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Algeria, Renault delocalizza. L'ira di Marine Le Pen 40

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Tre anni di negoziati, un anno per la costruzione della fabbrica e Carlos Ghosn, direttore generale di Renault, nel corso di un’inaugurazione in pompa magna alla quale hanno partecipato il primo ministro algerino Abdelmalek Sellal, il ministro degli esteri francesi Laurent Fabius ed il ministro dell’economia francese Emmanuel Macron, ha potuto inaugurare la prima fabbrica Renault a Oued Tlelat, nei pressi di Orano, la seconda città più grande d’Algeria. La fabbrica, secondo le stime, sfornerà in media almeno 25.000 veicoli all’anno contando su un’unica squadra di assemblaggio composta da 350 operai specializzati, rigorosamenti algerini, dato il basso costo della manodopera. Allargando l’èquipe di assemblaggio nei prossimi anni la fabbrica, a pieno regime, conta raggiungere una produzione di ben 75.000 veicoli l’anno.

 

Marocco e Algeria, la strategia di delocalizzazione Renault

In confronto ad altre unità produttive il nuovo sito di Orano resta di minore entità, così come il resto delle fabbriche impiantate in Algeria rispetto a quelle impiantate in Marocco. Basta guardare alla fabbrica di Somaca, a Casablanca, che già produce 78.000 veicoli l’anno ed impiega 1.500 operai. Nella fabbrica di Tangeri lavorano invece 5.500 operai altamente specializzati capaci di sfornare ben 400.000 veicoli all’anno. In Algeria Renault non è l’unico attore. La fabbrica infatti è co-detenuta dallo stato algerino per il 51%. Di questo 51% la Società Nazionale dei Veicoli Industriali (SNVI) deterrà il 36% ed il Fondo Nazionale degli Investimenti algerino il 15%. Il grosso dell’investimento per lanciare la nuova fabbrica di Orano grava dunque soprattutto sullo stato algerino.

 

Delocalizzazione nel Maghreb…e licenziamenti in Francia

Nonostante una crescita innegabile che ha permesso a Renault nel 2013 di stabilire un nuovo record di vendita di auto (8,3 milioni di vetture vendute), Renault s’appresta a sopprimere non qualche centinaio ma migliaia di posti di lavoro in tutta la Francia: ben 7.500 licenziamenti sono previsti entro il 2016, ovvero più del 15% dei suoi effettivi. Dai 44.642 dipendenti si passerà dunque a 37.142 tra pre-pensionamenti e partenze “volontarie”. Contemporaneamente la strategia di delocalizzazione di Renault prosegue da anni e in special modo nel Maghreb. Un esempio è la seconda unità di fabbricazione che sorge a Melloussa, a 30 chilometri da Tangeri in Marocco. Inaugurata nel Febbraio 2012, è stata potenziata all’inizio dell’anno ed ora è pronta a sfornare ben 340mila macchine all’anno. L’idea di Renault è quella di fare diventare questo stabilimento un hub della casa automobilistica pronto a rifornire tutto il Mediterraneo, Asia e Americhe. Lo stabilimento di Melloussa è destinato a diventare il più grande di tutta l’Africa.

 

Manodopera a basso costo e zone franche

Ma perché delocalizzare qui? Semplice. In questa zona franca situata a 30 chilometri dal porto di Tangeri, Renault è esonerata dal pagare imposte per almeno 5 anni. Non c’è traccia di tasse d’esportazione ma, la cosa più importante, i salari sono molto, molto bassi. Per avere un’idea della differenza con l’Europa basti sapere che un operaio in una fabbrica Renault in Marocco percepisce in media 240 euro mensili. Comparati ai 1.800 lordi che ne prende uno in Francia (con 10 anni d’anzianità) non è difficile capire perché la casa automobilistica francese abbia scelto di delocalizzare qui. Pure la Romania (con i suoi salari a 500 euro) è diventata troppo cara per Renault che ha delocalizzato dunque a Oued Tlelat, a circa 400 chilometri a ovest di Algeri, dopo un accordo tra il governo algerino e la casa automobilistica. Qui sono stati investiti fino ad ora 50 milioni di euro per un impianto che dovrebbe produrre 25mila macchine all’anno fino a raggiungere le 75mila unità entro il 2020.


Le Pen: «provocazione indecente»

L’inaugurazione in pompa magna ad Algeri di un marchio francese in piena espansione mentre la Francia è in piena stagnazione economica non è piaciuta alla presidente del Front National Marine Le Pen che ha qualificato il viaggio dei due ministri e la cerimonia d’inaugurazione come «una provocazione particolarmente indecente». «Che una fabbrica Renault apra in Algeria – ha detto la Le Pen – ci può stare ma che dei ministri si rechino in Algeria per celebrare l’evento nel momento in cui le fabbriche francesi chiudono e le delocalizzazioni s’accelerano è semplicemente un insulto per i lavoratori francesi». Per Marine Le Pen il viaggio dimostra che i ministri dell’attuale governo «non solo subiscono il modello economico attuale ma ne incoraggiano l’attuazione e lo promuovono».

 

Azione, ambizione, amicizia: riavvicinamento Francia-Algeria

Il partenariato economico-politico tra Francia e Algeria è fondamentale per entrambi i paesi. L’Algeria importa dalla Francia prodotti finiti, la Francia importa dall’Algeria idrocarburi. Ecco il motivo del viaggio del ministro degli esteri francesi Laurent Fabius accanto a quello dell’economia. Dietro questa nuova inaugurazione, e dietro la presenza di ben due ministri, c’è la volontà infatti di riavvicinare i due Paesi dopo la cesura provocata dallo shock per l’orrenda uccisione dell’ostaggio francese Hervé Gourdel sulle montagne d’Algeria da parte del gruppo terrorista Jund Al Khilafah (Soldati del Califfo), affiliato all’ISIS. «Questo stabilimento – ha detto Fabius – incarna una partnership franco-algerina esemplare e la triade azione-ambizione-amicizia». Per Fabius i legami tra Parigi e Algeri continueranno a rafforzarsi negli anni a venire, in particolare nei settori del turismo e dell’industria. L’Algeria è un mercato troppo importante per la Francia e un’eventuale recrudescenza di attentati di gruppi affiliati all’ISIS contro gli interessi francesi potrebbe spaventare gli investitori e dirigerli altrove. Sul piatto c’è infatti una ghiotta fetta di mercato automobile, il secondo di tutta l’Africa.

 

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