sabato, Maggio 15

America Latina: uno continente d’oro e d’argento

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Il settore minerario latinoamericano è uno dei più ricchi, questo lo si sa, ma è utile averne anche una quantificazione in numeri di tanta ricchezza per carpirne il potenziale. Il Perù è indubbiamente il Paese più ricco in termini minerari, ma a farla da padrona è la sua disponibilità d’argento. Questa, infatti, equivale al 21% di quanto stimato a livello mondiale, percentuale che assegna al Paese andino il primato mondiale per questo metallo. Di 570 mila tonnellate metriche stimate nel mondo, il Perù ne detiene oltre 119 mila tonnellate metriche contribuendo annualmente alla produzione del 15% dell’argento commercializzato. I mercati di sbocco principali sono quello statunitense, canadese, brasiliano e svizzero ovvero quelli di provenienza delle principali multinazionali estrattive presenti sul territorio peruviano. Numeri che nel 2011 sono valsi circa 377 milioni di dollari di introiti e che giustificano un’ascesa nelle estrazioni di circa 8 punti percentuali (2015) rispetto al periodo precedente.

361 tonnellate, invece è ad oggi, quanto custodito in riserve d’oro da Caracas portando il Venezuela ad aggiudicarsi il primato regionale (America Latina) con un discreto distacco dagli altri Paesi: Messico 122,2 tonnellate, Brasile 67,2 tonnellate e Argentina con 61,7 tonnellate. Una riserva che per volere di Hugo Chavez nel 2011 è stata raccolta in patria per evitare ogni possibile ricatto finanziario derivante da uno stoccaggio di tali risorse in Paesi esterni. Oggi Caracas si scopre ricca pur registrando una riduzione del valore di questo minerale che tuttavia, in proiezione futura, rappresenta pur sempre un investimento sicuro e redditizio. Basti pensare che a livello mondiale le riserve più ricche sono detenute dagli Stati Uniti con 8 mila 133,5 tonnellate, seguiti da Germania (3 milioni 381 tonnellate) e Fondo Monetario Internazionale (2 milioni 814 tonnellate).

Questi valori, uniti alle riserve di rame, litio, etc oltre ai più blasonati petrolio e gas, ci esplicano quanto, in realtà, il continente latinoamericano rappresenti una vera e propria fonte di ricchezza che, tuttavia, spesso rinuncia al suo potenziale per favorire flussi di danaro nel breve termine (concessioni a terzi per lo sfruttamento minerario). Una condizione che se da un lato garantisce di sopperire alle necessità immediate, con il senno di poi, finisce con il rappresentare meramente un impoverimento nazionale, sia in termini sociali che economici.
D’altra parte alcuni Paesi hanno inteso sfruttare le ricchezze minerarie anteponendo gli interessi nazionali a quelli del mercato globale: questo, ad esempio, è il risultato di numerose nazionalizzazioni aventi ad oggetto il settore estrattivo e strumentalizzate per il conseguimento di una plusvalenza pubblica da redistribuire nel modo più omogeneo possibile nella collettività.

 

 

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