domenica, Agosto 1

Alluvione Genova, Grillo: ‘Renzi dimettiti’ Le accuse del leader M5S, la denuncia di Gabrielli, le scuse di Doria e Burlando. Di chi è la responsabilità?

0

alluvione Genova Doria

In primo piano l’alluvione di Genova e le relative polemiche politiche. Anche Silvio Berlusconi pensa di seppellire sotto una montagna di fango Angelino Alfano e i ‘traditori’ di Ncd. Il senatore alfaniano Antonio D’Alì torna in FI. Settimana cruciale per il governo Renzi che mercoledì dovrebbe varare la legge di Stabilità e giovedì vedrà approdare alla Camera il Jobs Act. Il premier contestato dalla FIOM a margine dell’assemblea di Confindustria Bergamo dove ha parlato di riduzione l’Irap e di taglio delle tasse per 18 mld.

La città di Genova, piegata dall’alluvione, è ancora in emergenza fino alla mezzanotte di oggi. La procura ha aperto un’indagine per disastro colposo, ma la politica mette in scena lo squallido spettacolo del rimpallo delle responsabilità. Beppe Grillo chiede le dimissioni di Matteo Renzi che, a suo dire, dovrebbe assumersi «le responsabilità politiche del disastro colposo che ha flagellato Genova: era stato informato dei rischi e non è intervenuto, aveva promesso 1,5 miliardi per la tutela del territorio e non ha stanziato un centesimo». Il premier intanto promette di sbloccare 2 miliardi contro il dissesto idrogeologico dello Stivale (già stanziati da tempo), ma si guarda bene dal presentarsi nel capoluogo ligure per evitare contestazioni. Il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli denuncia «l’impotenza dello Stato», ma i mass media lo censurano. Il leader del M5S chiede di farsi da parte anche al sindaco Marco Doria il quale, a sua volta, se la prende con la Pro.Civ. che aveva la responsabilità di lanciare l’allerta meteo. Il presidente della Regione Claudio Burlando batte tutti per fantasia, arrivando addirittura ad incolpare ‘la matematica’ perché «si è verificata una divaricazione tra il modello previsionale e la realtà».

Proprio ieri Renzi, malato di ‘annuncite’, aveva scritto su facebook: «Se vogliamo essere seri, se vogliamo evitare le passerelle e le sfilate da campagna elettorale, l’unica soluzione è spendere nei prossimi mesi i 2 miliardi non spesi in ritardi burocratici. Basta scaricabarile». Soluzione tardiva, accompagnata da una strizzatina d’occhio (non gradita e non richiesta) agli ‘angeli del fango’ con la promessa di usare «la stessa determinazione per spalare via il fango della mala burocrazia, dei ritardi e dei cavilli». Peccato che il premier ‘bomba’ venga accusato da Grillo di essere bene informato delle disastrose condizioni in cui versa il territorio genovese e del blocco dei lavori a causa dei ricorsi amministrativi perché c’è un «documento che lo inchioda» (la lettera inviata il 5 agosto scorso alla presidenza del Consiglio dagli avvocati delle imprese costruttrici che si erano aggiudicate la gara per la messa in sicurezza del fiume Bisagno).

Dunque, Renzi sapeva e i 2 mld promessi non sono ‘farina del suo sacco’, ma niente altro che soldi già stanziati, bloccati però dalla pachidermica burocrazia italica. Il premier, comunque, non è certo il solo responsabile del disastro idrogeologico del nostro Paese. L’unico ad aver avuto il coraggio di fare outing e tracciare un quadro reale della situazione è stato il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli che, in una intervista a ‘Repubblica’, ha parlato di «Stato impotente» che «non è in grado di tutelare la vita dei cittadini» perché «la Protezione civile è senza mezzi, è come se mi avessero mandato sul fronte con una scatola di aspirine per una guerra non voluta da me». Accuse gravissime, fatte passare quasi sotto silenzio dalla stampa di Regime che, vedrete, costeranno presto il posto al successore di Guido Bertolaso. Di fronte a un mare di fango anche lo Stato si arrende, ma le lingue dei politici non ci pensano proprio.

Domani è previsto l’arrivo di Beppe Grillo nella ‘sua’ Genova. Il leader del M5S, durante il bagno di folla della festa del Circo Massimo, ha chiesto la testa del sindaco Marco Doria. Dimissioni sacrosante perché Doria, pur non avendo, come sembra, responsabilità dirette, è divenuto primo cittadino genovese nel 2012 approfittando dell’inchiesta giudiziaria che aveva coinvolto il sindaco Pd Marta Vincenzi dopo l’alluvione del 2011. Come ha detto un genovese arrabbiato, Doria avrebbe dovuto incatenarsi davanti ai Palazzi romani per ottenere i fondi necessari a fronteggiare quella che tutti sapevano essere una drammatica emergenza. E invece niente. Solo l’inutile attesa di ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato e una vergognosa, quanto sfortunata, serata passata in teatro mentre, giovedì notte, Genova finiva sott’acqua. Richieste di dimissioni ribadite questa mattina a Radio Città Futura dal grillino Nicola Morra e dal senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri che se la prende con i «sindaci di sinistra» e chiede una «gestione straordinaria» di Genova perché «Doria è apparso non adeguato». Restando al Circo Massimo, la proposta grillina di referendum sull’euro è stata accolta con entusiasmo dai leghisti Salvini, Maroni e Zaia. «Pieno sostegno» alla battaglia anti-euro lo ha espresso anche Nigel Farage, leader del partito indipendentista inglese Ukip, alleato del M5S all’Europarlamento.

Novità importanti arrivano dal fronte della battaglia per la guida della Destra nell’Italia renziana. Domenica dedicata ai comizi per Silvio Berlusconi e Angelino Alfano. L’ex Cavaliere si è fatto vivo con una telefonata al seminario del ‘governo ombra’ organizzato da Gianfranco Rotondi a Saint Vincent. Lo sparuto gruppo dei presenti ha così potuto ascoltare in religioso silenzio un Berlusconi voglioso di «superare la scissione dei parlamentari che sono stati eletti nelle nostre fila e hanno tradito il mandato degli elettori». Chiaro riferimento ai ‘traditori’ che hanno seguito Alfano. Il leader di Ncd, impegnato nella prima Festa nazionale del partito a Conversano in Puglia, di fronte ad una platea di poche decine di ‘teste bianche’, ha risposto per le rime imputando a FI la colpa per la mancata «ricomposizione del centrodestra». Ma Berlusconi guarda già avanti, vuole schiacciare Alfano. Per questo cerca di stringere un’alleanza ‘a destra’ con la Lega di Matteo Salvini e Fd’I del duo Meloni-La Russa. E, al contempo, punta a fare da calamita per i ‘pentiti’ alfaniani. È di oggi la dichiarazione del senatore di Ncd Antonio D’Alì che a Giovanni Minoli su Radio24 ha confessato di voler tornare forzista. Alfano perde i pezzi.

Capitolo Riforme. Il Consiglio dei ministri si appresta ad approvare la legge di Stabilità (in attesa del via libera di Bruxelles e della BCE) e già è cominciato il balletto delle cifre, delle richieste e delle speranze. Il solito Alfano chiede «più soldi per le famiglie», mentre il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, smentisce il M5S che aveva denunciato la possibile abolizione della detrazione per il coniuge a carico per finanziare gli 80 euro in busta paga. Il Jobs Act arriva giovedì all’esame della commissione Lavoro di Montecitorio il cui presidente è il temutissimo ‘trinariciuto’ comunista Cesare Damiano, contrario a votare la legge delega sul Lavoro in bianco come già fatto dai colleghi senatori. Ma Renzi ha fretta. Per questo ieri il ministro del Lavoro Giuliano Poletti è andato in tv da Lucia Annunziata per minacciare il ricorso alla fiducia. Ipotesi fiducia sposata oggi anche da Bruno Tabacci, leader del partito ‘fai da te’ Centro Democratico.

Intanto sul tema riforme torna il premier Renzi: «Non andiamo da nessuna parte se non recuperiamo la fiducia. Bisogna cambiare, ma dobbiamo avere il coraggio di non rassegnarci. L’Italia è oggi una grande potenza internazionale, in particolar modo industriale, perché questo oggi siamo, se siamo questa cosa qui, lo dobbiamo a quelle donne e uomini che nel corso degli anni hanno avuto il coraggio di rischiare, di metterci non solo la faccia ma anche il cuore».

«In questa legge di Stabilità, che sarà una manovra da 30 miliardi, senza un centesimo di aumento delle tasse, libereremo uno spazio di patto per i comuni per un miliardo di euro, con un miglioramento del 77% del patto di stabilità. Lo approveremo mercoledì in Cdm», ha annunciato il presidente del Consiglio, che, rispondendo al presidente della Regione Lombardia, ha aggiunto: il patto di stabilità «è stupido, ma lo rispetto perché l’Italia ha un problema di credibilità in Europa. A me non piace il Fiscal compact, ma siccome è stato votato da forze politiche di tutti i colori, io non posso oggi dire ‘faccio come mi pare’. Posso dire dal 3% arriviamo al 2,9%, per liberare 11,5 miliardi». E annuncia 18 miliardi di tagli di tasse. Il tutto per quella che il premier definisce «la più grande riduzione delle tasse mai fatta in Italia. Dal 2015 viene abolita la componente lavoro della tassa Irap che vale circa 6,5 mld di euro – ha detto ancora -. Su questo Confindustria e le altre organizzazioni datoriali ci hanno incalzato più volte». 

Nessun dubbio, per Renzi, di arrivare alla fine della legislatura: «Io vi chiedo di lasciare da parte le divisioni culturali ed ideologiche, e di dare una mano non a noi ma agli italiani», ha chiesto il presidente del Consiglio Matteo Renzi agli imprenditori di Bergamo, assicurando che «alla fine della legislatura ci arriveremo col Paese trasformato».

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->