martedì, Ottobre 19

Allerta terrorismo: dove potrebbero colpire? Bologna, Venezia, Palermo e ovviamente Roma fra gli obiettivi sensibili

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Chiaramente, l’obiettivo numero uno e sito più sensibile in assoluto rimane Roma, con una particolare attenzione sul Vaticano, il centro del Cattolicesimo e, per estensione simbolica, della Cristianità. L’attenzione su Roma non può però limitarsi alla sola Basilica di San Pietro, alla Chiesa di san Giovanni al Laterano e ai Palazzi Vaticani, in quanto colpire l’Urbe, in uno qualsiasi dei suoi tanti punti, costituirebbe già di per sé un colpo durissimo, dal punto di vista soprattutto simbolico ma non solo. Perché colpire San Pietro, controllatissima e quindi con il rischio di essere scoperti subito, quando si può attaccare uno di migliaia di chiese di cui la città è letteralmente disseminata? Sarebbe anche in linea con le nuove tendenze del terrorismo islamico, che predilige centri di non grande richiamo ma dall’alto tasso simbolico. Inoltre Roma è il simbolo dell’Occidente, è la capitale dell’antico impero e colpirla significa rievocare la conquista della Seconda Roma, Costantinopoli (anche chiamata Nuova Roma dall’imperatore Costantino), oggi Istanbul.

La conquista di Costantinopoli, che portò alla capitolazione dell’Impero Romano d’Oriente – ultimo residuo del grandissimo e millenario Impero – e alla installazione di un avamposto musulmano alle porte dell’Europa, fu un vero shock per l’epoca (era il 1453) e venne recepita dai contemporanei come uno dei segni della fine dei tempi. Colpire la ‘Prima’ Roma significherebbe ricominciare da dove si era concluso 565 anni prima, preannunciando la caduta della città e, con essa, dell’Occidente tutto. Qualsiasi luogo della città è dunque un potenziale obiettivo: dai luoghi simbolo della religione cristiana; a quelli sede delle istituzioni politiche; dai luoghi di interesse culturale, come le varie piazze, piene di monumenti e statue (e, perché no, obelischi egizi), a quelli mondani, simbolo della corruzione occidentale – Cinecittà, i luoghi della ‘dolce vita’ – e sportivi. Ogni zona della città romana è potenzialmente a rischio.

Altri potenziali obiettivi sensibili possono essere, ad esempio, il Duomo di Milano, dal grandissimo impatto simbolico o la Mole Antonelliana di Torino, inizialmente concepita e progettata per essere una sinagoga. Ma una zona che ha profondissimi legami con il mondo arabo è la Sicilia. Nel corso del Medioevo, in piena espansione islamica, l’isola fu conquistata dagli arabi e divenne un emirato, rimanendo sotto il loro dominio per oltre duecento anni, dall’827 al 1091, quando si concluse la conquista siciliana da parte dei normanni. Tuttavia, rimase a livello culturale una grandissima influenza: pochi secoli dopo, l’illuminato regno di Federico II di Svevia, soprannominato stupor mundi, vide molti fra i più grandi intellettuali arabi confluire nell’isola, ospitati e protetti dal re, nipote di Federico Barbarossa.

Il suo regno, con capitale Palermo, rappresentò uno dei più riusciti esempi di convivenza fra le culture araba ed europea. Il dominio arabo è visibile ancora oggi in varie zone della Sicilia dal punto di vista architettonico: la struttura di molti edifici ricorda quelli che furono fiorenti anni di splendore. La Sicilia potrebbe essere potenzialmente un obiettivo molto importante: dal punto di vista simbolico, ricorderebbe quel periodo di massima estensione del dominio arabo in Europa (anche gran parte della Spagna era sotto il loro controllo) e in Italia in particolare; dal punto di vista dell’impatto mediatico, colpire un’area relativamente periferica rispetto a quelle più tradizionalmente considerate a rischio, aumenterebbe il senso di panico e terrore nella popolazione, poiché significherebbe che in nessun luogo si sarebbe davvero al sicuro, come dimostra l’attentato compiuto a Saint-Etienne de Rouvray, nei pressi di Rouen, in Francia, nel 2016.

Si potrebbero poi elencare tutte quelle città e cittadine che in passato furono colpite dalle scorribande dei saraceni: sono molte, di varie dimensioni e sparse lungo tutto lo stivale; si potrebbe ricordare tutti i vari tesori dell’arte cristiana di cui l’Italia è ricca e che potrebbero costituire altri obiettivi dei terroristi islamici, o tutte quelle piazze dei vari centri abitati che rappresentano uno dei più caratteristici simboli del modo di vivere italiano. Il messaggio, comunque, è chiaro: non siamo al sicuro.

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