martedì, Ottobre 26

Ambientalismo: corre troppo denaro?

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Inverni che spariscono, estati roventi, città irrespirabili. E Governi, come quello italiano, che si ostinano malgrado gli accordi internazionali, a cercare idrocarburi nei nostri mari. Le condizioni ambientali del nostro Paese, dissesto idrogeologico compreso, non sono delle migliori. Anzi, su certi temi, come la tutela delle aree verdi, sono stati fatti dei passi indietro. Lecito chiedersi che fine abbiano fatto le associazioni ambientaliste che una grossa mano nel passato l’hanno dato alla politica italiana per capire in quale direzione si doveva andare. E ora? Qual è il loro stato di salute? Lo abbiamo chiesto al Professor Giorgio Nebbia, chimico, economista ed ambientalista storico.

 

Professore, nei decenni scorsi l’ambientalismo italiano è riuscito ad ottenere obiettivi importanti. Stop al nucleare, ampliamenti delle aree protette che sono diventate un fiore all’occhiello per il nostro Paese. Questo grazie all’impegno di tante associazioni, come Legambiente, Wwf, Greenpeace e via dicendo. Oltre al fatto che esisteva una presenza verde in parlamento sia pure ridotta. Che bilancio fa di questo passato recente?

Vorrei fare un piccolo salto indietro a proposito dell’ambientalismo; alla fine degli anni sessanta del Novecento esisteva già un movimento di denuncia delle violenze ambientali; negli Stati Uniti stavano già circolando le proteste contro i pesticidi persistenti, contro le esplosioni delle bombe atomiche, contro l’uso di erbicidi nel Vietnam. La contestazione ecologica si intrecciava con quella degli studenti universitari e con i movimenti pacifisti.

Da noi esistevano due principali associazioni. Pro Natura alzava la voce (peraltro fievole) per la difesa della natura, dei parchi, contro la caccia; Italia Nostra, che esisteva dal 1955, nata soprattutto per la difesa dei beni artistici e culturali, visse, negli anni sessanta e settanta, una vivace stagione di protesta contro l’inquinamento dell’aria e delle acque, contro le raffinerie di petrolio. Ecologia era parola nota a pochi naturalisti e biologi, benché fosse stata ‘inventata’ dal biologo tedesco Ernst Haeckel già nel 1866 (per inciso 150 anni fa). I movimenti di contestazione degli anni 60 e 70 del secolo scorso adottarono l’’ecologia’ come bandiera della loro protesta contro gli inquinamenti industriali e urbani, contro l’erosione del suolo e il consumismo, radice di tutti i guasti ambientali.

Il 22 aprile 1970 fu dichiarato in tutto il mondo ‘Giornata della Terra’, e anche in Italia improvvisamente tutti si scoprirono ecologisti, amanti della natura; il Presidente del Senato Amintore Fanfani nel 1971 istituì una commissione che spiegasse l’ecologia ai Parlamentari. I giornali, la stampa, la televisione mostrarono i fumi delle città e delle fabbriche, i fiumi coperti di schiume, le città congestionate dal traffico.

L’attenzione per l’’ecologia’ aumentò con il ripetersi di incidenti industriali, con i piani energetici che prevedevano la costruzione di decine di centrali nucleari. Italia Nostra e il Wwf, nato da poco, furono allora i portavoce di questa prima contestazione. Alcuni Magistrati, li chiamavano i ‘pretori d’assalto’, negli anni sessanta e settanta avviarono i primi processi contro gli inquinatori. Questa era l’atmosfera quando nacque, nel 1980, la Lega per l’ambiente come costola dell’Arci (Associazione ricreativa culturale italiana), l’associazione vicina al Partito Comunista Italiano (Pci) che si era reso conto del valore politico delle lotte ambientali. Nella metà degli anni ottanta i primi rappresentanti di un Partito ‘verde’ entrarono in alcuni consigli comunali e poco dopo anche in Parlamento. Gli anni ottanta sono stati quelli della grande passione civile, delle lotte contro le centrali nucleari e contro i pesticidi, della richiesta di leggi più severe contro l’inquinamento dell’aria e poi delle acque. Addirittura qualcuno cominciava a parlare di ‘buco dell’ozono’ stratosferico e di mutamenti climatici.

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