sabato, Settembre 18

Alleate contro la Cina field_506ffb1d3dbe2

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Cina indon

Bangkok – “Come può uno scoglio arginare il mare” cantava Lucio Battisti agli inizi degli Anni ’70. Parafrasando quel testo poetico, ci si chiede oggi come possa un semplice scoglio arginare le mire espansionistiche e territoriali cinesi. Perché nel Mar Cinese Meridionale, il più delle volte, ci si scontra tra Nazioni proprio per dei pezzi di roccia in mare aperto, cioé apparentemente per qualcosa di scarso valore e rilevanza. Ma così non è quando ci si mette in mezzo la Diplomazia, la ricerca delle fonti primarie di energia, le necessità di controllo militare, la difesa dei propri territori estremi. E come accadeva agli antichi romani, l’attenzione maggiore non va al centro dell’Impero ma alle sue periferie, dove si affacciano altri popoli e Paesi. E si teme sempre l’invasione o il pericolo di attacco sia esso militare sia esso di altro tipo.

I due più grandi Arcipelaghi del Sud Est Asia, Filippine e Indonesia, discutono sulla reiterazione prolungata nel tempo delle dispute con la Cina nel cosiddetto Mar Cinese Meridionale da cui originano tensioni mai sopite ed a tratti persino crescenti. Il Segretario per gli Affari Esteri delle Filippine, Albert De Rosario ha fatto visita a Jakarta lo scorso 15 Luglio ed ha incontrato il Ministro indonesiano per gli Affari Esteri, R.M. Marty Natalegawa, insieme hanno discusso delle aggressive recriminazioni cinesi nel Mar Cinese Meridionale, soprattutto in termini di omogeneizzazione delle risposte diplomatiche -oltre che su vari altri livelli- da intraprendere nei confronti della Cina, non escluse le implementazioni delle relazioni di natura diplomatica e militare con gli altri Paesi dell’area.

«Le due parti si sono anche scambiate le proprie opinioni ed i propri punti di vista sulle tematiche di tipo regionale e internazionale, compresa la situazione attuale nel Mar Cinese Meridionale», si legge in un comunicato ufficiale emesso poi dal Dipartimento per gli Affari Esteri. «Entrambi i Ministri hanno riaffermato il proprio obbiettivo di operare congiuntamente per la piena ed effettiva implementazione della Dichiarazione di Condotta delle Parti nel Mar Cinese Meridionale e per ridurre l’escalation delle tensioni sempre in crescita nello stesso mar Cinese Meridionale», si legge più avanti nello stesso testo ufficiale del Dipartimento per gli Affari Esteri.

Del Rosario ha aggiornato la controparte indonesiana sui progressi del caso di arbitrato delle Filippine contro la Cina partito prima della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Legge del Mare UNCLOSLa Cina reclama il 90 per cento dell’intero Mar Cinese Meridionale ritenendolo parte del proprio territorio comprese porzioni delle 200 miglia nautiche della zona economica esclusiva delle Filippine EEZ attraverso 9 tratti reclamati.

Il gruppo delle Isole Spratly fuori dalla costa di Palawan è compreso anch’esso nelle rivendicazioni cinesi così come gli Scogli Scarborough al largo delle coste di Zambales sebbene queste siano a centinaia di miglia lontante dal più vicino tratto di terraferma cinese, cioé Hainan.

La Dichiarazione di Condotta siglata dai Membri dell’Associazione degli Stati del Sud Est Asia ASEAN e la Cina nel 2002 stabilisce che le Nazioni coinvolte in dispute possono «esercitare auto-limitazione nella condotta di attività che potrebbero complicare o innescare escalation nelle dispute e inficiare la pace e la stabilità comprendendo, tra altri, il frenarsi dall’andare ad abitare isole attualmente inabitate ma anche scogliere, banchi, banchi corallini ed altri aspetti similari».

La Cina, in ogni caso, s’è ritrovata a condurre numerose attività volte al reclamare territori e territorialità in numerose scogliere o banchi nelle Isole Spratly ritenute dal loro punto di vista utili per stabilirvi basi militari. La Cina inoltre ha ingaggiato numerosi altri contrasti con il Vietnam negli ultimi tempi, per la sua decisione di collocare una propria piattaforma navigante di ricerca petrolifera proprio nelle così tanto contese Isole Paracel.

Indonesia e Filippine a Maggio hanno siglato congiuntamente un accordo di delimitazione marittima tra le due Nazioni che è stato salutato da molti come un modello di risoluzione delle dispute internazionali.

Il tratto dominante positivo derivato a fronte dell’aspetto negativo connotato dalle mire espansioniste (per alcuni) e dalla paranoia confinaria della Cina (per altri critici) è che tutta l’area – rappresentata per lo più dall’ASEAN – ha cercato e cerca modalità diverse di organizzazione diplomatica. Paradossalmente, la Nazione che in occasione della Esposizione Internazionale di Shanghai del 2010, cioé la Cina, all’ombra dello slogan Città migliore, vita migliore, aveva raccolto tutto nella parola chiave “Armonia”, nel Mar Cinese Meridionale, a causa delle sue reiterate rivendicazioni territoriali e marittime, si pone sempre più spesso come l’elemento disarmonico nella diplomazia dell’area. A tutto questo l’ASEAN ha sempre risposto anteponendo riflessione e atteggiamento meditativo, mentre accordi di area e bilaterali sono andati via via concretizzandosi nel tempo, rimodellando tutta la scena locale. La Cina, cioé, con le sue mire territoriali è riuscita a far coalizzare i suoi competitor territoriali meglio e più approfonditamente che non innescando sistemi di alleanze bilaterali, aspetto dove la Cina è evidentemente assente o quasi. Un esempio sono i moti violenti scoppiati in Vietnam, dove la collocazione di una piattaforma di ricerca petrolifera cinese è stata disposta in acque contese tra Cina e Vietnam, il che ha dato adito a violenze di strada, distruzione, persino decessi e un esodo in massa di lavoratori cinesi costretti alla fuga precipitosa per mettersi al riparo e tornare sani e salvi nella propria Madre Patria cinese.

Sebbene l’Indonesia non abbia particolari rivendicazioni in atto in ambito territoriale e marittimo all’interno del Mar Cinese Meridionale, l’Indonesia è il Paese più grande ed economicamente avanzato nella Regione Sud Est asiatica.

Del Rosario e Natalegawa hanno anche discusso varie azioni da intraprendere insieme per approfondire la cooperazione Filippine-Indonesia, specialmente nei campi della politica, dell’economia, della difesa marittima e socio-culturale. I due Ministri non hanno poi tralasciato di discutere anche temi di natura multilaterale, compresi tutti i modi per mantenere in essere la centralità dell’ASEAN.

 

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