domenica, Settembre 19

Alleanza Solare Internazionale (ISA): una nuova era per le rinnovabili? Un’organizzazione di 121 Stati contro il monopolio dei combustibili fossili: una nuova geopolitica dell’energia? Ne parliamo con l’analista di CommoditiesTrading.com Gabriele Picello

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La serietà di questa iniziativa non va sottovalutata. La stessa India ha proclamato come proprio obiettivo quello di arrivare a 100 Gigawatt di potenza tramite energia solare e 175 GW complessivi di energie rinnovabili entro il 2022, per raggiungere il 33-35% di fabbisogno nazionale coperto unicamente grazie al fotovoltaico. Ma non bisogna farsi troppe illusioni, avverte Picello: “I numeri sono senz’altro importanti ma, come spiegato da importanti esponenti del settore petrolifero in occasione della CERAWeek di Houston, ‘Il Petrolio è qui per restare’”. È un’affermazione forte. La si può considerare come un’esagerazione o c’è un fondo di verità? L’analista è chiaro in proposito: “Non si tratta di una provocazione fine a se stessa, ma della constatazione che le energie green non sono in grado di sostenere determinati processi industriali quali, ad esempio, le attività delle fonderie che necessitano di temperature di esercizio particolarmente elevate (a questo proposito, per dovere di cronaca, è necessario sottolineare che l’impedimento principale non è tanto tecnico quanto economico:  a giocare nella parte del leone saranno ancora gli idrocarburi per un lungo periodo). Molto dipenderà, quindi, dai settori di impiego, ma a mio avviso è necessario considerare che le fonti di energia tradizionali rimarranno ancora a lungo in auge”.

E attenzione a sopravvalutare gli effetti benefici sull’economia delle risorse rinnovabili. Come ci dice Picello: “spicca una dichiarazione rilasciata da Amin Nasser (CEO della controllata saudita Aramco) in occasione della CERAWeek di Houston, che definisce ‘irrazionali’ le previsioni che puntano ad un rapido passaggio dalle energie tradizionali a quelle “green”; in particolare Nasser punta il dito contro la rivoluzione che sarebbe rappresentata dai veicoli elettrici e spiega come il mercato sta prendendo troppo alla leggera le difficoltà che i governi incontreranno a seguito delle sovvenzioni dedicate al settore delle auto elettriche”. Inoltre: “Non mancano, in ogni caso, i pareri opposti, con importanti istituti di credito che evidenziano come l’espansione dei veicoli elettrici potrebbe generare un picco di domanda di greggio entro il 2030, un parere condiviso anche da operatori di settore estremamente rilevanti come, ad esempio, BP”.

La guida indiana è fondamentale per capire l’importanza di questa alleanza in chiave geopolitica. Aldilà delle intenzioni ‘verdi’ e ambientali, dietro questa corsa al solare si celano ben più ambiziosi obiettivi geopolitici. Con la riduzione delle necessità di approvvigionamento di combustibile fossile e con il conseguente svincolamento dal giogo energetico dei produttori di petrolio, i Paesi Arabi rischierebbero di perdere una buona parte della propria centralità in ottica di geopolitica energetica, a favore di quanti avranno (eventualmente) trovato una via alternativa alle risorse non rinnovabili.

Nonostante esista da pochi anni, dunque, non deve sorprendere che abbia già ricevuto così tante adesioni e l’India si fa promotrice di questa nuova frontiera in campo energetico. La stessa Cina si è aggiunta al tavolo imbandito dai vicini indiani e, si sa, il gigante rosso è una buona forchetta. Ma, ancora una volta, bisogna fare attenzione a non fare errori di valutazione. Dobbiamo prestare la massima attenzione quando parliamo di ‘asse degli equilibri energetici’”, ci mette in guardia Picello. “È vero che la produzione attuale di greggio trova il suo fulcro in Medio Oriente, Stati Uniti e Russia, ma il mercato asiatico è fondamentale per il sostegno della domanda che, se dovesse crollare, avrebbe pesantissime ripercussioni in termini di prezzo.  La piazza asiatica è il vero punto fermo nella crescita della richiesta di greggio, ragion per cui rappresenta già un elemento più che importante nelle dinamiche di mercato. Senza questo punto di riferimento, l’intera operazione congiunta attuata da OPEC e produttori alleati volta a stabilizzare il mercato petrolifero tramite una contrazione della produzione di Petrolio sarebbe stata totalmente inefficace. Lo stesso, seppure in minor misura, si può dire per l’America Latina, in quanto il calo produttivo del Venezuela indotto dalla disastrosa crisi economica che attraversa la nazione è stato di grande aiuto per raggiungere gli obiettivi di OPEC ed alleati in termini di restringimento della fornitura di greggio in arrivo a mercato”.

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