venerdì, dicembre 14

America Latina: la democrazia è in pericolo? Sfiducia nella politica e paura per la situazione economica: ecco i timori dei cittadini latinoamericani che credono sempre meno nella democrazia

0

In America Latina sembra proprio esserci una certa aria di novità. Per anni, l’ampio processo di democratizzazione ha distaccato quella fertile terra da una storia fatta, a chiazze, di dittature e poteri militari. Poi, la democrazia ha attecchito portando elezioni libere ed un sistema diverso di governo, un sistema che tutte le forti maggioranze latinoamericane credono sia il migliore. Una delle più note storie di successo di democratizzazione, certo. Ma oggi, se guardiamo al subcontinente, non possiamo non accorgerci di alcuni evidenti cambiamenti.

Cosa sta accadendo? Qualcuno parla di tendenza verso destra, altri parlano di stasi e di crescita a rilento. Alcuni paesi stanno vivendo una situazione difficile ed altri sono scossi dalla ventata elettorale. Ed anche se i l tempo dei colpi di stato è ormai lontano, il futuro della democrazia nella regione è tutt’altro che al sicuro. Questa la conclusione del nuovo report del Latinobarometer: Il progresso avrebbe mascherato le problematiche radici della democrazia del subcontinente.

In altre parole, l’America Latina sarebbe in grave pericolo politico.

Secondo l’Economic Outlook latinoamericano del 2018, tre latinoamericani su quattro hanno una fiducia molto bassa nelle istituzioni e mostrano poca o nessuna fiducia nei propri governi nazionali. Stessa rilevazione in un altro sondaggio pubblicato da Latinbarometer: le persone credono che l’istituzione più affidabile in America Latina non sia affatto il Governo: il 65% ha fiducia nella chiesa cui seguono le forze armate (42%) e la polizia (35%). I partiti politici guadagnano solo il 15% dei voti.

Sfiducia nel sistema, sfiducia in quei volti soliti della politica; scandali, corruzione e malagestione hanno fatto la loro parte nel corso degli anni. A proposto di corruzione, in America Latina, questo reato è storicamente diffuso e profondamente radicato. Il World Justice Project ha classificato la maggioranza dei paesi dell’America Latina e dei Caraibi al terzo posto più in basso nel mondo in termini di lotta alla corruzione. Secondo, invece, l’analisi di Transparency International, l’indice di percezione della corruzione di questi paesi è di 44 su 100; tenete presente che qualsiasi cifra inferiore a 50 indica che la politica non sta affrontando la corruzione nel proprio sistema di governo; fate due più due.

Una percentuale altissima, l’80%, crede che sia proprio la corruzione ad aver influenzato la qualità della democrazia, una cifra aumentata significativamente dal 2010. Lo stesso sondaggio prima richiamato evidenzia, inoltre, un altro dato: il livello di sostegno alla forma di governo democratica è sceso di ben otto punti percentuali dal 2010 ad oggi, sfiorando una maggioranza di appena il 53%. Proporzionalmente, è cresciuta l’indifferenza della gente: sono ormai il 25% coloro che si dichiarano disinteressati al tipo di sistema politico in cui vivono (rispetto al 16% di pochi anni fa).

Se teniamo conto di questo quadro e vi riflettiamo un po’ su, tornano chiare molte cose, come ad esempio il fatto che in Brasile abbia stravinto un ex capitano dell’esercito di estrema destra, Jair Bolsonaro, con la promessa di ripristinare la legge e l’ordine in stile militare. Tale chiaro e dilagante spostamento verso destra nella politica latinoamericana, e non solo -basta guardare dentro le mura di casa-, non sarebbe, insomma, un semplice cambiamento di bandiera, ma la inconfondibile prova che i principi democratici stessi stanno collassando.

Riconnettere il legame tra cittadini, istituzioni pubbliche e politica sarebbe la famosa ‘cosa giusta da fare’ ‘per ridare vigore a quella tanto voluta democrazia. Come?

Non sarà di certo semplice ma quando i governi non riescono a combattere efficacemente il crimine e garantire gli standard minimi di sicurezza, molti cittadini arrivano a tirare le fila: il sistema democratico non riesce proteggerli non può farlo. Il passo successivo è immediato: apparentemente senza opzioni, si diventa più inclini a sacrificare una certa libertà per il bisogno di maggiore sicurezza. Un altro sondaggio sull’opinione pubblica dello scorso anno pubblicato dalla Vanderbilt University aveva già sottolineato livelli rasi di sostegno popolare alla democrazia; atteggiamenti antidemocratici particolarmente pronunciati in Brasile, ad Haiti, in Venezuela e in Paraguay.

Dei 24 paesi latinoamericani oggetto di analisi, solo uno, l’Uruguay, è stato classificato come una democrazia completa. Quindici sono state etichettate democrazie imperfette, cinque come ibride e due, Venezuela e Cuba, come regimi autoritari. Il declino nel sostegno alle strutture democratiche è evidente.

E la popolazione che percezione sulle cause di questa sfiducia? Qual è il cruccio sentito come il più importante nel Paese? Secondo il Latinbarometro, il 35% dei latinoamericani crede che siano i problemi economici i più rilevanti; la delinquenza si trova al secondo posto con il 19% e al terzo, la situazione politica seguita dalla corruzione con il 9%. L’opinione cambia ovviamente di comune in comune e di famiglia in famiglia ma riassumendo, i problemi più sentiti sono due ed accomunano tutta l’America Latina: disagio economico e criminalità, lasciando sullo sfondo sia la politica che la corruzione.

La ruota dell’economia gira a rilento: accade sistematicamente dal 2013, evidenzia il report, quando ha raggiunto il 25% fino a diminuire costantemente fino al 12% in questo 2018. In Venezuela praticamente nessuno attesta che ci sia una buona situazione economica. «In Brasile», invece, «solo il 6% dichiara che esiste una buona situazione economica. In Nicaragua succede qualcosa di simile, il 7% dichiara che c’è una buona situazione economica».

Praticamente in dieci paesi nella regione, almeno il 10% dei cittadini o meno dichiara l’esistenza di una buona situazione economica: tra questi Colombia, Messico, Costa Rica, Brasile e Venezuela, tutti paesi che hanno affrontato elezioni presidenziali nel 2018. Un caso? Non proprio. L’unica eccezione è il Paraguay con le sue elezioni e il 15% della popolazione che dichiara una buona situazione economica. Anche il Cile l’Uruguay, la Bolivia e l’Ecuador hanno una percezione migliore. L’economia non proprio al top spiega, in parte, il malessere della regione.

Ma cosa si intende, in questo caso per situazione economica negativa? «Normalmente l’economia è basata sul tasso di crescita, sull’inflazione per misurare le prestazioni», si legge nel report. «In questo caso la cattiva situazione economica denota uno stato dell’economia che forse non rispetta gli standard economici».

E le aspettative? Il 45% dei cittadini latinoamericano ritiene che il loro futuro economico sarà migliore: nel 1995 la percentuale era del 35% e nel 2013 ha raggiunto il 51%, scendendo al 41% nel 2016 e rimbalzando al 45% nell’anno in corso. I dati per paese forniscono un resoconto sull’entità delle aspettative future, in cui oltre la metà della popolazione di otto paesi analizzati,ritiene che la situazione economica sarà migliore nei prossimi 12 mesi. Il Brasile guida la classifica con il 58%, così come la Repubblica Dominicana. La Colombia segue con il 57%, il Perù con il 56%, Panama con il 53%. Guatemala e Costa Rica con il 52% e l’Honduras con il 51%.

Ovviamente, proprio in quei paesi dove vi sono state le elezioni presidenziali, gli occhi sono tutti puntati sul nuovo Governo che ora ha la responsabilità di non deludere le aspettative economiche, soprattutto alla luce della scarsa valutazione dell’attuale situazione economica. A livello di ottimismo, non sono da meno Messico e Paraguay, mentre troviamo solo il 34% in Venezuela che «rappresenta il grado di disperazione della popolazione». Il Paese con la più bassa aspettativa economica futura, però, è l’Argentina con il 33% e il Nicaragua con il 36%. «Questi due paesi non hanno avuto elezioni presidenziali nel 2018. Si potrebbe dire che quando l’entità della crisi subita dai paesi è molto profonda, le aspettative future sono frenate, come nel caso dell’Argentina, del Nicaragua e del Venezuela». E qui si incrociano politica ed economia.

Sono queste le questioni, dunque, che affliggono i latini. Il reddito insufficiente, l’instabilità del lavoro, la insicurezza sociale, la violenza, la paura di essere vittima diventano le problematiche centrali. È dunque questo stesso il crollo della democrazia?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore