giovedì, Maggio 13

America Latina, il problema del narcotraffico Il narcotraffico in America Latina è un business enorme che continua a espandersi

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Lo spostamento dei cartelli della droga messicani verso il centro America, inoltre, ha portato a due conseguenze preoccupanti. La prima è quella riguardante la violenza: le gang locali (dette ‘maras‘) cacciate dal proprio territorio, volendo tornare a prendere il controllo dell’area, hanno innescato un’escalation di violenza che potrebbe protrarsi in un tempo indefinito. Un altro tema è quello della deforestazione; in Messico, infatti, la vegetazione è pressoché assente mentre nei nuovi Paesi controllati dai cartelli della droga le aree verdi sono molto estese, presentando un livello di biodiversità che le ha rese famose nel mondo. I narcos, però, hanno bisogno di passaggi abbastanza larghi per i propri mezzi, per far atterrare gli aerei e anche per l’allevamento. Per questo motivo molte aree sono già state disboscate, come ha dichiarato Kendra McSweeney, ricercatrice dell’Università dell’Ohio, «La deforestazione altro non è se non la risposta dei narcos messicani alla campagna contro il narcotraffico promossa dagli Stati Uniti. Nel 2007, i trafficanti cominciarono a cercare rotte alternative per il passaggio dei carichi di droga. Da quell’anno abbiamo assistito a una deforestazione mai vista prima».

Di fronte all’annoso problema del narcotraffico, e in generale della sicurezza nell’America del sud, gli Stati Uniti si sono mossi anche al di fuori dell’area del Messico: già dal 1999 (anno della firma del Plan Colombia), ad esempio, essi hanno agito in Colombia sia con aiuti economici che tramite la diretta presenza militare. In anni più recenti, sempre per motivi di instabilità e lotta alla criminalità organizzata, la presenza militare statunitense si è espansa anche in altre regioni, tanto da far preoccupare Paesi come la Bolivia, l’Ecuador e il Brasile, timorosi che questa presenza punti più a creare un’egemonia sull’area per il controllo delle materie prime, che non ad aumentare la sicurezza.

Con il Plan de la Alianza para la Prosperidad del Triángulo Norte (Piano dell’alleanza per la prosperità del triangolo nord), inoltre, gli Stati dell’America centrale dovrebbero ricevere centinaia di migliaia di dollari da parte degli USA da spendere per lo sviluppo e anche per una formazione più adeguata delle forze dell’ordine. Anche questo piano, però, sembra creare qualche problema poiché, a detta del Presidente dell’Honduras, non tutti i Paesi sembrano allineati agli obiettivi che il piano vorrebbe raggiungere, tra cui è prevista anche la lotta al narcotraffico.

Alla luce di tutto ciò, quindi, verrebbe da chiedersi se il problema non stia nel poco interesse dei Governi dei Paesi produttori a fermare un traffico che, nonostante tutto, crea ricchezza (sebbene questa resti nelle mani di pochi). E’ indubbio che la lotta ad un fenomeno così tanto radicato e con una simile rilevanza a livello mondiale non possa essere affrontata dai singoli Stati, ma soltanto con uno sforzo regionale, o ancora meglio mondiale. Allo stesso tempo, però, è necessario che lo sforzo parta prima di tutto dai Paesi in cui la droga viene prodotta per poi passare gradualmente a quelli di transito e ai consumatori. Il fatto è che i cartelli della droga continuano ad operare relativamente indisturbati, quando per motivi di instabilità politica, quando per interessi economici e corruzione. In questo modo il problema non potrà essere risolto né con la presenza dei militari né con investimenti milionari.

 

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