sabato, novembre 17

Alla ricerca del lavoro perduto Un mucchio di posti di lavoro stanno sparendo, dai rider al fattorino, dai camerieri ai piloti di aerei, tutto all’insegna del taglio dei costi, ma soprattutto del sempre più acuto e disperante isolamento degli esseri umani

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Quello sciagurato che hanno eletto Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è considerato un mentore dai nostri governanti, i quali lo imitano nella prassi da lui instaurata di invadere il web con tweeter e quant’altro, in omaggio alla nuova divinità chiamata ‘social’ tout court. Si teme però che questo spregiudicato uso del network si fermi qui e non si estenda ad altre ben più utili funzioni. Se i nostri eroi navigassero su YouTube per esempio, scoprirebbero tante amare verità che riguardano noi come tutti i nostri contemporanei sulla faccia della terra.

Vi sono brutte notizie sul web relative alla sparizione, incombente ma già parzialmente in atto, di altri posti di lavoro, dai più umili ai più nobili. Cominciamo dai primi. E ne abbiamo iniziato a parlare ieri.

Tutti quegli studenti che si guadagnano un po’ diargent de pocheconsegnando le pizze, il sushi, i pranzi cinesi hanno i mesi contati. Il drone, questo implacabile oggetto creato per spiare non visti, sta diventando il fattorino del futuro. Guidato dal GPS può raggiungere ogni indirizzo e consegnare la qualunque. Ce ne sono alcuni che possono trasportare quintali. E’ pur vero che ciò è più facile nei paesi che in cui la maggioranza degli abitanti vive in case singole, mentre da noi o si consegna dalla finestra o l’impavido drone deve affrontare meandri condominiali. Ma la tendenza è quella. E negli USA questo impiego si sta estendendo anche per le consegne di pacchi ingombranti dell’e-commerce, condannando al licenziamento anche quei solerti fattorini delle grandi compagnie di trasporti che corrono con la penna biro fra i denti avanti e indietro dai loro furgoni.

Sempre sul web si possono ammirare locali negli USA dove le cameriere sono sostituite da brutti robot che vengono a prendere gli ordini e poi consegnano i cibi, Tutto all’insegna del taglio dei costi, ma soprattutto all’insegna del sempre più acuto e disperante isolamento degli esseri umani.
Già al banco si può ordinare vocalmente ad una macchina. La figura della cameriera o cameriere di un bar americano è qualcosa di storico, ma ciò non la difende dal ‘progresso’. Come è storica la figura del barman, minacciato da presso anch’egli..

Il barman americano è molto più del nostro caffettiere: è quella persona gentile che presidia lazona smilitarizzatafra la fine del lavoro e il ritorno a casa, quella che a ragione si chiama ‘happy hour’ da noi imitata con altri intenti. E’ quell’ora in cui l’americano medio, stanco di una giornata in cui è stato spremuto come un limone da un feroce capitalismo, si riposa sorseggiando il suo drink preferito che il barman conosce e già gli prepara, guardando la tv e conversando con gli altri avventori, prima di affrontare il ritorno fra le mura domestiche, gravide di noie, seccature e mogli americane. Ora al posto del caritatevole barman si sta sperimentando una brutta macchina cui si ordina il drink e che te lo scodella perfetto sì ma ahimè, per così dire, senz’anima.

Ma c’è di peggio. Nessuno ve lo dice ma ormai i voli di linea senza pilota sono già- e mai espressione fu più calzante- nell’aria. Tutto sarà governato da un computer che farà  le manovre, sceglierà la rotta più economica e vi porterà sani e salvi, si spera, a destinazione. Sparirà quindi quel simpatico applauso che risuonava in cabina dopo un atterraggio morbido anche se per il momento resterà a bordo un pilota vivo, in carne ed ossa, in caso che, vedi mai etc. Anche se purtroppo il caso di Uber in cui un’auto senza pilota ha investito una donna senza che il guidatore di controllo al volante avesse il tempo di intervenire non è troppo confortante.

Così come spariranno progressivamente i controllori di voli, perché anche qui un supercomputer li seguirà al decollo, in volo e all’atterraggio. Non è una tecnologia nuova: nella prima Guerra del Golfo, 1990, duemila bombardieri vennero guidati simultaneamente, da un grosso computer montato in tutta fretta a Riyadh, su altrettante rotte di attacco, secondi obiettivi e rotte di evasione alla antiaerea irachena su un fronte che li vedeva a poca distanza l’uno dall’altro. Altri posti di lavoro in fumo.

Suona un altro sinistro campanello d’allarme, quel grosso TIR giallo che si ammira sul web mentre percorre, ormai da qualche tempo, le autostrade americane per migliaia di chilometri senza nessuno al volante. E’ pur vero che per ora viaggia solo su autostrade, dove il percorso è relativamente facile, e non si avventura all’interno dei centri urbani, ma stanno già pensando a renderlo anche lì docile come un cagnolino, senza più la presenza umana. Altra strage di occupazione.

A breve scompariranno anche i testi scolastici, e al posto dei pesanti volumi della nostra giovinezza i ragazzi porteranno a scuola un leggero lettore che conterrà tutti i testi dell’anno, probabilmente scaricati dal web. Va bene che l’editoria già gode di una salute a dir poco malferma, ma quella scolastica ancora tirava. Be’, non tirerà più. E in una lontana prospettiva anche le biblioteche hanno una aspettativa di vita molto ridotta.

Povero Governo di bassa lega e di stelle al tramonto, chiamato a guidare attraverso questi mutamenti epocali un Paese scalcagnato e cronicamente povero, dove si muore in case che non dovevano esistere, dove nella regione principe dell’abusivismo sono stati demoliti solo il cinque percento degli edifici abusivi che si dovevano abbattere, e dove è in pericolo anche la storica nazionale ‘arte di arrangiarsi’. Che cosa possono fare? Certo qualcosa potrebbero, se non inseguissero per biechi fini elettorali programmi senza senso.

Erano stati eletti per tagliare la spesa pubblica, per snellire la macchina burocratica, per favorire il nascere di nuove imprese. E allora lo facessero, animo, ‘movimiento’ come diceva il grande Herrera. Ridare efficienza a uffici inerti, tagliare i tempi delle pratiche, far lavorare la gente, spesso ferma per mancanza di programmi di idee di progetti, più che per l’antico amore per l’ozio (speriamo). Bisogna alleggerire gli oneri sociali, troppo onerosi e appesantiti da migliaia di spese assistenziali ingiustificate, come quei tanti invalidi finti che si aggirano esibendo permessi di invalidità su vetture di alte prestazioni (a Roma rimase famoso uno di questi tagliandi esposto su una Ferrari). Questo è il vero programma populista, non allargare i cordoni di una borsa drammaticamente vuota. Il Paese non ha bisogno di più pensionati che nessuno sa come retribuire in futuro, ha bisogno di gente che lavora, che non chiuda per la pausa pranzo, che non stacchi venerdì sera. Il sabato fascista non si può più celebrare.
E poi il Paese ha bisogno di un colossale e coraggioso investimento nel turismo, distruggendo gli scempi costruiti sulle coste, creando posti di lavoro nei musei, nelle scuole di restauro, nell’addestramento di migliaia di guide e custodi per i tanti siti archeologici non presidiati e preclusi al pubblico, in tutto quell’immenso patrimonio artistico che ancora attrae milioni di visitatori. L’Italia deve recuperare la sua storica funzione di guida culturale di cui questo secolo inumano ha sempre più bisogno. Non abbiamo diffuso il Rinascimento in tutta Europa, non abbiamo formato le élites europee nei Grand Tour dei secoli scorsi? O forse i nostri governanti ignorano che Lodovico Ariosto e il suo Orlando ispirano ancora oggi la letteratura fantastica mondiale? O forse non si sono accorti che Guerre Stellari in alcuni episodi è stato girato nella reggia di Caserta? O che c’è voluto il romanzo di Dan Brown per far conoscere al mondo intero un capolavoro nascosto come l’Estasi di Santa Teresa del Bernini? Enit, fantasma del passato, se ci sei ancora batti un colpo, il tuo momento è arrivato.

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