mercoledì, novembre 14

Allo Starbucks per un caffè? Si ma con la mia cryptovaluta Cosa c’entra Starbucks con Microsoft, la finanza e le criptovalute? Ve lo spieghiamo subito

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Avete presente Starbucks? La super catena di caffetterie in ogni angolo del pianeta? Circa due mesi fa, ha annunciato un nuovo progetto che la coinvolge in prima persona e che potrebbe voler dire un grosso cambiamento nel settore finanziario. Parliamo di pagamenti rivoluzionari e di modelli di banche differenti. Ma in che senso? E cosa c’entra Starbucks in tutto questo?

Vediamolo meglio.

Ad inizio Agosto, l’Intercontinental Exchange (NYSE: ICE), società americana leader negli scambi globali per materie prime e mercati finanziari, nonché gestore di 12 mercati regolamentati e della borsa di New York, ha comunicato che intende creare una nuova società: Bakkt. Si tratterebbe di una piattaforma cripto-centrica, in grado di stabilire una «scaletta per la partecipazione istituzionale, commerciale e dei consumatori nei beni digitali promuovendo maggiore efficienza, sicurezza e utilità». Il suo primo utilizzo riguarderà probabilmente il trading e la conversione di Bitcoin rispetto alle valute legali, visto il potenziale di liquidità; il progetto mira a  soddisfare le esigenze in evoluzione nel mercato dei beni digitali stimati a 270 miliardi di dollari. Ma il punto che ci interessa è: come si intende lanciare Bakkt? Collaborando con Starbucks, Microsoft -che fornirà i servizi cloud– e una serie di altre aziende.

Oltre a questi nomi, gli investitori in Bakkt sembrano includere il Fortress Investment Group, Eagle Seven, Galaxy Digital, Horizons Ventures, Alan Howard, Pantera Capital, Protocol Ventures e il Susquehanna International Group. Inizialmente, la notizia non ha destato alcun enorme interesse ma, poco dopo, il nome ‘Bakkt’ è diventato un punto di riferimento, tanto che diversi leader del settore hanno elogiato la piattaforma in più di un’occasione.

Questo anche grazie all’ICE che, negli ultimi anni, si è guadagnato un ottimo nome grazie alla gestione ben organizzata di mercati adeguatamente regolamentati. Ciò che ora promette di fare  è trasferire l’idea messa a punto precedentemente su di una nuova piattaforma sfruttando il cloud e creare un ambiente aperto e regolamentato, una sorta di ecosistema globale per le risorse digitali. La conseguenza sarà che tutti i consumatori e le istituzioni potranno acquistare, vendere, archiviare e spendere risorse digitali su una rete globale senza soluzione di continuità. Una cosa mica da poco.

Come è facilmente intuibile, Internet non ha una specie di ‘Autorità Centrale‘ che lo governa e questo significa che nessuno deve ottenere l’autorizzazione di un qualcuno più in alto per navigare in rete, creare un sito o -perché no- offrire un modello di business completamente nuovo. Il sistema finanziario, invece, ce l’ha e come un’Autorità Centrale ufficiale. Negli Stati Uniti, il riferimento va alla nota Federal Reserve, al suo gran numero di regolamenti, agli organismi federali, a quelli statali e a quelli di autoregolamentazione: l’obiettivo comune è quello di proteggere i consumatori ma, soprattutto, gli operatori che amiamo chiamare ‘classici’, come le banche e le altre società di credito, dalla spinta pressante della concorrenza.

E’ proprio in questo quadro che vengono sviluppate le nuove app per le valute digitali insieme ai quadri normativi e agli investimenti crescenti nella tecnologia blockchain che, a metà del 2018, ha già superato tutte le previsioni dell’anno precedente. Sfruttando l’infrastruttura di mercato affidabile, Bakkt è stata progettata per questo, per aiutare i mercati delle risorse digitali a evolversi in modo sicuro ed efficiente supportando i flussi di transazione.

Tutto questo, infatti, a ben vedere, equivale ad un cambiamento potenzialmente molto significativo nell’organizzazione della finanza. Il sistema finanziario di cui tanto abbiamo parlato, è pieno di costi e inefficienze; ed è qui che entra in gioco il progresso tecnologico. Grazie a questo, oggi, le grandi aziende tech possono competere nel settore finanziario a patto che riescano a trovare i partner giusti. Ecco, il gigante del caffè americano lo è eccome un partner giusto.

Perché? Perché Starbucks, è un marchio con la M maiuscola. La catena, infatti, è motivo di grande attrattiva per i consumatori e non solo per i maxi frullati al gusto mocha o le novità super limitate zuccheratissime e coloratissime: gli affezionati abitudinari -ben 15 milioni usufruiscono felicemente di un sistema noto come Starbucks Rewards. Si tratta di un programma online accessibile tramite un’app che ognuno di noi può scaricare sul proprio telefono cellulare di ultima generazione. Dietro a questo sistema, c’è una carta di credito -per ora- che addebita delle commissioni a chi usa l’app in cambio di premi e caffè in omaggio. Attraente, senza una piega.

Bene, non perdetevi questo passaggio. Starbucks, come tutti i commercianti, deve adempiere al pagamento di tasse e come lo fa? Le addebita -ovviamente- sul conto della vostra tazza di caffè con una -a volte- criticata ed imperfetta ‘trasparenza’ per i consumatori.

E’ nelle transazioni di mercato che occorre dare una sicurezza adeguata, un buon servizio per i clienti garantire trasparenza. In sostanza, Bakkt vuole porsi come un ecosistema regolamentato globale adatto per le risorse digitali. E proprio il fatto di collaborare con Microsoft e Starbucks dovrebbe conferirgli maggiore credibilità. Se può effettivamente farlo? Nel marasma mediatico di oggi, certo, non è facile trovare notizie oggettive e parlare di credibilità non può essere semplice. Ciò che sembra certo è che tutti, dalle enormi corporazioni coreane fino alla banca centrale cinese, stanno pensando seriamente come adottare la blockchain. E qui entra in scena l’ICE che tenterà di prendersi il succoso spazio.

«Nel portare infrastrutture regolamentate e connesse insieme ad applicazioni istituzionali…, puntiamo a creare fiducia nella classe di asset su scala globale, coerentemente con il nostro track record di portare trasparenza e fiducia nei mercati precedentemente non regolamentati», ha affermato Jeffrey C Sprecher, Fondatore, Presidente e CEO di Intercontinental Exchange. Ecco la ‘rivoluzione. Le sedi regolamentate stabiliranno, così, nuovi protocolli per la gestione delle specifiche esigenze di sicurezza e regolamento delle valute digitali. Inoltre, il progetto prevede di creare un fondo di garanzia separato che sarà finanziato da Bakkt stessa. «Stiamo collaborando per creare una piattaforma aperta che aiuti a sbloccare il potenziale di trasformazione delle risorse digitali attraverso i mercati e il commercio globali», ha dichiarato Kelly Loeffler, CEO di Bakkt.

Ottimo per Starbucks, altroché. «In qualità di flagship storeer, Starbucks svolgerà un ruolo fondamentale nello sviluppo di applicazioni pratiche, affidabili e regolate per i consumatori per convertire le proprie risorse digitali in dollari USA da utilizzare presso Starbucks», ha affermato Maria Smith, vicepresidente dell’azienda. «In qualità di leader nel settore dei pagamenti mobili per i nostri oltre 15 milioni di membri di Starbucks Rewards, Starbucks è impegnata nell’innovazione per espandere le opzioni di pagamento per i nostri clienti».

A Novembre vi saranno maggiori dettagli su come Bakkt opererà e, nel frattempo, un deposito regolamentato di futures in Bitcoin sarà attivato entro la fine dell’anno. Per ora, si continua a credere anche che, in questo meccanismo, interverranno degli intermediari di qualche tipo; ci resta da capire quali. Intanto, possiamo pregustare un prossimo futuro in cui al bancone dello Starbucks potremo pagare un frappuccino rosa con una crypto-carta di credito o qualunque cosa metta a disposizione la piattaforma Bakkt. Il futuro, d’altronde, è del Bitcoin.

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