giovedì, Dicembre 2

America Latina: 2018, anno di elezioni … e la sinistra? Come si preparano le sinistre dei diversi Paesi sudamericani alle elezioni del prossimo anno?

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A livello economico quali sono state le cause della crisi delle sinistre sudamericane? 

Prima di tutto possiamo dire che il continente latino ha avuto una crescita economica fino a prima della crisi del 2008, attorno al 3- 5 % in media, dell’8% in Venezuela. Le esperienze delle sinistre sudamericane sono tutte differenti. Paragonare Lula a Chàvez, ad esempio, potrebbe essere un errore, proprio perché hanno un’ideologia differente, e la politica economica che hanno applicato, ovviamente, è differente. Per cui possiamo, prima di tutto, specificare cos’è la sinistra latina. Cioè un’esperienza poliedrica avvenuta nel continente sudamericano che ha avuto due caratteristiche principali: la nazionalizzazione, parziale o completa, delle risorse naturali e l’investimento in politiche sociali per diminuire la disuguaglianza, incrementare le politiche sociali in modo da sostenere le fasce della popolazione più povere del continente. Una volta che vengono a mancare queste rendite derivanti dalle risorse naturali, lo Stato ha meno fondi; avendo meno fondi può investire meno risorse a sostenere le politiche pubbliche molto costose che erano state implementate negli anni precedenti. Per cui, ovviamente, l’opinione pubblica, abituata ad una determinate politica distributiva ha ‘abbandonato’ il consenso verso questi Governi, venendo a mancare quello che era il sussidio economico che il Governo garantiva alla popolazione.

Una sinistra dunque, che in alcuni casi ha già lasciato spazio ai nuovi governi di centro-destra, e che nel 2018 affronterà in diversi Paesi sudamericani le nuove elezioni. Invece, Brasile e Venezuela, due Paesi ‘strategici’ per la sinistra latina, vedono i loro vecchi sogni internazionali ridotti a brandelli, e si preparano alle elezioni del nuovo anno. Attualmente in Brasile, Michel Temer, leader di un governo di destra che ha sostituito quello di Dilma Roussef, ha perso innumerevoli consensi soprattutto a causa delle inchieste per corruzioni che lo hanno colpito. La sua politica caratterizzata da austerità, tagli alla spesa pubblica e liberalizzazione del mercato del lavoro, non ha riscosso molto successo, lasciando spazio nuovamente all’ex leader politico Lula. Quest’ultimo ha ancora il potere di riempire le piazze e di risultare credibile agli occhi della popolazione. I suoi progetti politici volti ad incentivare studenti, lavoratori precari e sindacalisti, stanno contribuendo alla sua ascesa, anche se, la condanna per corruzione inflittagli dal giudice Sergio Moro potrebbe rappresentare un ostacolo alla sua nuova candidatura.

Anche in Venezuela, dopo le elezioni dei governatori regionali, abbiamo assistito alla riscossa della formazione socialista del Presidente Nicolas Muduro, figura divisiva, ma che probabilemente uscirà vincitore elezioni del 2018, proprio a causa delle divisioni all’ interno dell’ opposizione di sinistra. Ed infine qualche giorno fa è arrivata da Cuba la notizia delle dimissioni del Presidente cubano Raul Castro. Dunque, anche Cuba si prepara alle elezioni del nuovo Presidente che si terranno il prossimo 24 febbraio. Il secondo turno si terrà il 3 dicembre in quei distretti in cui nessuno dei due candidati supererà la soglia del 50% dei voti validi emessi. E’ però già certo che il sostituto di Castro sarà l’attuale vice presidente Miguel Diaz-Canel: nonostante tutto,  Cuba rimane un caso a parte, non una democrazia a tutti gli effetti.

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