giovedì, Aprile 15

Per Alitalia arriva Ryanair, il conquistatore sceso da Dublino Ryanair presenterà un'offerta vincolante per l'acquisto di Alitalia entro il 2 ottobre; potrebbe essere l'inizio di una guerra asimmetrica

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Non si può dire che quella che è stata un tempo la compagnia di bandiera italiana, Alitalia, non le abbia provate tutte prima di risanare il suo stato. Tutte le imprese che si sono offerte di rilevarla, almeno. Forse la sua proprietà è stata meno attenta nella scelta del management ma la storia è arcinota.
E che sia di per sé un tratto doloroso del destino politico-finanziario del nostro Paese, lo sanno bene le testate blasonate quando hanno cercato di ripercorrere gli errori e gli inganni che si sono perpetrati nella gestione dell’impresa ma evidentemente il lavoro è stato poco fattivo, tanto è che il lamento si ripete con allarmante ciclicità e va in pieno accordo con le indennità che la compagnia tributa ai suoi disfattori, ogni volta che dichiarano il proprio fallimento.

Qualche anno fa un ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica sentenziò una profetica frase in una sua intervista radiofonica: «Ci sono tre modi principali per perdere denaro: vino, donne e aeroplani. I primi due sono i più piacevoli, mentre il terzo è il più certo». Frasi ad effetto e in questo caso nemmeno troppo veritiere. Tanto è che sul mercato si sta affacciando un competitore assai agguerrito, pienamente intenzionato a rilevare Alitalia e provare a farla funzionare come un’iniziativa capace di generare ricavi.

È sufficientemente noto: Ryanair, la compagnia aerea con sede a Dublino si è fatta avanti in questi mesi con una proposta spezzatino, che nulla ha a che fare, intendiamoci, con i discutibili menù rinsecchiti offerti da una compagnia che dovrebbe rappresentare un buon mangiare nel mondo. L’offerta sarebbe molto più dolorosa, secondo quanto dichiarato dall’Amministratore Delegato Michael O’Leary, in una conferenza stampa a Londra.

Il numero uno del vettore irlandese, promosso amministratore delegato dal fondatore della compagnia Tony Ryan nel 1994, dopo essere stato negli Stati Uniti per analizzare il modello di business di Southwest Airlines, ha una reputazione di grande arroganza nelle sue esternazioni e qualcuno lo definisce anche incline a un linguaggio volgare. Di certo si sa che il suo stile di gestione è spregiudicato, con la ricerca spietata di riduzione dei costi e un atteggiamento esplicitamente ostile nei confronti dei suoi detrattori, ma burbero anche con le autorità aeroportuali e ovviamente con i sindacati. Figlio di un riesumato tatcherismo, in una Gran Bretagna sbranata da fautori di un estremismo centrifugo ma pur sempre asfissiata della condivisione degli interessi commerciali. Il che, però, non esclude che sappia fare il suo lavoro. Virtù che negli anni ad Alitalia è proprio mancata.

Ma la vicenda, ci piace sottolinearlo, è stata anticipata e esaminata da Antonio Bordoni nel libro ‘Rayanair nel Bel Paese‘ edito da Logisma, una casa editrice fortemente interessata alla letteratura tecnico-scientifica del settore. Il fatto è, lo apprendiamo dalle agenzie, che Ryanair presenterà un’offerta vincolante per l’acquisto di Alitalia entro la scadenza del 2 ottobre, anche se la volontà sarebbe quella di rilevare solo gli esercizi del lungo raggio -che, per comprenderci, sono le rotte più parcellizzanti. Secondo Michael O’Leary ci può essere un futuro molto positivo. E non è difficile cedergli, perché peggio di come hanno fatto gli scorsi amministratori è realmente poco immaginarlo, giocando su un’italianità inesistente e su una capacità di penetrazione commerciale veramente molto modesta.

E onestamente poco importa se Alitalia sarà trasformata in una compagnia low cost sussidiaria di Ryanair. Almeno così dovrebbe essere per i cittadini a cui in dieci anni è toccato l’onere di dover sborsare qualcosa come 10 miliardi per salvare l’ex vettore nazionale e difendere il tricolore disegnato sui pennoni, e vogliamo credere al Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda quando, promettendo una forte discontinuità manageriale (ma poi si è trattato di un commissariamento dopo il parere referendario dei dipendenti) che non saranno spesi altri soldi dei contribuenti. Non ci sarà la nazionalizzazione, secondo il Governo, nè un periodo lungo di amministrazione straordinaria. Riteniamo che poi i termini ‘lungo’ o ‘corto’, se non correlati da cifre precise sono parole senza credibilità, che fanno perdere peso a chi le pronunzia.

Qualcuno ha fatto i conti e sembrano plausibili. Ci sono ancora 500 milioni da coprire, ma il costo dell’insipienza sarà prevalentemente a carico dei dipendenti della compagnia che dovranno sopportare sacrifici importanti con dichiarazioni di eccedenze occupazionali a quattro cifre.

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