lunedì, Giugno 21

America Latina, sinistra radicale al capolinea? Con il rallentamento della crescita e il calo della domanda cinese, molti nodi sono arrivati al pettine

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Si ricomincia tutto da zero. La richiesta di impeachment avanzata contro il Presidente Dilma Rousseff sarà presa in considerazione solo dopo Carnevale, quindi a fine febbraio. Il capo di Stato non potrà più svolgere le sue funzioni, per un periodo di 180 giorni, solo nel caso in cui i Senatori decidessero di accettare la denuncia della Camera. Per il Governo è una prima battaglia vinta, ma la guerra si preannuncia ancora lunga. La crisi politica si accompagna a quella economica, che non accenna a rientrare. Recentemente l’agenzia di rating Fitch ha declassato il Brasile alla categoria ‘junk’. Il declassamento -spiega Fitch con una nota- riflette una recessione più grave del previsto, i continui peggioramenti di bilancio e l’incertezza politica che potrebbe minare ulteriormente la capacità del Governo di attuare le misure necessarie a stabilizzare il crescente debito.

In Venezuela, dove la democrazia formalmente persiste ma è messa a dura prova dal blocco chavista, la vittoria delle opposizioni alle elezioni parlamentari potrebbe aprire una nuova pagina nel Paese, salvo colpi di mano del presidente Maduro e la sua giunta. Il Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV) del Presidente Nicolas Maduro, erede di Hugo Rafael Chávez, ha portato a casa 46 deputati, contro i 99 di Unità Roundtable (MUD) – il conteggio dei voti non è terminato e l’opposizione paventa raggiungere quota 113 deputati. L’opposizione venezuelana ha dunque vinto le elezioni sconfiggendo i socialisti per la prima volta in 16 anni, lanciando la sfida al Presidente del Venezuela Maduro, responsabile di mantenere il Paese ben saldo al chavismo. Il Presidente ha riconosciuto la sconfitta, la peggiore per il chavismo da quando il movimento fondato da Chavez ha preso il potere nella Nazione sudamericana nel 1999.  

Che la rivoluzione fosse finita lo si era capito da mesi. Dalla morte di Hugo Chávez, il Venezuela si era avviato verso il disastro economico, politico e sociale. O meglio, è arrivato al punto da non poterne più mascherare i sintomi. Il ‘caudillo’ Chávez era riuscito a tenere le redini malgrado il Paese si stesse sgretolando sotto i colpi del chavismo, ma Maduro non ha avuto lo stesso carisma. Così l’elettorato ha voltato le spalle agli eredi di Chávez dopo che il sogno di quest’ultimo -contendere agli Stati Uniti l’egemonia regionale- è crollato assieme al prezzo del petrolioRestano le preoccupazioni per la tenuta dello Stato di diritto e la tutela dei diritti umani: si veda il processo farsa al dissidente Leopoldo López.

La grande svolta geopolitica di quest’anno si è però avuta a Cuba, che in estate ha formalmente riallacciato le relazioni con gli Stati Uniti dopo oltre mezzo secolo, al termine di un percorso lungo e contornato da molti retroscena rimasti segreti fino all’ultimo. Tra i piani dei fratelli Castro non c’è la transizione alla democrazia ma una maggiore apertura agli investimenti occidentali, anche se al momento l’embargo Usa rimane.

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