domenica, Settembre 19

Allarme terrorismo, paura in Egitto e a Gerusalemme

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Andiamo in Iraq, dove hanno destato scandalo alcuni video nei quali possibili militanti dell’Isis sono gettati dalla cima di una rupe e poi uccisi dopo pestaggi, torture e colpi d’arma da fuoco. Nel mirino quindi i soldati governativi che stavano liberando Mosul. Human Rights Watch (Hrw) ha protestato, affermando di aver ricevuto numerose testimonianze di pestaggi ed esecuzioni nell’area di Mosul.

In Turchia il governo ha annunciato l’intenzione di estendere per altri tre mesi lo stato d’emergenza, dichiarato dopo il fallito golpe. La richiesta di rinnovo verrà formalizzata lunedì nel Consiglio di sicurezza nazionale (Mgk), che sarà presieduto dal presidente Recep Tayyip Erdogan.

Passiamo alla Russia, dove l’oppositore Alexiei Navalny , in una intervista rilasciata alla ‘Reuters‘, accusa: «Seguono i miei figli, mia moglie e me. Le auto passano continuamente accanto. Io non ci faccio neanche più attenzione, ma Yulia (la moglie, ndr) si preoccupa davvero». Il blogger è comunque pronto a sfidare Putin alle presidenziali:, nonostante i problemi delle condanne pendenti «Non ho dubbi, parteciperò alle elezioni e raggiungeremo il nostro obiettivo».

Rimanendo in Europa, si sta pensando ad un referendum in Macedonia sull’eventuale cambio di nome del Paese, una questione al centro di una lunga disputa con la vicina Grecia. Lo ha detto il nuovo ministro degli Esteri Nikola Dimitrov: «Per la sua soluzione è necessario un processo che definisca una posizione nazionale al riguardo. Su questo tema ci sarà un referendum». La Grecia contesta il nome del Paese ex jugoslavo ritenendo che il termine ‘Macedonia’ appartenga esclusivamente al patrimonio storico e culturale ellenico e per questo blocca da anni il cammino di Skopje verso l’integrazione in Ue e Nato.

In Brasile la commissione Costituzione e Giustizia della Camera dei deputati ha respinto oggi l’accusa formale di corruzione rivolta dalla procura generale contro il presidente Michel Temer. Lo stop è arrivato da 40 parlamentari, contro i 25 che l’hanno invece approvata. Sulla questione dovrà ora pronunciarsi il plenario dell’assemblea.

Chiudiamo con la Cina, dove Pechino, dopo le critiche di ieri sulla morte di Liu Xiaobo, ha risposto per le rime affermando che premio Nobel per la Pace assegnato a Liu nel 2010 è stato «contro i principi e in modo blasfemo rispetto al premio stesso». Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang. Rimarcando che Liu era stato condannato a 11 anni di carcere per sovversione, ha affermato che Pechino ha presentato protesta formale contro tutti quei Paesi che «hanno espresso commenti inappropriati» sulla vicenda. Nel mirino in particolare Stati Uniti, Germania e l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati. Inoltre è stato affermato che Liu Xia, la moglie del dissidente, «sarà trattata in conformità con le leggi cinesi».

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