lunedì, Settembre 20

Alibi Europa Un libro di Thierry Vissol, 'E' tutta colpa dell'Europa' smentisce l'eurocolpevolizzazione

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vissol 

 

Nel giorno che precede l’inizio del semestre di Presidenza italiana del Consiglio della UE, cade come la manna dal cielo la lettura nel week end di un libro, corposo nelle argomentazioni ma sintetico nella loro esposizione, opera di un guru della comunicazione europea, Thierry Vissol, francese, attualmente consigliere speciale media e comunicazione presso la Rappresentanza in Italia della Commissione europea: ‘E’ tutta colpa dell’Europa’ -sottotitolo: ‘Euroscettici ed eurocritici in 56 vignette satiriche’-, con prefazione di Lucio Battistotti (Donzelli editore).

L’Autore ha dalla sua, oltre a uno spessore culturale di storico ed economista con specializzazioni conseguite presso prestigiose Università non solo europee, il valore aggiunto del suo peculiare senso dell’umorismo  -che si sposa anche alla scelta di illustrare l’opera con delle divertentissime vignette, in parte realizzate sia nell’ambito di tre edizioni del concorso ‘Una vignetta per l’Europa’, bandito dalla Commissione europea, in collaborazione con la rivista ‘Internazionale’, sia nell’ambito del festival ‘Internazionale a Ferrara’. E’ una virtù che gli serve per rendere più commestibile e metabolizzabile al volgo e all’inclita la sua documentata arringa pro domo Europae, volta a smentire i gonzi che ripetono come un mantra che, ogni problema negli Stati membri, Italia in primis, ‘E’ tutta colpa dell’Europa’.

Devo confessare i miei limiti: anch’io, prima di leggere l’appassionata e documentata requisitoria contro le fole diffuse ad arte -come foglia di fico per coprire certe defaillances nazionali- avevo le idee un po’ confuse (ora va meglio) ed ero propensa a credere a certi parolai che spacciavano alibi demagogici evergreen.

Da oggi in poi non ci cascherò più, proprio grazie a Thierry Vissol, il cui ragionamento limpido e ironico mi aveva colpito allorché a Perugia, nel corso del Festival del libro di qualche giorno fa, avevo assistito alla presentazione di una serie di libri dedicati appunto alla Ue e alle mistificazioni populiste che la riguardano: fra questi vi era anche il libro di cui vi sto parlando oggi.

Nel frattempo che attendessi la ‘giornata giusta’ per dedicargli un articolo, all’ultimo Consiglio europeo si è trovato il sostituto del Presidente uscente della Commissione, José Manuel Barroso.
Fra i candidati in corsa, ha prevalso Jean-Claude Juncker, già Primo Ministro lussemburghese. Ciò, naturalmente, alla già robusta falange di euroscettici ed eurocritici, ha aggiunto truppe di junckerscettici e junckercritici: non ho le competenze per deliziarvi sull’argomento e forse neanche sulle tematiche svolte brillantemente da Thierry Vissol, ma, almeno, mi pare di riuscire a leggere e metabolizzare il dipanarsi del suo ragionamento nel corso dell’opera e dunque mi avventuro nel cimento.

La prima idea che m’è venuta è che occorrerebbe obbligare i soliti noti di M5S a leggerlo attentamente  -sperando che posseggano gli strumenti cognitivi per fugare le caterve di pregiudizi che ne obnubilano il comprendonio.  

L’apporto di cittadini informati, e non soggetti al vento della calunnia sulle presunte ‘colpe’ dell’Europa nelle varie crisi che stanno squassando il loro livello di benessere, sono il pilastro del prosieguo del cammino della Ue. Altrimenti, la costruzione dell’Europa unita, vero successo dopo i due conflitti che l’hanno messa in ginocchio il secolo scorso, diverrà sempre di più soltanto una facciata in rapido decadimento.

Il messaggio di Vissol consta di un’analisi storica approfondita, che scava nelle vicende di un soggetto europeo disegnato nella sua declinazione di Stati nazionali dal Congresso di Vienna e mutato via via dall’affermarsi di Imperi e dittature, sulle cui sorti, nel ‘secolo breve’ si è allungata l’ombra del Grande Fratello USA.

Il tramonto della contrapposizione dei blocchi USA-URSS ha rafforzato le potenzialità del soggetto Europa, tanto che è andato anche attraendo nella sua orbita molti Paesi dell’Oltrecortina.

Un vulnus genetico, però, la indebolisce: l’impossibilità di trasformarsi in una Federazione con un potere centrale forte, proprio sul modello USA.

I vari Trattati che hanno rappresentato l’itinerario per arrivare all’Ue di oggi hanno sempre dovuto fare i conti con gli egocentrismi nazionali e, spesso, (non parliamo di corda in casa dell’impiccato) con l’incapacità di ciascun Paese di mantenere certi impegni presi solennemente nell’interesse comune (probabilmente, il premier di turno giurava con le dita della mano intrecciate dietro la schiena…).

La vulnerabilità è data anche da una divisione non certo montesquieuiana fra gli organi e i poteri dell’Unione, che ne rendono farraginoso il funzionamento, nonché dalla quasi intonsa sovranità degli Stati membri. Insomma, una grande incompiuta che, se vuole… cambiar verso, deve affrontare quella che può definirsi una vera e propria ‘rivoluzione copernicana’.

Il tutto, comunque, senza tradire le caratteristiche del DNA dell’Unione, indicate nella prefazione di Lucio Battistotti: pluralismo, dialogo, mediazione e negoziato permanenti. Purché questi quattro elementi, manipolati dagli egoismi nazionali, non siano il tarlo che ne rode le stesse fondamenta…

C’è poi la querelle sull’euro, il grande imputato che viene processato da ogni cittadino che lo accusa della perdita di potere di acquisto dei propri redditi.
Su questo tema speculano i nostalgici delle vecchie monete, disegnando una specie di Eden del ritorno al passato e tacendo i vantaggi reali della moneta unica e il suicidio economico scaturente da un’eventuale uscita.

L’Autore distingue, nell’esposizione, tre capisaldi che dimostrano che è pura demagogia attribuire ogni colpa all’Europa, dalle crisi economica, sociale, di democrazia e dei singoli sistemi-Paese: ripercorre, con la fine competenza dello storico, la memoria di ciò che fu l’Europa, a partire dallo shock epocale della Rivoluzione francese, fino ai giorni nostri; rivela e spiega la complessità dell’edificio Europa e dei suoi rapporti col resto del Pianeta   -non siamo ‘soli sul cuor della terra trafitti da un raggio di sole’ ma dobbiamo fare i conti con le potenze occidentali ed emergenti-  nonché l’handicap della carenza di materie prime; illustra la confusione derivante dai venti delle crisi finanziarie, contro le cui bolle c’è da agire con previdenza e immediatezza, virtù non sempre applicabili per le sunnominate carenze della Ue e la sua capacità di reazione al rallenty.

Punto di sintesi di quest’analisi di Thierry Vissol è la costruzione di un’Europa politica e dei cittadini, che esca dal guado in cui la paralizzano gli sgomitamenti nazionali, e la mancanza di un bilancio di tipo federale, vincendo «la miopia degli elettorati locali e degli interessi nazionali».

I cittadini devono diventare attori attivi di tutto questo: attraverso il loro voto, che dovrà (dovrebbe) puntare a una vera democrazia europea indirizzata al bene comune.

Perché, conclude Vissol «niente si può fare in politica, senza che ci sia, contemporaneamente, il consenso dei cittadini. E, per costruire il consenso, sono necessarie più giustizia, più democrazia, più informazione».

Un traguardo complesso da raggiungere (quasi eroico), ma si tratta di saper incentivare una volontà univoca, nascente dalla fine dei pregiudizi nei confronti di Bruxelles – ma lo vogliamo capire o no, che Bruxelles siamo noi? – e dalla costruzione di solide opinioni in grado di trovare la via maestra per un’Europa ‘vera’.

E questo libro ha tutti i numeri per stimolare il raggiungimento di tale obiettivo.

 

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