martedì, Maggio 24

Americano o cinese, di chi è il pezzo di razzo finito sulla Luna? Il corpo che si stava avvicinando pericolosamente al nostro satellite naturale a 9.200 km/h per poi spiaccicarsi come una bottiglia fatta volare da un grattacielo, non è americano ma sarebbe un pezzo della missione cinese Chang'e 5-T1 partita il 23 ottobre 2014 dalla base di Xichang

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All’inizio tutti erano convinti che fosse un pezzo di Elon Musk, quello che venerdì scorso è finito sulla faccia nascosta della Luna. Forse il secondo stadio di un razzo Falcon 9 della SpaceX, alto circa 20 metri, con il motore Merlin spento da anni. Gli esperti in un primo tempo hanno ritenuto che l’elemento avesse fatto parte del lancio effettuato l’11 febbraio 2015 per portare a un milione di chilometri il satellite Deep Space Climate Observatory (detto anche GoreSat) dell’amministrazione nazionale per l’oceano e l’atmosfera (NOAA) e che, dopo aver liberato il carico fosse rimasto intrappolato in un’orbita fuori controllo tra Terra e Luna.

Ma poi un ingegnere di Roccella Ionica trasferitosi a Tucson dopo gli studi compiuti in Italia, ha spaiato le supposizioni: il corpo che si stava avvicinando pericolosamente al nostro satellite naturale a 9.200 km/h per poi spiaccicarsi come una bottiglia fatta volare da un grattacielo, non è americano ma sarebbe un pezzo della missione cinese Chang’e 5-T1 partita il 23 ottobre 2014 dalla base di Xichang.

Cinese o americano che sia, sappiamo che l’impatto è avvenuto sul lato non visibile dell’astro che ci ruota attorno da circa 4,5 miliardi di anni. Occorre attendere i rilievi della sonda Lunar reconnaissance orbiter della NASA e probabilmente dell’omologo indiano Chandrayaan 2 per avere risposte documentate. Per ora si sa solo che il luogo dello schianto dovrebbe essere il cratere Ejnar Hertzsprung, sull’equatore lunare. Dalle immagini che arriveranno al momento della rivisitazione degli strumenti, gli scienziati stabiliranno la profondità dell’impatto e altri segreti svelati dall’accaduto.

Ma come mai Roberto Furfaro, professore di Ingegneria dei Sistemi Aerospaziali e Direttore dello Space Systems Engineering Laboratory dell’Università dell’Arizona attribuisce alla Cina la proprietà del relitto cosmico? Gli studenti del laboratorio Space Domain Awareness dell’Arizona hanno studiato per settimane questo grave che si avvicinava alla Luna. «Abbiamo preso uno spettro che può rivelare la composizione materiale di un oggetto e lo abbiamo confrontato con i razzi cinesi e SpaceX di tipo simile», ha affermato Vishnu Reddy, che co-guida il laboratorio di Furfaro e che ha fornito le osservazioni al Jet Propulsion Laboratory della NASA per aiutare a individuare la posizione dell’impatto.

Utilizzando il sistema RAPTORS, un telescopio posto in cima all’edificio Kuiper Space Sciences del campus, gli studenti hanno effettuato le osservazioni nelle notti di oltre un mese. «Le differenze che abbiamo visto sono principalmente dovute al tipo di vernice utilizzata», ha raccontato un ricercatore. Questi dettagli raccolti dagli allievi e altri che verranno, saranno molto utili per un’analisi approfondita di cosa è accaduto al buio.

Quello che ci preoccupa però, al di fuori della nazionalità della spazzatura spaziale che finisce sul nostro satellite, è che tra qualche decennio il piccolo mondo complementare al nostro sarà popolato dalla razza umana: che siano prima impiantati gli strumenti, poi i luoghi di lavoro per tecnici e fisici per studiare la geologia della Luna oppure per utilizzare il suolo extraterrestre come piattaforma per future missioni cosmiche, è prevedibile che altri corpi lasciati alla deriva vengano risucchiati dalla gravitazione e si schiantino al suolo. Ma mentre sulla Terra un’atmosfera densa frena o distrugge i residui spaziali incontrollati, sulla Luna le conseguenze potrebbero essere molto più tragiche. La tematica è vasta e meriterebbe una regolamentazione adeguata. Secondo Veronica Moronese, tra i principali esperti internazionali di space law, a cui abbiamo chiesto un parere, le Nazioni Unite sono al momento il legislatore indicato perché i suoi trattati e le linee guida diventano per prassi parte del diritto internazionale. «Tuttavia è auspicabile un soggetto specifico che sancisca le regole dello spazio».

Infatti le discipline che attribuiscono le responsabilità di qualsiasi danno che arrechi il veicolo spaziale oggi hanno già una loro ossatura ma meritano degli aggiornamenti alle missioni più avanzate.

In ogni caso, secondo Valentina Sumini, docente al Politecnico di Milano e al Massachusetts Institute of Technology, alcune strutture vitali, come i generatori di energia devono avere protezioni più forti. «E poiché alcuni fenomeni non si possono mappare, una ridondanza degli impianti resta sempre la migliore soluzione».

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