sabato, Dicembre 4

Alitalia non paga Quella che è stata la compagnia di bandiera italiana pagherà ai propri lavoratori solo metà dello stipendio

0

Non poteva mancare l’ultima beffa di quella che è stata la compagnia di bandiera italiana: oggi Alitalia pagherà ai propri lavoratori solo metà di quanto dovuto, ovvero dello stipendio, quell’istituto usato per pagare i conti al supermercato, per onorare le parcelle del medico che ha curato i figli, per assolvere i doveri di aver contratto un mutuo, debito di cui la banca non si cura minimamente di giustificare il ritardo. Non ci sovviene altro ma chi ci legge potrebbe aggiungere chi sa quante voci a quel mezzo chiamato denaro, quello che il vescovo greco San Basilio Magno definiva lo sterco del diavolo, purtroppo necessario in molti casi della sopravvivenza.

La notizia è stata data dai commissari della compagnia Gabriele Fava, Giuseppe Leogrande e Daniele Santosuosso in una comunicazione inviata ai dipendenti. Siamo grati all’Ansa che ne ha fatto un lancio: «Ci dispiace molto dovervi informare che gli stipendi del mese corrente saranno regolati al 50% con valuta lunedì 27 settembre, mentre il rimanente 50% vi verrà accreditato non appena avremo evidenza sull’esito del bando del marchio».

Chi scrive non è mai stato tenero con Alitalia: uno spreco di denaro, pubblico, un’esibizione di capacità dei suoi amministratori che hanno distrutto un bene pubblico sovvenzionato dai nostri versamenti sul modello 740 o similari gabellieri. Lo dicevamo e lo confermiamo, perché continuiamo ad essere nauseati che chi non ha avuto la capacità di organizzare il trasporto aereo in Italia, ha solo saputo incassare profumate retribuzioni ed incredibili buonuscite per passare poi ad altri incarichi nell’amministrazione statale. Ora però tremiamo al pensiero che i lavoratori restino a mezza paga.

«Come sapete, le nostre attività comprese nel aviation è previsto che si concludano il 14 ottobre e dunque siamo costretti a gestire la finanzia della compagnia coerentemente con questo target, tenendo conto che la chiusura delle vendite operata il 24 agosto ha generato un sostanziale fermo dei ricavi», spiegano serenamente i commissari. Naturalmente questi signori si muovono nella piena legalità. «La legge prevede infatti che le somme provenienti dalla vendita degli asset vengano utilizzate in via prioritaria per il sostentamento dei costi correnti, in primis gli stipendi».

La storia è diventata ormai antica: Fava, in audizione alla commissione Bilancio della Camera sul decreto Sostegni bis già a fine maggio si era espresso sugli stipendi dei dipendenti di Alitalia e i sindacati avevano fatto sapere che il 50% degli stipendi di maggio non era stato ancora stato accreditato ma la dichiarazione del commissario era stata perentoria: «Per noi la situazione è critica dal punto di vista economico e giuslavoristico perché adesso avremo anche l’erogazione della quattordicesima. Per noi è vitale avere un’iniezione di liquidità è fondamentale e imprescindibile per far fronte sia alla parte rimanente degli stipendi sia ai prossimi mesi». Poi la voce era passata a Leongrande: «Il 2020 è stato impattato in modo molto pesante sull’attività di impresa: per Alitalia abbiamo registrato 6,3 milioni passeggeri rispetto a oltre 21 milioni di movimentazioni del 2019. Abbiamo avuto una perdita di oltre il 70% per la movimentazione passeggeri».

E poi era stato Daniele Santosuosso a spiegare: «E’ indispensabile ottenere altri finanziamenti in attesa che si completi l’iter di definizione con la Commissione». AdnKronos ha dettagliato i numeri forniti dai sindacati sugli stipendi della newco. Quelle stime denunciavano che le retribuzioni di Ita erano del 55% inferiori a quelle di Alitalia, del 45% a quelle di Ryanair e addirittura del 58% a quelle di Air France. A questo aveva risposto Ita: il presidente Alfredo Altavilla e l’amministratore delegato Fabio Lazzerini parlamentari hanno spiegato che le retribuzioni dei dipendenti di Ita sono allineate» e superiori a quelle degli altri vettori tradizionali come Lufthansa, Air France-Klm, Iberia.

Quanto al governo, ci rendiamo conto degli impegni e del disinteresse per un settore strategico che contribuisce fortemente all’economia del Paese che amministra. Tutta questa indecisione sta dando la stangata finale. Restiamo a guardare attoniti.  Ai commissari ci permettiamo solo di proporre un’affermazione che il biologo e narratore Alphonse Allais scriveva due secoli fa: Il denaro è un ottimo mezzo per sopportare la povertà.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->