lunedì, Settembre 27

America centrale, il SICA al suo XLVII vertice

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Nel 1991 tramite il Protocollo di Tegucigalpa alcuni Paesi dell’America centrale già precedentemente unitisi nell’Organizzazione degli Stati centro-americani (ODECA), spinti dalla volontà di creare una stretta cooperazione su diverse tematiche tra le diverse Nazioni dell’area, hanno istituito il Sistema dell’integrazione centroamericana (SICA). Ad oggi questa istituzione annovera tra i propri membri il Costa Rica, il Guatemala, l’Honduras, il Nicaragua, Panama, El Salvador, il Belize e la Repubblica Dominicana (che è un membro associato). A questi Paesi si aggiungono gli stati osservatori sia regionali: Argentina, Brasile, Cile, Messico, Perù e Stati Uniti; che extraregionali: Australia, Corea del Sud, Francia, Germania, Italia, Spagna e Taiwan. Il SICA, il cui intento è quello di promuovere l’integrazione di politiche comuni tra gli stati membri riguardanti più tematiche tra cui, ad esempio, l’economia, la società, la cultura, la politica e l’ambiente, inoltre coopera con l’Organizzazione degli stati americani, la Comunità Andina, il Mercato comune del Sud, la Comunità dei Caraibi, l’Associazione degli stati dei Caraibi e l’Unione Europea.

Questo organismo tanto importante ma ancora così poco conosciuto ha tenuto nella capitale dell’Honduras lo scorso 30 di giugno il suo quarantasettesimo vertice a cui hanno preso parte Presidente dell’Honduras Juan Orlando Hernández; i Presidenti di El Salvador, Salvador Sánchez Cerén; Guatemala, Jimmy Morales; Panama, Juan Carlos Varela; Repubblica Dominicana, Danilo Medina; e il Primo Ministro del Belize, Dean Barrow. Grandi assenti il Presidente nicaraguense Daniel Ortega e quello della Costa Rica Luis Guillermo Solís. Dei due assenti il primo, Ortega, sarà colui che prenderà il posto di Hernández alla presidenza del SICA il prossimo dicembre; il Presidente costaricano, invece, aveva deciso di uscire dall’organizzazione a causa di una disputa legata al problema dei migranti cubani con il Nicaragua, ma alla fine del vertice ha annunciato il proprio rientro nell’istituzione.

Nel discorso di inaugurazione dell’incontro il Presidente dell’Honduras, che attualmente è anche il Presidente temporaneo della SICA, ha subito sottolineato l’importanza dell’integrazione tra gli Stati membri in quanto i progressi ottenuti in questi anni, a suo dire, sono stati importanti ma non sufficienti. Il Presidente Honduregno ha ricordato che i cambiamenti sociali, politici ed economici non possono avvenire da un giorno all’altro, ma c’è bisogno della collaborazione da parte di tutti per fare dei passi avanti.

Hernández ha inoltre preso come metro di paragone quella che è stata l’evoluzione e l’integrazione dell’Unione Europea evidenziando il fatto che per la SICA i tempi saranno probabilmente ancora più lunghi dovuto al fatto che le due istituzioni presentano caratteristiche differenti. Una simile affermazione dimostra quindi che l’obiettivo ultimo potrebbe essere quello di sviluppare l’organizzazione sulla falsariga di quella europea.

Il discorso di inaugurazione, comunque, si è concentrato sulla tematica dei bisogni della popolazione centroamericana, Hernández ha più volte ribadito che è dovere dei Governi prendersi cura dei propri cittadini e rispondere ai loro bisogni, e che soltanto prendendo in mano la situazione e virando con più decisione verso l’integrazione questo potrà avvenire.

Durante le discussioni si è voluto ricordare che integrazione non significa subordinazione, ma ricerca di azioni comuni che possano rafforzare tutti e che siano applicabili e compatibili con le necessità individuali dei membri, con il fine comune di produrre crescita per tutta l’area.

Nonostante la sua assenza il Presidente Ortega, che a fine anno assumerà la presidenza del SICA, ha ribadito in un comunicato la propria posizione fortemente antiamericana, in quanto gli Stati Uniti sono considerati da lui un impero; parallelamente si è dichiarato a favore di una integrazione più forte tra gli Stati membri del SICA. Per questo motivo il Presidente nicaraguense ha sottolineato quanto sia importante che tutti i Paesi, nonostante il difficile momento di crisi che stanno attraversando, si sforzino per cooperare ancora di più di quanto non abbiano fatto in questi anni. Per Ortega questa è la ricetta migliore per uscire dalla crisi.

Uno degli argomenti più dibattuti durante il vertice è stato quello riferito alla lotta al narcotraffico, al crimine organizzato e alla violenza, due tematiche che nell’area hanno un grande peso in quanto tra i Paesi membri si individuano non solo alcuni tra i più grandi produttori di coca, ma anche Stati con una percentuale di violenza, omicidi e sparizioni forzate (il Salvador in questo campo ha il primato latinoamericano) tra le più alte al mondo. In tema di sicurezza, tra l’altro, anche Panama che precedentemente sembrava relativamente stabile, adesso dovrebbe interessarsene in quanto l’Interpol di recente ha espresso delle preoccupazioni sulla sicurezza del nuovo canale ampliato che, a detta dell’agenzia internazionale richiederà sforzi maggiori rispetto al passato per evitare di diventare una rotta privilegiata per i traffici illeciti. A questo riguardo si è auspicata la possibilità di creare dei canali di scambio di informazioni, esperienze e competenze in materia di sicurezza e giustizia, che apra un dialogo tra le varie forze di polizia locali che potrebbero così coordinarsi per combattere questo tipo di crimini tipicamente transnazionali.

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