giovedì, Aprile 15

Alibaba si dà alla finanza field_506ffb1d3dbe2

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«E’ il nostro momento più difficile e allo stesso tempo il più glorioso». Così Jack Ma, fondatore e Presidente del colosso dell’e-commerce cinese Alibaba, ha commentato la decisione delle ‘big four’ (Construction Bank of China, Commerce Bank of China, Agricultural Bank of China e Bank of China) di abbassare i limiti sull’ammontare delle singole transazioni che i depositanti possono effettuare attraverso veicoli di pagamento per terzi. Una mossa che sembra andare a contrastare la popolarità crescente di Alipay, la piattaforma di pagamento online lanciata da Alibaba nel 2004, che lo scorso anno ha gestito operazioni di mobile payment di oltre 100 milioni di utenti per un totale di 900 miliardi di yuan (circa 104 miliardi di euro). Più di quanto totalizzato complessivamente dalle statunitensi PayPal e Square Inc.

Alcuni giorni fa la PBoC (People’s Bank of China) aveva rilasciato una prima bozza di regolamento per limitare i singoli acquisti attraverso servizi di pagamento online non statali a 5000 yuan, fissando un tetto mensile massimo di 10.000 yuan, oltre a vietare alle società internet transazioni offline e limitare i trasferimenti da conti bancari a conti gestiti da società. L’annuncio della banca centrale era stato anticipato da altre manovre volte a ridimensionare i pagamenti elettronici. Ufficialmente per ‘motivi di sicurezza’, PBoC aveva già provveduto a bloccare temporaneamente le transazioni online attraverso la scannerizzazione di codice a barre da dispositivi di telefonia cellulare. Oltre a vietare alle banche di creare conti correnti per piattaforme di pagamento che fanno capo a Alibaba e Tencent, terza società internet più grande al mondo dopo Google e Amazon. Il tutto giusto pochi giorni prima che la creatura di Jack Ma e China Citic Bank procedessero all’emissione di circa un milione di nuove carte di credito con codice QR.

In Cina le transazioni mobile e online hanno registrato una crescita frenetica negli ultimi anni. Secondo dati di iReserach Consulting Group, nel 2013 il mercato dei pagamenti digitali si è espanso del 47%, raggiungendo quota 5,37 trilioni di yuan. Pare che soltanto nel mese di gennaio i money market fund gestiti da Alibaba, Tencent e Baidu abbiano ‘sottratto’ un trilione di yuan ai depositi bancari tradizionali. L’offerta di servizi finanziari da parte delle società internet avviene in partnership con società d’investimento; Alibaba per esempio ha fatto richiesta per acquistare una quota del 51% di Tianhong Asset Management Ltd, oggi sulla buona strada per diventare il più grande gestore di fondi comuni d’investimento della Cina continentale.

Da qui la necessità di fare ordine. «Se le società internet vengono autorizzate a fare ciò che vogliono, le probabilità che qualcosa vada storto saranno molto alte e l’impatto sulla stabilità dei mercati finanziari maggiore» ha scandito Yang Kaisheng, ex Presidente dell’Industrial and Commercial Bank of China. Si tratterebbe, quindi, di un tentativo di regolamentare il settore, come spiega un manager di Tianhong, il quale ha smentito le voci riguardo attività di lobbying da parte delle grandi banche cinesi. Giacché, peraltro, Alibaba e Tencent compaiono tra le dieci imprese incaricate di affiancare la China Banking Regulatory Commission, l’authority bancaria del Dragone, nella creazione di cinque banche private; i primi istituti di credito completamente a capitale privato del Paese.

Il Primo Ministro cinese, Li Keqiang, in apertura all’Assemblea nazionale del popolo aveva messo le cose in chiaro annunciando «un sano sviluppo dell’Internet banking e un miglioramento dei meccanismi di coordinamento nella supervisione finanziaria, mantenendo una stretta vigilanza sul flusso transfrontaliero di capitali e garantendo che non si verifichino rischi finanziari sistemici o regionali». E ancora Li Daokui, ex adviser di PBoC, ha evidenziato come rompere il monopolio dei colossi bancari e cartolarizzare i mutui ipotecari potrebbe rappresentare un primo passo verso la riforma finanziaria preannunciata in occasione del Terzo Plenum del Partito.

A partire dallo scorso anno, decine di milioni di cinesi hanno optato per i wealth management products, ovvero i servizi integrati di pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, forniti dalle società internet. A fare da calamita il tasso di interesse ben più alto rispetto a quello offerto dalle banche, che fissano un tetto massimo del 3,3% sui depositi a un anno. Il perché ce lo spiega l’economista di Hong Kong, Victor Shih: “Le banche fissano tassi più elevati perché hanno sempre più bisogno di fondi per coprire i crediti inesigibili. La ragione di tutto questo sta nel fatto che gli istituti finanziari e le società fiduciarie continuano a tenere in vita molte aziende dispendiose e inefficienti. Finché questi carrozzoni non dichiarano bancarotta e le banche non prendono nota delle perdite, gli istituti di credito continueranno ad avere bisogno di grandi quantità di fondi sul mercato interbancario, fattore che fa salire i tassi di interesse”.

Lo scorso anno Alibaba ha creato Yu’e Bao, conto di deposito online dove si possono versare somme di denaro da investire e disinvestire senza commissioni. «Un vampiro succhia-sangue», lo ha definito un commentatore della ‘China Central Television’A nove mesi dal lancio, lo scorso 26 febbraio i depositi su Yu’e Bao erano saliti a 81 milioni, rispetto ai 49 milioni del 15 gennaio. Yu’e Bao, che offre un tasso di interesse del 6%, rischia di minare il grande vantaggio detenuto fino a oggi dagli istituti di credito: ovvero il basso costo del capitale. In Cina i tassi attivi e passivi sono strettamente regolamentati e le banche sono in grado di mantenere un rendimento fisso piuttosto redditizio. A causa della mancanza di altre opzioni d’investimento, fino a oggi, i risparmiatori cinese sono rimasti ancorati ai canali tradizionali, ma ora che le società internet cinesi offrono un’alternativa con ritorni il 50% superiori, tamponare la grande fuga dalle banche sarà sempre più difficile.

“Penso che la PBoC si stia effettivamente muovendo verso l’eliminazione del tetto sui depositi annunciato durante l’Assemblea nazionale del popolo, dato che si tratta di una misura fondamentale per attuare la liberalizzazione finanziaria”, ci dice Michael Pettis, professore di Finanza preso la Guanghua School of Management dell’Università di Pechino, “ma serviranno ancora un anno o due affinché il tasso di crescita del Pil nominale cali di 2-3 punti percentuali. Solo così si può sollevare il tetto senza rischiare un aumento destabilizzante dei tassi”.

Nonostante la crescita esplosiva che ha attratto depositi per un valore di mezzo miliardo di yuan in otto mesi, i fondi accumulati dal gioiellino di Alibaba equivalgono al momento a meno dello 0,5% dei depositi detenuti complessivamente dalle banche. Una sfida impari in cui, tuttavia, Golia vede Davide avvicinarsi a passo veloce. Yu’e Bao è salito da 50 milioni a 500 miliardi di yuan nell’arco di soli otto mesi. Vale a dire che si è espanso di 10mila volte in meno di un anno, ovvero 3 milioni di yuan al minuto. Secondo stime di China International Capital Corp, i money market fund, come Yu’e Bao, potrebbero arrivare a gestire l’8% dei depositi bancari nel giro di tre anni. Il rischio relativamente contenuto dei servizi offerti e la possibilità di accedere ai fondi con facilità sembrano aver attratto sopratutto una clientela giovane, tanto che i titolari dei conti di Yu’e Bao -stando a quanto sostenuto da Alibaba- hanno in media 26 anni.

Nonostante il Governatore della banca centrale, Zhou Xiaochuan, abbia dissipato i timori circa la chiusura del fondo, è comunque assai improbabile che Yu’e Bao riesca a mantenere un rendimento annuo del 6%. Yu’e Bao è nato in un momento in cui la Cina si trovava ad affrontare una mini crisi sistemica del settore bancario, con un’ipotesi credit crunch all’orizzonte e i tassi interbancari alle stelle. Al tempo era sembrato una manna dal cielo. Ma ora che l’allarme liquidità pare essere rientrato, le proiezioni degli economisti preannunciano per il fondo di Alibaba un calo dei proventi attorno al 3-4%. “Il settore finanziario online è ancora di dimensione contenute, quindi penso che i regolatori non interverranno troppo massicciamente, ma se continuerà a crescere così velocemente prima o poi occorrerà prendere una decisione”, conclude Pettis. 

Per capire la portata e, sopratutto, la rapidità del fenomeno nel suo insieme basti pensare che nel 2004 circa 1 cinese su 100 era in possesso di una carta di credito. Nel 2008 la percentuale si aggirava ancora attorno al 10% della popolazione. Secondo stime di Credit Suisse, il valore totale delle transazioni online è passato da quasi zero del 2008 a circa 4000 miliardi di yuan nel 2012. Nel 2013 il volume totale dell’e-commerce cinese ha superato i 10 trilioni di yuan, di cui 1,85 trilioni in vendite al dettaglio online. Numeri che attestano il sorpasso cinese sugli Stati Uniti come primo mercato retail digitale e la crescente disinvoltura dei cinesi con i pagamenti elettronici.

Stesso trend per i fondi azionari? Lo scorso novembre il patrimonio gestito dei fondi del mercato monetario cinese ammontavano a 575 miliardi, una cifra che la società svizzera stima potrebbe salire a 5400 miliardi entro il 2020. Si presuppone che altri prodotti finanziari, come fondi azionari, potrebbero registrare un incremento analogo. Il punto è: saranno gli istituti finanziari tradizionali a proporli o i nuovi big della rete?

 

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