sabato, ottobre 20

America Latina nella morsa del crimine violento

0

Quando si tratta di primati nazionali l’America Latina non brilla se paragonata agli altri continenti: tra il Messico e l’Argentina il tasso di omicidi è tre volte più alto della media mondiale. Delle 50 città con il più alto livello di crimine violento, ben 43 si trovano in America Latina. Accanto a Paesi con tassi di violenza e crimine ‘moderatamente’ preoccupanti (Argentina, Costa Rica, Ecuador, Uruguay e Cile hanno una quantità di 6.5 omicidi per 100.000 abitanti – bassa se confrontata a quella dei loro vicini ma comunque doppia rispetto all’America Settentrionale), si osservano situazioni ben più tragiche: Brasile, Colombia, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico e Venezuela vantano il triste primato di ospitare un omicidio su quattro.

Nonostante le diversità interne alla macroregione la situazione è drammatica: a poco servono i miliardi di dollari (tra i 55 e i 70, una somma che equivale a circa il 3.5% del Pil della regione) spesi nella lotta al crimine violento. Finora si è trattato per lo più di investimenti piuttosto tradizionali: aumento del numero di poliziotti, fondi alle corti, etc…

Tuttavia, i risultati non sembrano incoraggianti: su 100 omicidi solo 20 sono i casi che si traducono in effettivo carcere per il colpevole. Sono percentuali bassissime, specialmente se confrontate a Paesi relativamente vicini come gli Stati Uniti (68 casi su 100 sono risolti a New York), o – ancora peggio – a Nazioni tradizionalmente considerate sicure, come il Giappone (97 su 100 casi risolti a Tokyo). Ad ogni modo, neppure le prigioni sono luoghi di legalità. Il grosso delle carceri è sostanzialmente nelle mani di gang che si ritrovano ‘dietro le sbarre’. Sono frequenti le ribellioni contro i secondini e la violenza all’interno delle stesse strutture che dovrebbero isolare i criminali dalla società.

Le cause di questa situazione di endemica violenza non sorprendono: aree colpite da povertà estrema, narcotraffico, disuguaglianza. La disoccupazione – specialmente preoccupante per le fascia più giovane della popolazione – si traduce rapidamente in crimine: In Brasile un aumento dei disoccupati dell’1% causa l’innalzamento del numero di omicidi del 2.1%. Anche la geografia gioca un ruolo rilevante: il Sud America è altamente urbanizzato (l’85% della popolazione vive in città), e le grandi metropoli, con le loro immense periferie forniscono l’ambiente ideale per il crimine, il degrado e la violenza.

Tuttavia, in questo quadro di squallore, potrebbero iniziare a vedersi dei segnali incoraggianti. Robert Muggah, paragona le politiche che andrebbero intraprese per sconfiggere la criminalità a una sorta di ‘agopuntura urbana’: interventi mirati nelle aree più problematiche, rivolti alla risoluzione della radice del problema, come la povertà estrema e la violenza cronica. Investimenti per la costruzione di centri per la comunità, scuole, e parchi. Questi provvedimenti hanno dato risultati estremamente soddisfacenti: Medellin, in Colombia, è passata dall’enorme livello di 380 omicidi ogni 100.000 persone al solo tasso dei 20 attuali. Bogota, sempre in Colombia, è scesa dai 59 ai 25 omicidi ogni 100.000 abitanti.

L’approccio ‘mirato’ ha senso: in Colombia più del 90% degli omicidi ha luogo in meno del 2% delle vie delle città. A Bogotà la grande maggioranza degli omicidi è commessa in un’area che rappresenta l’1% dell’intera città. Razionalizzare le risorse in modo da prevenire il crimine può essere un’altra rotta da seguire: il grosso degli attacchi avviene di sabato notte e nei giorni di paga alla fine del mese. Il criminale medio è inoltre rintracciabile facilmente: sono ricorrenti casi di recidività, alcolismo e possesso di armi.

Azione supportata dalle 30 organizzazioni non governative che formano ‘Istinto della vita’ (Istinto de vida), l’iniziativa per ridurre della metà il tasso di omicidi in America Latina. Se il progetto dovesse funzionare si salverebbero qualcosa come 365.000 persone in dieci anni. Muggah dichiara che «i governi spendono una cifra sproporzionata nella polizia, nel sistema penale, a discapito delle condizioni molto più urgenti necessarie per lo sviluppo umano».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore