mercoledì, Dicembre 8

America Latina, il vento del cambiamento si è già placato? Tre i Paesi latinoamericani che si apprestano al voto nei prossimi mesi

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I dominicani, quindi, sembrano non aver interesse a cambiare rotta rispetto al passato dal punto di vista del Governo del Paese, a differenza degli abitanti degli Stati latinoamericani che hanno affrontato le elezioni nel 2015.

Infine, a dicembre, sarà la popolazione del Nicaragua a doversi esprimere alle urne. In questo Paese, al contrario di altri appartenenti alla stessa area, gli investimenti provenienti dalla Cina negli ultimi anni hanno permesso la stabilità economica, oltre a questo la scelta di costruire un canale che colleghi l’Oceano Atlantico con il Pacifico sembra essere stata ben accolta dalla popolazione. E’ per questo motivo che il Presidente uscente Daniel Ortega, espressione dell’apparato sandinista che governa il Nicaragua dalla caduta del regime di Anastasio Somoza avvenuta nel 1979, sembra essere destinato alla rielezione.

Secondo i sondaggi svolti dall’istituto CID Gallup, Ortega potrà contare sul 54% dei voti; se così fosse quella del 2016 sarebbe la sua terza vittoria, che lo farebbe diventare il Presidente che è rimasto al potere per più tempo dopo la caduta di Somoza, 15 anni in tutto dato che il mandato durerà fino al 2021. L’opposizione, però, ha deciso di seguire l’esempio del Venezuela dove le forze dell’opposizione unite sono riuscite ad ottenere la vittoria. Per questo motivo tutti gli oppositori di Ortega, insieme ai dissidenti sandinisti, si sono alleati dando vita alla Coalizione nazionale per la Democrazia che verrà guidata contro il Presidente uscente dal Partito Liberale indipendente appoggiato dal Movimento rinnovatore sandinista.

Sarà comunque difficile per il candidato dell’opposizione Eduardo Montealegre riuscire a superare Ortega poiché i nicaraguensi, al momento, sembrano non aver intenzione di cambiare direzione dal punto di vista politico. L’opposizione ha ancora qualche mese per tentare di emulare il Venezuela, ma i sondaggi fino ad oggi non danno grandi speranze a chi sogna un rinnovamento.

Le previsioni riguardanti le elezioni del 2016, quindi, sembrano gettare acqua sul fuoco di chi parlava di svolte epocali e primavere latinoamericane. Non si può certo negare una crisi generale dell’egemonia delle forze al potere, che vedono la nascita di grandi coalizioni antigovernative, formate da forze prima antagoniste che si uniscono per sconfiggere il Presidente di turno. Allo stesso modo non si può non vedere come anche in America Latina i movimenti populisti stiano ottenendo il favore di una buona fetta della popolazione. Ma ciò non stupisce se si tiene conto del fatto che anche quest’area, come tutto il resto del mondo, ha subito le conseguenze di una crisi economica che ha creato un malcontento generalizzato tra le popolazioni.

Allo stesso modo, però, parlare di svolta storica appare esagerato. Sicuramente l’Argentina, il Venezuela e il Guatemala hanno segnato una tappa importante della propria storia nazionale. Ma probabilmente resteranno dei casi isolati, al contrario di quanto si potesse credere. L’errore nelle analisi potrebbe essere stato quello di aver trattato l’America Latina come un’unica grande area territoriale in cui i meccanismi sono gli stessi ovunque. Niente di più sbagliato in quanto i singoli Stati vivono situazioni molto diverse tra loro. Ad ogni modo l’unica cosa che si può fare per capire se il vento del cambiamento ha iniziato a soffiare anche in Sud America è attendere i risultati delle elezioni future. Soltanto alla fine del 2016 si potrà dire chi aveva ragione.

 

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