mercoledì, Settembre 22

Ambiente: tutte le battaglie italiane

0

In occasione della presentazione italiana del nuovo volume, edito da Rizzoli, di Naomi Klein, giornalista che con le sue pubblicazioni diventò uno dei punti di riferimento ideologici del movimento No Global, L’Indro vi presenta una “mappa” di tutti i movimenti che oggi in Italia rappresentano la volontà di un cambiamento nel senso della eco-sostenibilità.

L’associazione Onlus A Sud, che ha promosso l’evento, rappresenta il contenitore della maggior parte delle reti e dei coordinamenti italiani e internazionali che si battono per la difesa dei beni comuni e per la giustizia ambientale e sociale. E in Italia sono molte queste formazioni, alcune legate alla politica, altre composte perlopiù da gente comune, senza nessuna affiliazione politica e partitica, che vuole semplicemente battersi per delle problematiche concrete presenti sul proprio territorio.

Se infatti prima le tematiche ambientaliste erano appannaggio solo di una fetta della popolazione, oggi l’ecologismo sta diventando un tema di tutti. Sì, perché se prima erano i No Global o qualche circolo di intellettuali per di più appartenenti ad ambienti di sinistra, oggi le battaglie per l’ambiente e la sostenibilità ambientale si stanno allargando anche a fasce più ampie della popolazione. Perché quando ti trovi i campi infettati dai rifiuti tossici o un maxi sistema di comunicazione satellitare che mette a repentaglio la tua salute e quella dei tuoi figli, allora la difesa dell’ambiente e del territorio diventa una necessità, una questione di sopravvivenza. Forse è per questo che negli ultimi anni abbiamo assistito al moltiplicarsi di comitati e coordinamenti locali che si battono per la difesa e la salvaguardia del bene comune.

L’obbiettivo del network di A Sud è quello di costruire un percorso internazionale comune verso la Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico di Parigi, o Cop21, il più importante appuntamento dell’anno 2015, dove la rete mondiale dei movimenti ambientalisti farà sentire la propria voce per sensibilizzare i governi del mondo ad intraprendere un percorso concreto verso la sostenibilità ambientale e la conversione dei sistemi produttivi verso questa sostenibilità. Tra le proposte dei movimenti ci sono la riduzione dei gas climalteranti, la riduzione dell’utilizzo delle riserve di combustibili fossili, l’accelerazione della transizione verso l’utilizzo delle energie rinnovabili alternative, la promozione della produzione e del consumo locale, il recupero della sovranità alimentare e l’adozione di strategie di riciclo che portino all’obiettivo “rifiuti zero”.

Dal punto di vista ideologico l’ispiratore di molti dei coordinamenti nati in Italia è l’altoatesino Alexander Langer, giornalista, scrittore e politico, militante di Lotta Continua prima e tra i fondatori dei Verdi per l’Italia e per l’Europa poi, che fu il teorico della “riconversione ecologica”. Un concetto diverso da quello della “decrescita felice” di Serge Latouche, perché se il modello di Latouche è applicabile solo al “ricco Nord” quello di Langer prevede una “riconversione” dei “metodi di produzione” applicabile universalmente a tutte le società. Un altro guru dei movimenti ambientalisti è lo scrittore Guido Viale, anche lui ex militante di Lotta Continua, e fra i promotori della lista L’Altra Europa con Tsipras, che si presentò alle ultime elezioni europee.

Se i riferimenti ideologici sono apertamente di sinistra, in realtà però, oggi, la sinistra parlamentare risulta essere, nei fatti, molto lontana da queste tematiche. Se Renzi ha promosso il decreto legge “Sblocca Italia”, che ha provocato una dura reazione contro le trivellazioni in molte regioni italiane, con la costituzione del coordinamento No Triv, altri partiti come SEL, che l’ecologia l’ha messa anche nel nome del partito, non hanno la forza parlamentare per imporre questi temi a livello istituzionale.

E allora la strategia per imporre alle istituzioni un cambiamento su questi temi diventa quella di lavorare sulla desiderabilità dal basso di un cambiamento in questo senso. Così, anche se molti raggruppamenti locali attivi sui temi dell’ambiente e della salvaguardia del territorio sono supportati da centri sociali e quindi da realtà collegate al mondo della sinistra, in realtà oggi connotare ideologicamente questi coordinamenti e gruppi è impossibile. La maggior parte di questi, infatti, si battono su tematiche pratiche e che impattano sulla vita di tutti i giorni, e quindi la società civile che vi aderisce lo fa principalmente non per ragioni ideologiche ma per ragioni pratiche e contingenti.

Il primo e il più famoso dei movimenti che hanno mobilitato dal basso la società civile per opporsi a delle operazioni di stravolgimento del territorio e dell’ambiente a livello locale è sicuramente il movimento No Tav. Questo è però più strutturato, sia sul piano ideologico e culturale sia a livello operativo, rispetto agli altri che si sono moltiplicati negli ultimi mesi su diverse questioni legate alla difesa dell’ambiente.

Sul fronte dei rifiuti sono nati in questi anni, infatti, presidi e coordinamenti contro le discariche, in particolare per la discarica di Malagrotta, a Roma, o come il comitato “No Discarica di Chiaiano”, a Napoli. Contro gli inceneritori, come quello di Albano, ai Castelli Romani, e in Sardegna, a Porto Torres. Molte sono anche le reti e i coordinamenti locali per l’obbiettivo “zero rifiuti”, contro i biogas e le biomasse e per la promozione di modelli alternativi per la gestione dei rifiuti come il coordinamento campano “Stop Biocidio”.
Diversi gruppi sono nati anche in relazione allo scandalo della “terra dei fuochi” in Campania, come il “Coordinamento Comitati Fuochi”, molto attivo nella diffusione di notizie sulla situazione nel territorio. Sul fronte delle rinnovabili sono molti i comitati contro le centrali a carbone che si stanno costituendo e sviluppando sul territorio italiano.

Particolarmente interessante ed attuale è l’esperienza del Coordinamento No Triv, che si sta radicando in molte regioni italiane, specialmente in Basilicata, Abruzzo, Puglia e Sicilia, contro le trivellazioni sul territorio e offshore decise dal decreto “Sblocca Italia”. Anche in questo caso la difesa dell’ambiente e del territorio è l’istanza primaria che muove l’azione dei comitati, composti perlopiù dalla società civile e da giovani. Il decreto viene considerato incostituzionale dal Coordinamento perché scavalca le amministrazioni territoriali nelle decisioni riguardanti attività estrattive ad alto impatto territoriale. Anche il Coordinamento No Triv riunisce comitati cittadini di diversa estrazione politica e culturale. Come per esempio in Basilicata, la regione più colpita dall’art. 38 del decreto, che vede il 64% del proprio territorio interessato dalle trivellazioniDifficile immaginare che questo movimento riesca a strutturarsi come il movimento No Tav per impedire nella pratica la realizzazione delle estrazioni, ma l’idea di una collaborazione sempre più stretta con questo movimento è auspicata da una parte del Coordinamento.

Sul tema della difesa dell’ambiente, ma anche della sovranità nazionale, è nato in Sicilia il Presidio No Muos, contro l’istallazione a Niscemi dell’ormai famoso sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense. Anche questo coordinamento, come si legge nella pagina web del comitato, è privo di condizionamenti politici, come anche il Comitato “Mamme No Muos Niscemi”, anche se ci sono stati endorsement all’operato del presidio No Muos anche da partiti politici, come il Movimento 5 Stelle.

Infine, una battaglia che unisce di nuovo tutti aldilà delle affiliazioni politiche è quella contro il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), il trattato di libero scambio tra UE e Stati Uniti, i cui contenuti, per la maggior parte ancora sconosciuti nel dettaglio, rischiano di minare tutta l’impostazione di sicurezza alimentare oggi presente in Europa, con conseguenze che si profilano come disastrose per i nostri agricoltori, a vantaggio delle grandi società multinazionali. Proprio l’agricoltura è infatti uno dei punti centrali e più discussi nei negoziati per il trattato.

La maggior parte di questi movimenti si occupa principalmente di diffondere informazioni su quello che accade sul territorio relativamente al tema trattato, tramite l’utilizzo degli strumenti di comunicazione messi a disposizione dalla rete: blog, siti internet, Social Network come Facebook, che consentono di coordinare e pubblicizzare, inoltre, le mobilitazioni, che si traducono in manifestazioni e azioni di protesta sempre più partecipate dalla società civile.

Se siamo ancora lontani dalla possibilità che questi movimenti rappresentino un contropotere territoriale o che riescano ad influire in maniera decisiva sui provvedimenti del legislatore, dobbiamo però ammettere che su certi temi, come quelli della difesa dell’ambiente e del territorio è lampante che stia crescendo e che si stia allargando sempre di più la spaccatura tra la politica istituzionale e le esigenze dei cittadini, che, sempre più lontani dalle politiche di “palazzo”, scelgono la mobilitazione popolare come risposta ai problemi del territorio.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->