lunedì, Giugno 21

America Latina, sinistra radicale al capolinea? Con il rallentamento della crescita e il calo della domanda cinese, molti nodi sono arrivati al pettine

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Non tutti sono contenti di questa svolta. Negli USA vige una legge chiamata Cuban Adjustment Act, che stabilisce la policy del ‘wet foot, dry foot’. In altre parole, se un cittadino cubano, preso dalla Guarda Costiera in mezzo al mare, viene riportato indietro: se però riesce a mettere il piede sul suolo americano, il ‘piede asciutto’, riceve il permesso di restare e dopo un anno può cominciare la pratica per ottenere la cittadinanza. A Cuba si è sparsa la voce che presto la policy del wet foot, dry foot verrà abolita come conseguenza delle nuove relazioni, quindi tutti quelli, che avevano anche solo una mezza idea di scappare, ora stanno accelerando i piani e prendono la via del mare. Tuttavia una delegazione americana guidata dall’assistente segretario di Stato Roberta Jacobson arriverà a L’Avana per discutere la normalizzazione e l’immigrazione, senza aggiustamenti del Cuban Adjustment Act perché legge federale e per cancellarla serve un voto favorevole del Congresso e non del solo Presidente USA, cosa impossibile data la nuova maggioranza repubblicana e la voce sembra essere stata messa in giro proprio dai trafficanti per il loro profitto. È tuttavia probabile che cambino anche le regole sull’immigrazione, e questo continuerà a provocare ansia e fenomeni difficili da prevedere. Soprattutto in considerazione del fatto che la repressione politica, sull’isola, non è mai finita.

Per concludere, in un anno funestato dal terrorismo, proprio dall’America Latina arriva un segnale di speranza: a settembre il Presidente della Colombia Santos e il leader della guerriglia delle Farc si sono stretti la mano. Inoltre, lo scorso 15 dicembre, a Cuba, le parti hanno firmato, dopo tre anni di negoziazioni, un accordo relativo al quinto punto dell’agenda che dovrebbe portare all’accordo di pace definitivo entro il 23 marzo prossimo. Il tema è stato quello delle vittime del conflitto, uno dei più spinosi da trattare poiché, dal 1958 fino al cessate il fuoco provvisorio del 2012, i morti sono stati più di 218 mila, di cui l’81% civili e solo la restante parte tra i combattenti. L’essere giunti ad un’intesa su questo argomento, quindi, spiana la strada per realizzare davvero quella pace che prima sembrava improbabile.

 

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