giovedì, Aprile 15

America Latina, la FAO vuole eliminare la fame Le considerazioni della FAO dopo El Niño e l’obiettivo ‘fame zero’ entro il 2025

0

In seguito al verificarsi del fenomeno climatico chiamato El Niño, che provoca siccità in molte zone dell’emisfero australe, la sezione per l’America Latina e i Caraibi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha cercato di prevedere quali saranno le conseguenze sull’agricoltura dell’area latinoamericana, per comprendere se siano necessari degli interventi mirati, come è già accaduto per alcuni Stati africani.

Dai rilevamenti fatti, la FAO si dichiara ottimista per quanto riguarda la produzione di mais e grano nel 2016 in America Latina. In generale, infatti, la produzione andrà bene anche grazie all’aumento degli ettari di terreno coltivabile in Messico, che quest’anno punta a produrre una quantità record di grano: 37,3 milioni di tonnellate. Per quanto riguarda i singoli Paesi, però, Argentina e Brasile, che lo scorso anno avevano raggiunto cifre record di produzione, vedranno calare la produttività dei terreni di circa il 3%. Nel caso dei Paesi minori dell’area la produzione diminuirà quasi ovunque, sebbene non in modo grave. In base al rapporto, gli Stati che più subiranno l’effetto di El Niño quest’anno saranno El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Haiti. Ad ogni modo, nonostante questo calo, i prezzi rimarranno uguali o si alzeranno di poco e la produzione basterà per il fabbisogno della popolazione locale; per questo motivo nessun Paese latinoamericano è stato inserito tra i 34 che avranno bisogno di un aiuto alimentare esterno per il 2016.

Nonostante la regione abbia mostrato di poter affrontare fenomeni climatici che potrebbero mettere a repentaglio la sussistenza alimentare, la FAO ha voluto porre l’attenzione sul fatto che ancora moltissimi Paesi latinoamericani sono colpiti dalla piaga della fame e della malnutrizione. Per questo motivo l’agenzia dell’ONU sta cercando di porre in atto delle strategie per combattere questo fenomeno, traguardo che rappresenta il primo degli otto obiettivi del millennio. L’idea è quella di eliminare completamente la fame e la malnutrizione dall’area entro il 2025.

Attualmente, ricorda il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva, America Latina e Caraibi contano 34 milioni di persone che soffrono la fame, pari a circa il 9,7% della popolazione totale. Se si confrontano questi dati con quelli del 1990 non si può non notare come la situazione sia già migliorata molto, infatti, nonostante la crescita della popolazione dell’ultimo decennio, nel 1990 a soffrire per fame e malnutrizione nell’area erano 66 milioni di persone, pari al 14,7% della popolazione totale di quegli anni. Nonostante il miglioramento delle condizioni, dovuto anche al boom economico del primo decennio del XXI secolo, sia stato significativo, una percentuale così alta di persone che rischiano la morte per fame resta piuttosto grave e preoccupante.

La diminuzione del tasso ti denutrizione, però, ha portato con sé anche un effetto negativo, dovuto alla mancanza di educazione alimentare. La possibilità di mangiare non si accompagna necessariamente alla capacità di farlo in modo sano, infatti negli ultimi anni è salito il tasso di obesità dei latinoamericani. Le persone adulte obese nell’area sono il 56% (dati forniti dalla Pan-American Healt Organization). L’obesità infantile si attesta invece ad un preoccupante 22%. Oltre all’attenzione ai programmi per l’eliminazione della fame bisognerà dunque pensare anche ad un programma di educazione ad un’alimentazione sana e bilanciata.

La strategia che la FAO seguirà per affrontare questi problemi sarà quella di attaccarli da più fronti. In primo luogo bisognerà agire per limitare il più possibile il cambiamento climatico. La siccità portata dal surriscaldamento globale, infatti, ha distrutto una buona parte delle coltivazioni e ha creato insicurezza alimentare in molte zone rurali. Questo fenomeno prima era ciclico e principalmente legato all’arrivo di El Niño (che si ripresenta ogni 5-7 anni), oggi invece a causa del surriscaldamento globale la siccità è sempre presente e aumenta di anno in anno. Tra il 2003 e il 2013 in America Latina il solo settore agricolo ha subito danni per 11 miliardi di dollari. Per questo motivo la FAO promuoverà un programma che punta a creare un sistema sostenibile di sfruttamento delle risorse rinnovabili che vada ad eliminare il massiccio uso di carbone e petrolio.

In secondo luogo andranno riviste le politiche di sviluppo per le zone rurali che sono le più povere; il 47% degli abitanti delle zone rurali, infatti, vive in povertà, il doppio rispetto alle zone urbane. Secondo la FAO dovranno essere implementati programmi che promuovano l’agricoltura famigliare e lo sviluppo sostenibile. Per fare ciò saranno indispensabili delle leggi che prevedano un sistema di protezione sociale per le famiglie contadine, oltre a delle politiche che incoraggino i circuiti produttivi più corti e un migliore sistema di forniture pubbliche. La chiave starà nel coordinare le politiche per lo sviluppo con la creazione di sistemi di welfare efficaci.

In questo contesto, Messico e Perù, prima beneficiari degli aiuti esterni, si sono impegnati per aiutare a loro volta i Paesi dell’area a combattere la fame, diventando partner strategici per la FAO che sta tentando di instaurare una collaborazione sud-sud per lavorare su questo tipo di tematiche. Questi due Paesi saranno fondamentali per capire come sarà meglio agire poiché forti dell’esperienza maturata sui propri territori dove hanno ottenuto ottimi risultati.

Un ultimo problema che andrà affrontato sarà quello della differenza di genere. In effetti il tasso di denutrizione (e di povertà) tra uomini e donne è diverso: nelle zone rurali vivono in povertà 12 donne ogni 10 uomini, in quelle urbane sono 11 donne ogni 10 uomini a soffrire la denutrizione. Allo stesso tempo il tasso di obesità è al 28% per le donne e al 18% per gli uomini. Per questi motivi la Comunità internazionale sta implementando dei programmi per eliminare le differenze di genere. La FAO ha sottolineato come nelle zone rurali dell’America Latina le donne che lavorano nell’agricoltura passano più ore degli uomini sui campi, ma guadagnano molto meno. A questo proposito lo scorso 3 marzo il Comitato per l’eliminazione della discriminazione contro le donne ha adottato una raccomandazione che chiede agli Stati latinoamericani di adottare delle leggi che riconoscano i diritti delle donne e il contributo delle lavoratrici alla riduzione della povertà e che assicurino la sicurezza alimentare. Inoltre, sottolinea la FAO, sarà importante assicurare la partecipazione delle donne a tutti i livelli della vita politica affinché possano avere voce nelle decisioni prese dallo Stato.

La FAO farà il possibile per mantenere gli impegni presi entro il 2025, ma la nuova crisi economica che è arrivata a colpire anche l’America Latina, unitamente al surriscaldamento globale e alle deforestazioni dovute alla criminalità organizzata, rendono questo compito ancora più difficile che in passato. Alcuni Paesi dell’area hanno già vinto questa sfida, ne è un esempio l’Argentina, ma la strada per l’obiettivo ‘fame zero’ è ancora lunga e tortuosa e sarà necessario uno sforzo congiunto di tutti i Paesi per ottenere dei risultati soddisfacenti.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->