mercoledì, Dicembre 1

Alta tecnologia al servizio del patrimonio culturale italiano Ecco i centri di eccellenza per il restauro e la salvaguardia dei beni artistici

0
1 2 3 4


Nello specifico, sono essenzialmente quattro i campi di intervento in cui si distingue: la mitigazione del rischio sismico e delle vibrazioni ambientali (che col suo team di ingegneri e geologi e le sue infrastrutture fra le maggiori in Europa, compie prove sperimentali, testando anche materiali e dispositivi innovativi. Grazie ad essi, ha realizzato i basamenti antisismici dei Bronzi di Riace e brevettato col Politecnico di Torino un sistema di isolamento sismico per gli edifici storici; sta monitorando a tal riguardo il Duomo di Orvieto e compiendo un’attività diagnostica sullo stato delle coperture della Villa dei Misteri a Pompei, studia le vibrazioni ambientali relative alle Colonne Traiana e Antonina, al Tempio di Minerva Medica e agli obelischi Flaminio e Lateranense in Roma); il restauro con tecnologie laser e relative attività ad esso propedeutiche (ricordiamo per tutti, il sistema a tre colori RGB-ITR, usato per la Cappella Sistina in Vaticano, che permette la ricostruzione in 3D di un’opera d’arte, acquisita a distanza fino a 30 metri, senza uso di ponteggi, per l’esame preliminare di eventuali danneggiamenti su cui intervenire); il bio- restauro (eseguito con ‘batteri pulitori’ e sostanze naturali anziché chimiche, che ha ridotto impatto ambientale ed economico, consente la selettività dell’intervento e maggior sicurezza per gli operatori. L’applicazione, già sfruttata per la Galleria dei Carracci a Palazzo Farnese in Roma e nelle logge della Casina Farnese sul Palatino, è in prova nella Domus Aurea e nella Galleria Nazionale di Arte Moderna. Se ne prevede a breve l’uso su alcune statue e fontane dei Giardini Vaticani). Infine, l’ENEA (con i suoi centri di ricerca a Frascati e alla Casaccia) è entrata nell’infrastruttura di Ricerca Europea sul Patrimonio Culturale E-RHIS, che serve a collegare risorse e laboratori di tutta Europa, mediante il progetto regionale COBRA (Conservazione dei Beni Culturali con l’applicazione di Radiazioni e di tecnologie Abilitanti). Cura anche la prima Scuola in rete di ‘Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities’ (DiCultHer), di cui fanno parte oltre 60 istituzioni italiane e associazioni di categoria pubbliche e private. Tale network, costituito nel 2015, serve a favorire e consolidare una cultura digitale sulle problematiche legate alla conservazione, valorizzazione e promozione del patrimonio culturale attraverso una pianificazione di attività formative condivise in rete. Inoltre l’ENEA contribuisce all’attuazione al Piano Nazionale per l’Educazione al Patrimonio culturale del MiBACT, attraverso l’intesa firmata nel febbraio scorso con la competente Direzione Generale, e nel giugno ha siglato un accordo col Ministero per progetti che prevedono un risparmio fino al 40% sull’illuminazione e la climatizzazione di musei e palazzi storici, come già avviene per Palazzo Montecitorio.

Abbiamo intervistato due esperti dell’ENEA: Paolo Clemente, Dirigente di ricerca, Ingegnere strutturista del Laboratorio Ingegneria Sismica e Prevenzione Rischi Naturali e Roberta Fantoni, responsabile della divisione Tecnologie Fisiche per la Sicurezza e la Salute.

Relativamente alle tecnologie innovative usate dall’Enea per la tutela e la conservazione del patrimonio culturale in Italia, Roberta Fantoni ci ha spiegato chenel corso degli anni l’ENEA ha sviluppato dapprima quelle di derivazione nucleare (come riflettografia X e gamma per la diagnostica, o  irraggiamenti di sterilizzazione per la conservazione), successivamente si è specializzata in tecnologie ottiche laser (interferometria, laser scanning) principalmente per la diagnostica e l”imaging’, in tecnologie non distruttive per analisi strutturale e dinamica (finalizzate cioè alla prevenzione sismica, alla conservazione e trasporto di opere d’arte, ecc…) e in bio-restauro. L’ENEA inoltre dispone con CRESCO di una ‘facility’ di grandi dimensioni per la raccolta di dati storici, anche di formato eterogeneo, che sta mettendo a disposizione per l’archiviazione di dati relativi al patrimonio culturale nell’ambito del progetto regionale ‘COBRA’”.

Le indagini diagnostiche che derivano da settori scientifici diversi applicate anche a complessi e oggetti del patrimonio artistico del nostro Paese sono principalmente quelle non distruttive, finalizzate a verificare la stabilità di costruzioni monumentali (come ad esempio  l’obelisco lateranense), ottiche e inter- ferometriche (miranti a rivelare cricche in statue bronzee e altri manufatti : cfr. il cavallo dei Musei Capitolini) oltre che fisiche.

Gli studi mediante laser scanning e ricostruzione 3d / 2d di ampie superfici dipinte sono stati indirizzati ad una colorimetria remota assoluta, alla determinazione di anomalie superficiali, cricche e ritocchi, all’identificazione di patine superficiali quali consolidanti e agenti biologici (queste ultime due mediante rivelazione della fluorescenza indetta da laser UV).

Fra le superfici scannerizzate mediante laser RGB-ITR ad alta risoluzione ricordiamo la volta e il Giudizio Universale di Michelangelo della Cappella Sistina, e la volta di Amore e Psiche nella Villa Farnesina, o gli affreschi della chiesetta di Hrastovlje in Slovenia. Per la scansione Laser per ‘imagining’ di fluorescenza (LIF) sono state effettuate indagini sugli affreschi di Giusto de’Menabuoi nella cupola del Battistero del Duomo di Padova e in varie chiese dall’Andalusia, rivelando la distribuzione di consolidanti acrilici e vinilici utilizzati in precedenti restauri.

Queste ultime indagini sono servite a determinare la composizione di strati superficiali dipinti e i metodi più opportuni per trattare la superficie durante il restauro (rimozione del precedente consolidante, disinfestazione, necessità di procedere a consolidare microcrepe o a ritoccare affioramenti di intonaco sottostante);  a verificare la tavolozza degli autori ed evidenziare ritocchi in epoche successive, e  danni strutturali (interferometria) che richiedono interventi anche meccanici di consolidamento.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->