lunedì, Aprile 12

Allegria di lacrime e risate field_506ffb1d3dbe2

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“All those moments will be lost in time, like tears in rain”, “E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia”, conclude Roy Batty, il replicante di Blade Runner, che ha appena iperbolicamente riassunto la propria vita. “I’ve seen things you people wouldn’t belive…”, “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…”.

E ne abbiamo viste, ciascuno di suo, in generale e nello specifico, di cose che mai avremmo immaginato. Ma quel che rattrista è l’idea che tutto, ma proprio tuttotutto, realmente tutto, insomma tutto, possa davvero andare perduto, definitivamente sciogliendosi come lacrime nella pioggia. Insopportabile. E rende prezioso ogni momento vissuto, anche i meno gratificanti, anche quei giorni che, purtroppo o per fortuna, non torneranno mai più, e sul momento pensiamo solo per fortuna. Mentre, invece, per fortuna, comunque per fortuna, qualunque cosa successa c’è stata, in quei momenti ci siamo infilati, e nessuno potrà toglierci il tango che abbiamo ballato. E quelle lacrime, magari, essere scaturite da cose che, come dicono dalle parti di Königsberg, fanno ridere e piangere contemporanemente. Come ridere e piangere assieme in un giorno di sole e pioggia.

Elena ci ha condotto attraverso le sue storie, e forsanche questa stessa storia, e propria, quella di Elena Bardotti Bugli ‘partita’ il dieci luglio del millenovecentododici, è un suo racconto. Il migliore e più importante. Che, come quelli di Gabriele Paci, il poderoso maieuta di Cattolica, è racconto di una vita, di vite, vissuta e vissute senza paura. Ché è proprio il non avere paura il primo insegnamento di questa storia. Ammesso che le storie possano, e debbano, insegnarci qualcosa. Non lo debbono, ma comunque lo fanno.

“Di chi hai paura, imbecille? Della gente che sta a guardare? Dei posteri per strano caso? Basterebbe una cosa da niente: riuscire ad essere te stesso, con tutte le stupidità attinenti, ma autentico, indiscutibile. La sincerità assoluta sarebbe di per se stessa un documento tale! Chi potrebbe muovere obiezioni? Questo è l’uomo, uno dei tanti se volete, ma uno. Per l’eternità gli altri sarebbe costretti a tenerne conto, stupefatti”.

Questo è l’uomo. E la donna. Uno dei tanti, una delle tante se volete, ma uno. Una. Come Dino. Come Elena. E proprio in questo preciso momento si sta svolgendo la vita di chi legge. Mentre legge. E tutte le altre, anche quelle a noi sconosciute, in momenti che non torneranno mai più, ma che ci sono comunque. E comunque stati. Ed a far smettere a ciascuno di noi, volendo, di vivere e ‘inventare’ non può certo essere un accadimento in fondo banale come la cessazione dell’esistenza. Elena ha vissuto molte vite, con intima, rigorosa consequenzialità. Non era una santa, qualunque cosa si voglia intendere con questo termine. Ma ha vissuto. Così sia di noi, e la morte ci trovi vivi. Sempre ammesso che riesca a trovarci.

A rivederci, e grazie. Per il futuro, vedremo.

 

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