di prova: o la va, o la spacca.

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