sabato, Settembre 25

Algeria – Marocco: cane e gatto del Maghreb “La rottura è il risultato di ciò che Algeri ha considerato ‘atti ostili’ da parte di Rabat. Quindi, è legata alle tensioni nelle relazioni bilaterali. L'Algeria ha dovuto affrontare molti problemi socioeconomici ereditati dall'era Bouteflika, caratterizzata da un alto grado di corruzione... che ha portato alla perdita dell'influenza algerina. Tuttavia, è proprio il risveglio della diplomazia algerina che ha esacerbato le tensioni con il Marocco”. Intervista a Yahia Zoubir, esperto di geopolitica di stanza in Francia

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È di pochi giorni fa la notizia che l’Algeria ha deciso di chiudere le relazioni diplomatiche con il Marocco, portando le relazioni fra i due Paesi al vertice della tensione più alto dagli anni Settanta. Ad annunciarlo è stato il Ministro degli Esteri algerino, Ramtane Lamamra, che ha spiegato: “Dal giorno dell’indipendenza e per tutta la storia il Marocco ha continuato a compiere azioni ostili nei confronti del nostro Paese”.

Una dichiarazione altisonante che riflette, però, la realtà di una relazione bilaterale da sempre piuttosto altalenante quanto burrascosa (a giugno 2020 l’Algeria ha espulso dal suo territorio un console marocchino che ha definito l’Algeria “un Paese nemico”) – il confine non viene aperto da ventisei anni e le relazioni tra i due Paesi sono congelate – ma che, negli ultimi mesi, ha visto aumentare la tensione, secondo Lamamra, soprattutto in seguito alla sottoscrizione, nel dicembre 2020, da parte marocchina degli Accordi di Abramo, promossi dagli Stati Uniti allora guidati da Donald Trump e che prevedevano il riconoscimento diplomatico e l’apertura di relazioni da parte di alcuni Paesi arabi nei confronti di Israele. Una volta firmato, Rabat si è vista accordata la ‘ricompensa’ promessa dagli USA, cioè il riconoscimento unilaterale statunitense della sovranità sul Sahara Occidentale, un terreno di disputa ancora aperta tra Algeria e Marocco. 

Ma andiamo con ordine. Algeria e Marocco non sono sempre stati ‘cane’ e ‘gatto’: in epoca coloniale, il Partito popolare algerino, il Parti du Peuple Algerien, (PPA) e il Partito Istiqlal marocchino coordinarono le loro azioni contro il nemico comune, il colonialismo, per raggiungere l’indipendenza che, come noto, non conseguirono contemporaneamente: idem fecero il Fronte di liberazione nazionale algerino, il Front de Libération Nationale (FLN), e l’Esercito di liberazione nazionale, l’Armée de Libération  Nationale (ALN), che collaborarono anche nel biennio 1954-55 con l’Esercito di liberazione marocchino. 

Il Marocco ottenne l’indipendenza per primo, nel 1956, ma ciò nonostante continuò a fornire supporto militare all’ALN ed accolse centinaia di migliaia di profughi algerini in fuga dalla guerra. Il fronte algerino-marocchino era così coeso che Rabat respinse persino una proposta della Francia di smantellare la base dell’FLN in Marocco in cambio della restituzione di due città di confine, Tindouf e Bechar, su cui il Marocco rivendicava la sovranità in nome del ‘Grande Marocco’ ma che erano sotto l’amministrazione francese dell’Algeria. In questo periodo iniziò a farsi sentire l’opposizione saharawi contro l’occupazione coloniale: nel novembre 1957 alcuni sarahawi attaccarono le truppe spagnole nella provincia di Tarfaya, alleandosi per l’occasione a quelle dell’Armata di Liberazione Marocchina (ALM). La Spagna accettò allora di unire le sue forze a quelle della Francia per porre fine all’insurrezione . In particolare, l’idea di un’operazione militare congiunta prese corpo dopo un attacco contro Ifni . Nel febbraio 1958 iniziò, dunque, l’operazione detta Ecouvillon e le due potenze coloniali ebbero la meglio sugli insorti, grazie all’aiuto del sultano Mohamed V e delle sue Forze Armate Reali (FAR) .

Fu sui confini, però, che si aprirono le prime fratture. Il Re del Marocco, Hassan II, firmò nel 1961 un accordo con il governo provvisorio algerino in esilio in base al quale entrambe le parti riconobbero l’esistenza di una disputa di confine, ma erano d’accordo nel ritardarne la risoluzione fino a quando anche l’Algeria non avesse ottenuto l’indipendenza. Una volta ottenuta il 5 luglio 1962, il Re marocchino Hassan II riprovò e chiese alle nuove autorità algerine di risolvere finalmente la questione delle città di confine di Bechar e Tindouf, su cui Rabat rivendicava la sovranità.

Ma l’atteggiamento algerino fu ambiguo: in un primo momento l’allora Presidente dell’Algeria, Ahmed Ben Bella, chiese tempo alla controparte, motivando questa richiesta con la necessità di ricevere il bene placet dell’FLN; in seguito, però, nell’autunno del 1963, prese posizione netta, affermando che l’Algeria era «una e indivisibile dai confini tunisini a Tindouf». Alle dichiarazioni, si aggiunsero i primi fatti che esacerbarono ancor di più i contrasti tra i due Paesi: uno di questi fu la sottoscrizione, da parte algerina, della carta dell’Unione Africana (AU), la quale prevedeva che i confini stabiliti durante l’era coloniale non potevano essere modificati se non con il consenso di entrambe le parti. Questa era, di fatto, una marcia indietro che l’allora Ministro degli Esteri algerino, Abdelaziz Bouteflika, allora ministro degli Affari esteri dell’Algeria, giustificò asserendo che l’accordo del 1961 “era un compromesso politico di circostanza”, “dettato dagli imperativi della guerra di indipendenza”, “non di per sé giuridico, quindi non poteva impegnare il futuro di un’Algeria sovrana”. Una pietra tombale su quel rapporto bilaterale,  cementatosi nel corso della guerra anti-coloniale, che segnò un’inversione a U non priva di conseguenze: la prima fu lo schieramento dell’esercito al confine, nell’estate 1963, da parte di Rabat. Nelle settimane seguenti, iniziarono le prime schermaglie fino a che l’8 ottobre, il Re Hassan II, fece l’ultimo tentativo onde evitare l’escalation inviando un emissario ad Algeri per trovare un compromesso, ma senza successo. L’Algeria sosteneva di aver respinto le ambizioni marocchine per la terra al confine, mentre Rabat rispondeva dicendo di subire provocazioni alle frontiere dell’esercito algerino appoggiato dall’Egitto.

Di lì a qualche giorno, il 25 Settembre, scoppiò la cosiddetta ‘Guerra delle Sabbie’, con intensi scontri armati nei pressi delle cittadine di Tindouf e Figuig; il conflitto che si concluse nel giro di un mese, il 2 novembre, con un cessate il fuoco negoziato dall’Unione Africana con la mediazione del Presidente del Mali, Modibo Keïta e dell’imperatore etiope, Haile Selassie.

L’attacco marocchino suscitò la solidarietà della comunità internazionale verso l’Algeria: gli altri Stati africani e della Lega Araba si affrettarono a condannarlo e a disconoscere le pretese territoriali avanzate dai marocchini e perfino l’Egitto decise di inviare truppe per appoggiare l’Algeria e questo provocò uno stallo nel conflitto il 13 Ottobre. Ma l’Egitto non fu l’unico ad inviare uomini in aiuto di Algeri: il 22 ottobre successivo – Castro voleva fosse un segreto, ma tale non rimase – un centinaio di soldati cubani sbarcarono a Orano, forniti di carri armati T-34 e una batteria di cannoni da 122 mm, e guidati dal comandante delle forze cubane era Efigenio Ameijeiras, uno stretto collaboratore di Fidel Castro e un veterano della Rivoluzione cubana. Con il supporto cubano, gli algerini progettarono l’operazione Dignidad”, per rintuzzare i marocchini dai territori conquistati e arrivare ad occupare la città marocchina di Berguent. Un attacco che non si verificò mai così come non si avverò quello pianificato dai marocchini, cancellato dal Re in persona per evitare ulteriore supporto all’Algeria.

Sul campo, per la verità, Rabat aveva già prevalso perché era riuscito a conquistare vaste aree intorno a Tindouf, Hassi Beida e Tinjoub, ma il cessate fuoco, con il trattato siglato il 20 febbraio 1964, ripristinò la situazione pre-guerra e stabilì una zona demilitarizzata tra le due nazioni, controllata dalla prima forza multinazionale di peacekeeping targata OUA. 

Del resto l’Esercito popolare nazionale algerino si era costituito da poco grazie all’afflusso di gruppi guerriglieri indipendentisti (l’Esercito di Liberazione Nazionale) e non si era ancora liberato della guerriglia come unica tattica di combattimento.  Inoltre, l’equipaggiamento era per lo più vetusto e quanto c’era di moderno era, però, di un quantitativo insufficiente: si pensi ai carri armati leggevi AMX-13, che Algeri aveva ordinato alla Francia, ma che in quel momento erano solamente 12, di cui 4 donati proprio da Rabat un anno prima. C’erano poi 10 carri armati T-34 sovietici che, però, erano privi di armamento perché adibiti allo sminamento. A differenza del nemico, non disponeva di aeronautica. Va detto che l’esercito algerino era numericamente più grande di quello marocchino il quale, però, poteva contare su un armamento migliore: 14 moderni carri armati medi sovietici T-54, 12 cacciacarri sovietici SU-100, 17 carri leggeri AMX-13 e centinaia di autoblindo francesi Panhard EBR.

Nel 1969, Hassan II riconobbe formalmente l’indipendenza della Mauritania, un Paese su cui il Marocco in passato aveva rivendicato la sovranità. La disputa sul confine con Algeri, però, rimase aperta fino al 1969 quando fu risolta nel corso del noto ‘vertice di Ifrane’ tra il Presidente algerino, Houari Boumediene – che nel 1965 aveva estromesso Ahmed Ben Bella con un colpo di stato – e il sovrano marocchino Hassan II. Qui si gettarono le basi per quello che, nel 1972, sarebbe stato il ‘Trattato di Ifrane’, con cui il Marocco rinunciava ufficialmente a qualsiasi pretesa su Tindouf e Bechar, chiedendo in cambio all’Algeria di addivenire alle rivendicazioni territoriali marocchine sul ‘Sahara spagnolo’, di vendere a Rabat gas a prezzi economici e di poter sfruttare, fifty-fifty, la miniera di ferro di Gara Djebilet situata sul lato algerino. Condizioni che il Presidente Boumediene accettò, firmando il Trattato.

La Guerra delle Sabbie, pur essendo un conflitto a bassa intensità della durata di un mese, con una portata geografica limitata, generò una diffidenza reciproca tra Marocco e Algeria che non si è più rimarginata e quando, nel 1975, la Spagna, con la fine della dittatura di Franco, firmò l’Accordo di Madrid con Marocco e Mauritania e lo abbandonò insieme alle altre sue colonie in Nord Africa, ad eccezione dei territori di Ceuta e Melilla, il Sahara divenne ben presto l’arena di scontro per l’equilibrio di potenza tra i due Paesi. 

L’Accordo di Madrid fu aspramente osteggiato dall’Algeria, che lo considerava sia una continuazione del colonialismo che una minaccia all’influenza algerina in Nord Africa. Inoltre gli l’Accordo di Madrid costituiva una violazione della dichiarazione della Corte internazionale di giustizia (ICJ) del 1975 secondo cui né il Marocco né la Mauritania hanno sovranità territoriale sul Sahara occidentale. Le Nazioni Unite non hanno riconosciuto gli Accordi di Madrid e un parere del 2002 dell’Ufficio per gli affari legali delle Nazioni Unite ha chiarito che i poteri colonizzatori non possono semplicemente consegnare le chiavi di un Paese a un altro.

Il 24 maggio 1975 il governatore del Sahara Occidentale, il generale Gomez de Salazar, annunciò il piano di evacuazione del territorio previsto dall’Operazione ‘Hirondelle’. Algeria e Marocco, che ideologicamente e strategicamente guardavano in direzioni opposte, si trovavano, dunque, su posizioni inconciliabili in quanto se Rabat pretendeva che Algeri sostenesse la pretesa marocchina di riappropriarsi del Sahara se voleva ottenere le rinunce territoriali auspicate dal Trattato di Ifrane, Algeri, dal canto suo, o accondiscendeva oppure, per contenere l’influenza marocchina, sosteneva un referendum sull’autodeterminazione dei Saharawi e del movimento POLISARIO, che volevano creare uno Stato Saharawi indipendente. Facendo ciò, l’Algeria poteva ancora sperare di avere anche un accesso all’Oceano Atlantico. 

Boumediene cambiò idea, stracciando di fatto l’intesa firmata da Hassan II e Abdelaziz Bouteflika nel luglio 1975 a Rabat, e decise di sostenere l’ipotesi del referendum. Il che spinse, nel novembre 1975, il re Hassan II ad organizzare la cosiddetta ‘Marcia Verde’, per rivendicare la sovranità sul Sahara occidentale, un territorio quasi delle dimensioni marocchine al confine meridionale, invocando ancestrali legami culturali e politici. Il successo di questa iniziativa colse Algeri completamente alla sprovvista. 

L’obiettivo delle truppe che avanzavano lungo la costa era l’occupazione di El-Aaiun e delle miniere di fosfato di Bou Craa. Il 28 novembre hanno catturato il secondo insediamento più grande, Smara. In meno di un mese, 25.000 uomini dell’esercito marocchino occupò il Sahara occidentale. L’ultimo soldato spagnolo che lasciò il territorio dell’ex Sahara spagnolo il 12 gennaio 1976. In seguito, solo 150 ufficiali spagnoli furono lasciati indietro per eseguire e osservare la transizione senza soluzione di continuità tra spagnolo e amministrazione marocchina del territorio.

Intanto, nei primi anni ‘60, il nazionalismo Sahrawi si espresse per la prima voltanel Movimiento Vanguardista di Mohamed Sid Brahim Bassiri, un giovane nato nel Sahara Occidentale, stabilitosi in Marocco nel 1958 e che in seguito aveva proseguito gli studi in Egitto e Siria . Da riformista e oderato, conoscitore del Corano ma non integralista, il suo pensiero iniziò a diffondersi tramite il suo giornale “Shiheb” (in arabo “fuoco vivo”), subito censurato dal Marocco che, però, non riuscì ad impedire, nel 1967, la formazione clandestina del Movimento di Liberazione del Saguia Al Hamra el Oued ed Dahab.

Fra il 1971 ed il 1972 alcuni membri del Movimiento, dopo la repressione della manifestazione di Zemla e un lungo periodo fra carcere, decisero di emigrare in Mauritania per preparare la nuova strategia di lotta. Il governo mauritano tollerò la presenza di questi rivoluzionari mentre a Rabat nasceva negli stessi mesi un movimento di resistenza clandestino formato da studenti, da intellettuali di idee anti-spagnole e da ex militanti del Movimento di Liberazione del Sahara. A comandarlo c’era  Mustafa Sayed Al Ouali, che aveva studiato in Marocco ottenendo una borsa di studio dove ebbe i primi contatti con i giovani della diaspora sahrawi.

Il POLISARIO (Frente Popular para la Liberación de Saguia el Hamra y Río de Oro), un’organizzazione politico-militare indipendentista costituitosi come movimento il 10 maggio 1973 per combattere la Spagna e  sostenuta dall’Algeria, si oppose alla rivendicazione del Marocco. Il suo primo attacco fu condotto il 20 maggio 1973 contro un posto di blocco militare spagnolo a El-Khanga. Presto il Polisario eseguì altri attacchi contro altri avamposti militari più piccoli, oltre a ripetuti assalti alle miniere di fosfato di Bou Craa. Danneggiarono anche i sistemi di trasporto del fosfato che collegano le miniere con il porto. Quindi, gli spagnoli mobilitarono le loro divisioni militari per affrontarli. Nel marzo 1974 fu lanciata l’Operazione “Barrido”, nella quale vennero impiegati i reparti della Policia Territorial e dei Tropas Nomadas. II Congresso del POLISARIO, che si svolse dal 25 al 31 agosto 1974, fu decisa la linea politica del Frente, con l’obiettivo principale dell’indipendenza del Sahara Occidentale. Il 20 ottobre seguente fu effettuata una delle azioni più importanti e spettacolari di quella fase: il sabotaggio alla cinta di fosfati di Bou-Craa .

Il POLISARIO venne riconosciuto dall’ONU nel 1975 come unico e legittimo rappresentante del popolo sahrawi e, nel 1976, proclamò la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) per incarnare il suo progetto di indipendenza, instaurando un governo in esilio in Algeria che la riconobbe per prima. Pur non essendo riconosciuta da tutta la comunità internazionale, continua a rappresentare simbolicamente lo sforzo di autodeterminazione dei Saharawi. Il Polisario, intanto, contribuì alla fondazione dell’Esercito di Liberazione del Popolo Sahariano (Ejército de Liberación Popular Saharaui; ELPS)

Gli eserciti algerino e marocchino, intanto, entrarono in conflitto diretto due volte, nel gennaio e nel febbraio 1976, durante le due battaglie di Amgala. Nel marzo dello stesso anno, Rabat e Algeri interruppero le relazioni diplomatiche ed espulsero migliaia di cittadini l’uno dell’altro. Il conflitto dal 1975 al 1991 è articolato in quattro fasi: dal 31 ottobre 1975 al 9 giugno 1976 la cosiddetta“difesa positiva”, dal 9 giugno 1976 al 31 dicembre 1978 l’“Offensiva El Uali martire”, dal 1978 al 1984 l’“Offensiva Houari Boumedienne”, dal 1984 al 1991 l’“Offensiva Gran Maghreb” .

Dal 1977, i due Paesi intrapresero negoziati segreti per trovare una soluzione pacifica alla guerra in corso e, nell’estate 1978, venne concordato un incontro tra Boumediene e Hassan II, ma l’incontro non ebbe mai luogo perché Boumediene si ammalò e morì nel dicembre 1978. Dopo aver inizialmente occupato la parte meridionale del Sahara Occidentale, la Mauritania firmò un accordo di pace con il POLISARIO nel 1979. 

Seguirono anni di scontro militare di guerriglia portata avanti dal POLISARIO contro l’esercito marocchino che, dal 1980, rispondeva costruendo 2.700 chilometri di muro difensivi pesantemente minati e pattugliati, che arrivarono a coprire l’80 per cento del territorio conteso. Il conflitto spinse la maggior parte dei sahrawi a cercare rifugio in Algeria, vicino alla cittadina desertica di Tindouf, dove si sono stabiliti in cinque campi organizzati dal Polisario e in parte finanziati dall’ONU. Il Marocco finì per controllare l’80% del territorio fino all’intervento delle Nazioni Unite (ONU). Oltre 150.000 persone vivono ancora lì. Nelle parti del territorio controllate da Rabat, i sahrawi subiscono una sistematica repressione da parte delle autorità che non consentono manifestazioni a sostegno dell’autodeterminazione del Sahara occidentale. 

Il conflitto era ad un punto morto alla fine degli anni ’80, poiché il Marocco aveva iniziato a rispondere attivamente mentre il POLISARIO aveva perso la spinta propulsiva iniziale, anche perché, nel frattempo, nel 1985, aveva perso il sostegno libico. Inoltre, sotto la presidenza del successore di Boumediene, Chadli Bendjedid, l’Algeria sembrò più disponibile a dare nuova linfa alle relazioni con il Marocco: Bendjedid, infatti, divenuto presidente dell’Algeria nel 1979, iniziò un processo di riconciliazione, mediato dall’Arabia Saudita, con Rabat che favorì il ripristino delle relazioni diplomatiche nel maggio 1988 a cui seguì, in giugno, il primo vertice del Maghreb che riunì a Zeralda, nei pressi di Algeri, tutti i capi di stato del Nord Africa. Fu in questo quadro che maturò la firma del Trattato di Marrakech del febbraio 1989, che creò formalmente l’Unione del Maghreb arabo (AMU), con sede a Rabat, che avrebbe dovuto portare molto rapidamente ad un’integrazione dei Paesi del Maghreb tale da consentire la libera circolazione delle merci e delle persone, finanche alla creazione di un mercato comune e di un’unione unitaria e tariffaria. 

L’anno prima, il 30 agosto 1988, le parti in conflitto siglarono il Settlement Plan il quale conteneva le linee guida per l’attuazione, l’implementazione e lo svolgimento del Piano di Pace che doveva portare, in seguito al cessate il fuoco, al referendum per l’autodeterminazione della popolazione saharawi e alla messa in atto dei suoi risultati.

Niente di tutto questo si è mai realizzato concretamente, ma, nel 1991, l’ONU istituì la Missione per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO) per fermare il conflitto imponendo, il 6 Settembre di quell’anno, un cessate il fuoco, impegnandosi altresì ad organizzare un referendum di autodeterminazione per i Saharawi e per creare una terra ‘cuscinetto’ tra le truppe marocchine e il POLISARIO. Tra il 1997 e il 1998, la MINURSO stipula con il Fronte Polisario e con il Regno degli accordi militari che definiscono la “zona tampone” di 5 km di larghezza che corre lungo il muro militare da sud a est. Nella “zona tampone”, in cui non è incluso il muro, è vietato l’ingresso di personale o attrezzature militari dei due eserciti sia via terra che via aerea, nonché l’uso di armi. In questi accordi viene stabilita anche un’’area riservata’, composta da due parti di 30 km di larghezza ciascuna e situate una a nord e a ovest del muro e la seconda a sud e est dello stesso. Il muro è incluso nella prima area, la zona tampone di 5 km nella seconda. Infine, l’intesa militare prevede “aree con restrizioni limitate”, rispettivamente a nord e a ovest della prima area riservata e a sud e ad est della seconda, nelle quali possono essere svolte quotidiane attività militari ma non attività di armamento o costruzione di nuovi centri di comando. 

Il referendum si è mai tenuto visto che l’assenza di intesa tra il Marocco e il Fronte POLISARIO su chi può votare sullo status del territorio. Anche il cessate il fuoco, raggiunto dopo vent’anni di guerra, è, come vedremo, di nuovo a rischio. Nel 1994, però, il dialogo tra il Marocco e il POLISARIO si era arenato anche perché l’Algeria si ritrovò con una guerra civile dentro casa, scatenata dopo la vittoria del Fronte islamico di salvezza (Front Islamique du Salut, FIS) alle elezioni legislative del dicembre 1991. Nel gennaio 1992, l’esercito algerino prese il potere e il Presidente Bendjedid si dimise. Un Paese in piena guerra civile fu terreno fertile per gruppi jihadisti come l’Esercito della Salvezza Islamica noto come l’Armée islamique du salut (AIS) e ancor di più il Gruppo islamico armato estremista (Groupe Islamique Armé, GIA). Quest’ultimo si era già reso responsabile di attacchi contro stranieri provenienti da Paesi sospettati di sostenere il governo algerino, come la Francia, la cui capitale Parigi, nel luglio 1994, fu attaccata dal GIA, provocando la morte di otto persone e il ferimento di diverse centinaia; nell’agosto successivo, fu preso di mira il Marocco, allorquando due cittadini francesi di origine algerina appartenenti al GIA fecero fuoco contro un gruppo di turisti occidentali a Marrakech, uccidendo due cittadini spagnoli e ferendone uno. Nonostante fossero stati arrestati i responsabili, il ministero dell’Interno marocchino accusò i servizi segreti algerini di essere responsabili degli attentati. Il governo algerino rispose imponendo l’obbligo del visto per i cittadini marocchini e chiudendo le frontiere con il Marocco.

Questa crisi incrinò il processo di riconciliazione così come mandò in cantina l’idea dell’AMU. Da quel momento in poi, le frontiere sono rimaste chiuse e questo costa a entrambi i Paesi circa il 2% del loro tasso di crescita annuale. L’elezione di Abdelaziz Bouteflika alla presidenza nel 1999, la sua partecipazione ai funerali del Re Hassan II, morto il 23 luglio 1999, in Marocco per il quale stabilì 3 giorni di lutto in Algeria, fece sperare in un nuovo riavvicinamento tra i due Paesi. Poco dopo, Bouteflika accusò il Marocco di ospitare basi del GIA, da cui erano stati pianificati e diretti alcuni attacchi contro gli algerini, e di esportare droga in Algeria.

Anche gli Stati Uniti provarono a far riprendere il dialogo con una proposta esposta da James Baker nel 2001, che è l’autonomia, e che si distacca nettamente non solo dal Piano di Pace, ma anche da ogni affermazione sul diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi ribadita ancora dalle Nazioni Unite. Fortemente rifiutata dal Fronte Polisario, venne seguita dal cosiddetto Piano Baker II del 2003 che prevedeva l’autonomia di cinque anni nel contesto di sovranità marocchina, seguita dal referendum a cui avrebbero partecipato anche tutti i residenti nel Sahara Occidentale dal 30 dicembre 1999. Questo piano è stato accettato dopo un momento di riserva iniziale dal Fronte POLISARIO, e incredibilmente rigettato dal Marocco, che al contrario delle dichiarazioni fatte a James Baker nelle sue consultazioni precedenti alla proposta, rifiuta da questo momento qualsiasi opzione referendaria che comprenda esplicitamente l’indipendenza. Baker, constatata la mancanza di volontà del Consiglio di Sicurezza di costringere il Marocco ad accettare quella che sembrava l’ultima opzione viabile possibile e per di più a suo netto favore per la risoluzione del problema, rassegnò le dimissioni.

Nel luglio 2004, il re Mohammed VI abolì l’obbligo del visto per gli algerini che entrano in Marocco; nell’aprile 2006, il presidente Bouteflika ricambiò il gesto. Si susseguirono visite reciproche ad alto livello, ma progressi non se ne fecero. Anzi, le relazioni bilaterali si surriscaldarono nel giugno 2005 quando il Marocco si stava preparando per una visita dell’allora primo ministro algerino Ahmed Ouyahia e della sua delegazione a Rabat per firmare diversi accordi. La visita venne annullata all’ultimo minuto con Rabat che affermava che non fosse il momento giusto e l’Algeria che protestava.Nel 2012 lo stesso premier algerino Ouyahia rese noto che la riapertura delle frontiere non era una priorità per il suo governo.

Il 1 novembre 2013, alcuni giovani marocchini hanno organizzato una protesta davanti al consolato algerino nella città settentrionale di Casablanca contro le dichiarazioni di Bouteflika sui diritti umani nella regione del Sahara, conclusasi con l’incendio della bandiera algerina. I governi dei due Paesi richiamarono ciascuno proprio ambasciatore e, in seguito, Algeri protestò anche contro la sentenza del tribunale che condannò l’uomo accusato di aver bruciato la bandiera a due mesi di carcere.

Due anni dopo, nel 2007, il Marocco, rifiutando l’opzione di un referendum mediato dall’ONU, ha presentato al Segretario generale delle Nazioni Unite il suo Piano di autonomia, che impedirebbe la creazione di un Sahara occidentale indipendente trasformandolo in una regione autonoma all’interno del Regno. Il piano, rigettato dal POLISARIO e dall’Algeria, ricevette l’appoggio immediato della comunità internazionale, a cominciare dal Consiglio di sicurezza dell’ONU.  

Contemporaneamente, il Regno ha anche cercato di diminuire il sostegno internazionale ai Saharawi. Uno dei più grandi passi diplomatici, in questo senso, è stata la reintegrazione nell’Unione Africana (UA) nel 2017. Aveva lasciato il predecessore dell’organismo, l’Organizzazione dell’Unità Africana, nel 1984 dopo che la RASD era stata ammessa come membro. Dal suo ritorno, Rabat è riuscita a raccogliere il sostegno di 28 Stati membri per spingere per l’espulsione della RASD. Questa reintegrazione è avvenuta nonostante il fatto che la rivendicazione della sovranità del Marocco sul Sahara occidentale sia contraria ai protocolli dell’UA, che sostengono il principio dell’integrità territoriale. Dal 2016, il re Mohammed VI del Marocco è stato personalmente attivo nel rafforzare la presenza economica del suo Paese in tutta l’Africa. Ha visitato più di una dozzina di stati, per lo più situati nell’Africa subsahariana, e si è assicurato accordi commerciali e investimenti diretti esteri. Banche, compagnie telefoniche e assicurative hanno ampliato i propri servizi oltre i confini nazionali.

Attraverso questa strategia, il regno ha raccolto il sostegno continentale, principalmente dagli stati africani francofoni. Una volta firmati accordi di investimento o di commercio rafforzato, gli stati hanno ritirato il riconoscimento della RASD. Questa strategia ha raggiunto anche El Salvador, Barbados e altri che hanno ritirato il loro sostegno alla RASD negli ultimi anni.

All’ONU, il Marocco ha usato il suo coinvolgimento istituzionale, in particolare minacciando di ritirare le sue forze di pace dispiegate in tutto il mondo, per dominare e dirigere le discussioni sul Sahara occidentale. Nel 2016, a seguito di una visita ai campi profughi saharawi in Algeria, Ban Ki-Moon ha dichiarato che il Marocco ha occupato il Sahara occidentale. Ciò ha scatenato una delle più importanti crisi diplomatiche che ha coinvolto un Segretario generale delle Nazioni Unite nella storia dell’organizzazione, che fu costretto a scusarsi.

Dopo quattro anni di tensioni latenti, il 13 novembre scorso sono poi iniziati gli scontri tra l’esercito marocchino e quello sahrawi nella zona del Guarguaret, la zona cuscinetto tra il Sahara Occidentale e la Mauritania verso la quale corre l’unica strada che funge da unica arteria terrestre per il passaggio di uomini e merci tra il Marocco e l’Africa occidentale. Combattimenti si sono svolti anche lungo i 2.720 chilometri di uno dei muri più lunghi al mondo che percorre da nord a sud l’ex colonia spagnola e che, costruita dal Marocco durante gli anni 80 divide in due il Sahara Occidentale, separando le terre occupate ad ovest dal Marocco nel 1976 (dove si trovano depositi di fosfato e zone per la pesca) da quelle (molto inferiori per dimensioni), ad est, controllate dal Polisario. 

È dal 2016 che Rabat, violando gli accordi con il Polisario, tentava di portare a termine l’ultimo tratto della strada, alla quale possono accedere solo i caschi blu dell’ONU, mentre i sahrawi manifestavano nel tentativo di bloccare il traffico a Guarguaret. “Ci è stato proposto un accordo e l’abbiamo firmato, ma non è stato rispettato. L’assenza di scontri dagli Anni 90 ad oggi per noi non significa pace, ma repressione. La comunità internazionale crede forse che ignorare la questione del Sahara Occidentale rappresenti una soluzione?”, affermava qualche mese fa  Malainin Lakhal, portavoce della repubblica Sahrawi e ambasciatore in Botswana.

Il 1° novembre 2020 Algeri ha approvato via referendum, anche se con una bassissima affluenza alle urne (23%), la nuova costituzione voluta dal Presidente Abdelmadjid Tebboune. Nel testo, viene meno il principio di non-interventismo che caratterizzava l’esercito algerino dal 1976: i militari possono ormai oltrepassare i confini nazionali per intervenire all’estero. Questo aumenta il rischio di scontri al confine, “una linea rossa da non oltrepassare”, avvertiva un comunicato del Capo di Stato maggiore dell’esercito algerino, Said Changriha.

Tuttavia, anche a causa di divergenze all’interno del Consiglio di sicurezza, la MINURSO, il cui mandato è stato rinnovato il 30 ottobre, è stata spesso accusata di aver tollerato le numerose violazioni dell’accordo di pace anche perché, come certifica ‘Amnesty International’, non si è mai dotata di un organo indipendente e imparziale in grado di monitorare il rispetto dei diritti umani da parte delle due parti in conflitto. Inoltre, non ha aiutato la vacanza del posto di inviato speciale delle Nazioni Unite in Sahara Occidentale, dopo le dimissioni del tedesco Horst Köhler a maggio 2019. Pochi giorni fa, Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha annunciato la nomina del russo Alexander Ivanko. che ha servito come Capo di Gabinetto della MINURSO dal 2009, ma è stato anche Direttore della Pubblica Informazione per la Missione delle Nazioni Unite in Kosovo (2006-2009) e Portavoce delle Nazioni Unite in Bosnia-Erzegovina (1994-1998).

Tra gli altri atti ostili di cui Algeri accusa Rabat, ci sarebbe, a detta del Consiglio di sicurezza algerino, il sostegno marocchino a due organizzazioni terroristiche (designate come tali dal maggio 2021) responsabili dei recenti incendi boschivi scoppiati il 9 agosto, che hanno causato la morte di circa 90 persone, di cui 33 soldati, e peri quali sarebbero stati arrestati già oltre 22 possibili piromani: si tratterebbe del Rashad, di matrice islamista, e del MAK, movimento separatista a maggioranza berbera della regione di Cabilia che riceverebbe, secondo Algeri, il sostegno di attori stranieri, primi fra tutti il Marocco e Israele.

Secondo il sito web filo governativo ‘Algerie Patriotique’, “la decisione era nell’aria”, dal momento che “la rottura avviene a due mesi dalla provocazione rappresentante del Marocco alle Nazioni Unite, che aveva esposto una mappa dell’Algeria senza la Cabilia”. La Cabilia, infatti, era stata al centro di un altro recente ‘incidente’ diplomatico che aveva spinto, il 18 luglio scorso, il Ministero degli Esteri algerino a richiamare in patria, per consultazioni, il suo ambasciatore a Rabat: parlando durante una riunione dell’ONU, il 15 luglio, il rappresentante permanente del Marocco alle Nazioni Unite, Omar Hilale, aveva mandato su tutte le furie i funzionari algerini dichiarando il suo sostegno “all’autodeterminazione delle persone che vivono nella regione della Cabilia”, e sostenendo che l’Algeria non dovrebbe negare questo diritto al popolo cabilo, mentre sostiene l’autodeterminazione per il Sahara occidentale. Il Ministero degli Esteri algerino algerino aveva descritto le osservazioni di Hilale di “estrema gravità”. L’interruzione dei rapporti con Rabat, secondo il giornale ‘Algerie Patriotiquw’, era quindi “già stata decisa da Algeri dopo che le Forze armate algerine erano state messe in stato massima allerta alle frontiere occidentali e avevano chiuso dello spazio aereo”.

A gettare alcool sul fuoco, sarebbero state anche le affermazioni sui rapporti tra Algeria e Iran fatte dal Ministro israeliano, Yair Lapid, nel corso della sua visita in Marocco: “Condividiamo una certa preoccupazione per il ruolo dello Stato algerino nella regione, che si è avvicinato all’Iran e attualmente sta conducendo una campagna contro l’ingresso di Israele nell’Unione africana come osservatore” ha sottolineato il Ministro israeliano elogiando, al contempo, il Marocco, che si contraddistingue per il fatto di essere “un Paese di tolleranza e che è leader nella regione. Mantiene ottimi rapporti con tutti i paesi del mondo e il Regno, sotto la guida del re Mohammed VI, può svolgere un ruolo importante nella questione israelo-palestinese”. Inoltre, Lamamra ha affermato che le agenzie di intelligence marocchine hanno spiato i funzionari algerini proprio attraverso il controverso spyware israeliano Pegasus. Secondo i dati condivisi da ‘Forbidden Stories’ e ‘Amnesty International’ con ‘Le Monde’, Rabat è stato “uno dei maggiori utilizzatori dello spyware, a danno delle autorità algerine”.

Per la verità, non è nuova la differente posizione di Rabat e Algeri sulla questione israeliana. L’Algeria, fin dagli anni ‘60-‘70, non è mai stata immune alle idee panarabiste proprie del baathismo e quindi ha sempre avuto posizioni più radicali sul conflitto arabo israeliano e, diplomaticamente, nonostante si proclamasse ‘non allineata, si sentiva più portata ad Est che a Ovest. Al contrario, il Marocco, da monarchia conservatrice con un orientamento economico liberale e ideologicamente molto più vicina all’Arabia Saudita, rifiutava l’ideologia panarabista e, pur non facendo mancare il suo sostegno alla causa palestinese, ha sempre sostenuto la necessità di un giusto ed equo compromesso con Israele, alleato di quegli Stati Uniti di cui il Regno, che si pur si professava ‘non allineato’, era fedele seguace.

La firma degli Accordi di Abramo da parte di Rabat ha messo in crisi Algeri perché l’ha messa davanti alle sue fragilità geopolitiche, tra il progressivo isolamento regionale e la crescente influenza internazionale di Rabat che, però, fa da ‘cavallo di Troia’ per l’affacciarsi nel Maghreb di altre potenze arabe, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti in primis.

Non è escluso che dietro le decisioni algerine possano nascondersi anche motivazioni interne: i principali partiti politici dell’Algeria hanno espresso il proprio sostegno alla decisione del presidente della Repubblica. Tutti tranne il Movimento della società per la pace (Msp), partito islamico vicino alla Fratellanza Musulmana (che in Marocco governa attraverso Partito della Giustizia e dello Sviluppo), di opposizione all’esecutivo, e seconda forza politica in parlamento. 

In un comunicato, il Fronte di liberazione nazionale (Fln) ha ben accolto “la posizione decisiva dello Stato algerino, che si è riservato il diritto di attuare la sua strategia per rispondere adeguatamente al regime marocchino”, considerando lo stop ai rapporti con Rabat “una reazione a molti elementi, compreso il livello di ostilità del Marocco verso l’Algeria”. Il Fronte ha ribadito che “l’Algeria è sempre stata legata ai rapporti fraterni tra i due popoli ed è stata paziente, ma non accetterà più la prosecuzione delle provocazioni, dei complotti e delle aggressioni”. Secondo l’FLN, le azioni di Rabat “contraddicono direttamente i principi e gli accordi che strutturano e ispirano i rapporti algerino-marocchino, oltre ad essere in flagrante contraddizione con il diritto internazionale. Il console marocchino ad Orano aveva qualificato l’Algeria come un paese nemico e le pratiche vergognose del Regno si riflettono molto fortemente sulla propaganda mediatica, di cui si avvale il regime marocchino, per diffondere ogni tipo di calunnia e notizie false sull’Algeria e le sue istituzioni sui social network”.

Anche il Raggruppamento nazionale democratico (Rnd), terza forza politica in parlamento, ha sottolineato, in una dichiarazione, di aver sempre “avvertito della gravità delle ostilità nel Regno del Marocco”, sollecitando le autorità “a prendere le misure necessarie per far fronte le pratiche vergognose del regime marocchino, che violano il principio del buon vicinato”, e il popolo a “essere vigile e unito attorno alle sue istituzioni ufficiali e sovrane, e a difendere gli interessi diplomatici ed economici dell’Algeria, l’integrità e l’unità dei suoi territori, preservare il suo tessuto sociale, proteggere la sua sicurezza nazionale e affrontare qualsiasi aggressione, qualunque ne sia la fonte”. Anche il fronte El Moustakbal, quarto partito del nuovo parlamento, ha accolto positivamente “la decisione di interrompere le relazioni diplomatiche con il Regno del Marocco” dato che che “i recenti avvenimenti in Algeria hanno rivelato il sostegno del regime marocchino alle organizzazioni terroristiche che cercano di minare l’unità nazionale e seminare discordia tra il popolo algerino”. Il movimento islamista El Binaa, che appoggia la coalizione di governo, ha definito la decisione della rottura delle relazioni diplomatiche con il Regno del Marocco “era attesa e giustificata, dopo i brutali attacchi del Regno del Marocco contro l’Algeria e scavalcando tutti gli standard diplomatici. Il Marocco ha superato i suoi obblighi, i suoi diritti e il buon vicinato sostenendo le organizzazioni terroristiche e chiedendo apertamente di dividere l’unità del popolo algerino. La politica praticata dal regime del Regno del Marocco ha portato a questa posizione, che si tradurrà in una perdita per gli interessi del popolo marocchino”.

Sulla rottura, il Regno, convinto che si tratti di una decisione ‘pretestuosa’, non ha mancato di dire la sua: “La decisione dell’Algeria di interrompere le relazioni diplomatiche con il Marocco è completamente ingiustificata”, così come “i pretesti fallaci, persino assurdi, che ne sono alla base”. Il Primo Ministro marocchino, Saadeddine El Othmani, esponente del partito islamico di Giustizie e Sviluppo, ha dichiarato di essere “profondamente dispiaciuto per la decisione”, ma che il ripristino delle relazioni tra Marocco e Algeria è un destino inevitabile e necessario, dettato soprattutto da interessi comuni e dalla costruzione di un comune futuro” . “La posizione marocchina è stata chiarita attraverso una serie di discorsi reali di Sua Maestà, re Mohammed VI, l’ultimo dei quali è stato il 20 agosto scorso”, ha specificato El Othmani, riferendosi all’invito al dialogo del monarca marocchino, sottolineando l’affermazione che “la stabilità e la sicurezza dell’Algeria è parte integrante della stabilità e della sicurezza del Marocco”. Il premier ha auspicato di poter “mettere in pratica l’appello di re Mohammed VI sul campo”, aggiungendo che “il Marocco guarda agli interessi superiori dei popoli del Maghreb in generale e dei popoli marocchino e algerino in particolare: mi rammarico profondamente di questo recente sviluppo e speriamo di superarlo nel prossimo futuro”, ma “secondo me, il Marocco deve sempre seguire questo orizzonte strategico e aggrapparsi costantemente a questa speranza”.

Che la frattura si rimargini è anche interesse europeo considerate le partenze di migranti subsahariani verso le isole Canarie (Spagna), a poche miglia dalle coste nordafricane. C’è poi il dossier ‘gas’, ossia il probabile mancato rinnovo del gasdotto Maghreb-Europa che, in funzione dal 1996, collega il giacimento di Hassi R’Mel nell’estremo sud dell’Algeria attraverso il Marocco a Cordoba in Spagna, e fornisce gas naturale a Spagna, Portogallo e Marocco. Algeri sembra aver anticipato la decisione in merito al rinnovo del gasdotto Maghreb-Europa, come testimonia l’annuncio di un’estensione di 2 miliardi di metri cubi/anno del gasdotto Medgaz che collega l’Algeria e la Spagna. A questo proposito, la società nazionale di idrocarburi Sonatrach e il suo partner spagnolo Naturgy hanno annunciato il 13 luglio l’entrata in servizio nel quarto trimestre del 2021 dell’ampliamento di Medgaz, un gasdotto di 210 chilometri da Beni-Saf ad Almeria. L’accordo vedrà un incremento del 25 per cento dei flussi del gasdotto, per raggiungere i 10 miliardi di metri cubi all’anno a partire dal quarto trimestre.

Secondo Amina Benkhadra, Rabat manterrà il funzionamento del gasdotto algerino e ha affermato che “la volontà del Marocco di mantenere questa rotta di esportazione è stata chiaramente e fermamente confermata a tutti i livelli per più di tre anni”. Gasdotto che costituisce “un enorme strumento di cooperazione vantaggioso per tutti e un esempio di progetto regionale redditizio”.

I più maliziosi hanno ipotizzato che ad incidere sulla presa di posizione algerina potrebbe esserci anche il riavvicinamento tra Rabat e Madrid, dopo una crisi diplomatica scoppiata ad aprile con il ricovero in Spagna del leader del Polisario, Brahim Ghali, colpito dal Covid-19, e poi infuocatasi con la crisi migratoria di maggio nell’enclave di Ceuta e Melilla.

Cosa succederà nelle prossime settimane tra Algeria e Marocco il quale, peraltro, la prossima settimana terrà l’Election Day in cui il partito di governo PJD è in calo di consenso? Il cessate il fuoco reggerà? Chi potrebbe mediare? Lo abbiamo chiesto a Yahia Zoubir, esperto di geopolitica di base in Francia e tra i massimi conoscitori delle turbolente relazioni algerino-marocchine, a cui ha dedicato diversi studi e saggi.

L’Algeria ha chiuso le relazioni diplomatiche con il Marocco, portando le relazioni fra i due Paesi al punto di crisi più alto dagli anni Settanta a oggi: il ministro degli Esteri Ramtane Lamamra ha dichiarato durante la conferenza stampa, che “dal giorno dell’indipendenza e per tutta la storia il Marocco ha continuato a compiere azioni ostili nei confronti del nostro Paese”. Come commenti questa dichiarazione? 

Il Ministro ha elencato diversi atti che gli algerini considerano una prova dell’ostilità marocchina. Uno di questi atti fu l’invasione dell’Algeria da parte del Marocco nell’ottobre 1963 (la cosiddetta guerra delle sabbie). Il re Hassan II aveva lanciato l’attacco a causa delle rivendicazioni irredentiste del Marocco sul territorio algerino. Durante la sua conferenza stampa del 24 agosto 2021, Ramtane Lamamra ha fatto una rivelazione sul numero di combattenti algerini morti durante quella guerra (850). Indubbiamente, quella guerra ha segnato da allora il pensiero dell’establishment politico-militare algerino. I politici algerini ritengono che il Marocco abbia violato i 4 accordi che avevano permesso il rinnovo delle relazioni diplomatiche nel maggio 1988, che erano stati infranti nel 1976 dal Marocco quando l’Algeria, come molti Paesi africani, riconobbe la neo proclamata Repubblica Araba Saharawi Democratica. Due di questi accordi sono la costruzione dell’Unione del Maghreb Arabo (UMA) e la soluzione giusta e definitiva al conflitto del Sahara occidentale attraverso un referendum libero ed equo sull’autodeterminazione da tenersi in piena sincerità e senza alcun vincolo.

Lamamra ha sostenuto che la decisione è stata preso, tra le altre cose, per il sostegno del Marocco a Israele, in seguito alla firma degli accordi di Abramo, e e per le affermazioni sui rapporti tra Algeria e Iran fatte dal Ministro israeliano, Yair Lapid, durante la sua visita in Marocco: “Condividiamo una certa preoccupazione per il ruolo dello Stato algerino nella regione, che si è avvicinato all’Iran e attualmente sta conducendo una campagna contro l’ingresso di Israele nell’Unione africana come osservatore”. Perché il sostegno marocchino a Israele infastidisce Algeri? Forse perché grazie a quel sostegno gli USA hanno riconosciuto la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale? 

Le relazioni del Marocco con Israele in quanto tali non sono considerate dagli algerini una questione importante perché le relazioni israeliane marocchine esistono almeno dai primi anni ’60. Avevano solo qualche apprensione per gli agenti israeliani che operavano in Marocco. Dal punto di vista dell’Algeria, la questione principale oggi sono i termini dell’accordo che ha portato alla normalizzazione israeliana marocchina, vale a dire il riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara occidentale, che il Marocco ha occupato illegalmente dal 1975, in cambio della normalizzazione con Israele, un accordo mediato di Donald Trump e Jared Kushner, suo genero. Questo è stato percepito come un nuovo asse contro l’Algeria e la sua sicurezza nazionale. I timori algerini sono stati confermati quando il ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid ha accusato l’Algeria dal Marocco del presunto ruolo dell’Iran in Algeria, un’accusa totalmente infondata. L’Algeria ha buoni rapporti con l’Iran, ma l’Iran non ha alcun ruolo nella regione. Non bisogna dimenticare che l’Algeria aveva interrotto le relazioni diplomatiche con l’Iran negli anni ’90. È vero, le relazioni sono migliorate dagli anni 2000, ma fanno parte delle normali relazioni internazionali dell’Algeria. Peggio ancora, dal punto di vista di Algeri è stato il fatto che Lapid ha fatto la dichiarazione sull’Algeria mentre era in Marocco, suggerendo un’alleanza tra Marocco e Israele contro l’Algeria. L’opinione è che il Marocco abbia portato Israele ai confini dell’Algeria.

Perché Algeria e Marocco si schierano nella disputa tra Iran e Israele?

Il Marocco si schiera con le sue sorelle monarchie del Golfo che hanno cercato il sostegno israeliano contro l’Iran. Per continuare a ricevere fondi, ha preso una posizione forte contro l’Iran, schierandosi così con Israele e gli Stati Uniti, in particolare sotto l’amministrazione Trump. Per strappare le monarchie del Golfo e il sostegno di Israele, il Marocco era arrivato nel 2018 fino a mentire su un presunto coinvolgimento degli Hezbollah libanesi e dell’Iran con POLISARIO, un’accusa inverosimile. Quanto all’Algeria, pur non schierandosi, ovviamente disapprovava un’alleanza di Stati arabi con Israele contro l’Iran. La posizione dell’Algeria nei confronti di Israele è stata storicamente determinata dal governo algerino e dalla posizione pro-palestinese della società.

Come Lei afferma, Rabat è profondamente legata all’asse saudita-emiratina. Ma Algeri è profondamente preoccupata per la crescente influenza degli Emirati e dell’Arabia Saudita in Nord Africa. Perché l’Algeria ha paura di questa influenza? E la rottura con Rabat è un modo per contrastare non solo la crescente influenza marocchina, ma anche quella saudita-emirata in Nord Africa?

Negli anni ’90, i Paesi del Golfo, l’Arabia Saudita, hanno finanziato la guerra del Marocco nel Sahara occidentale. L’Algeria non voleva rompere le relazioni diplomatiche con il Marocco. Le due ragioni principali per la rottura erano la richiesta di 1/Marocco per la secessione della Cabilia. L’Algeria ha aspettato che lo Stato marocchino dichiarasse se fosse opera di Hilale o dello stato marocchino. La mancata risposta ha confermato agli algerini che era la posizione dello stato marocchino. 2/Il discorso di Lapid a Casablanca, un discorso interpretato dagli algerini come una minaccia. I sauditi stanno cercando di mediare tra Algeria e Marocco perché vogliono fermare l’escalation. Ripeto, la rottura dell’Algeria con Rabat non è legata all’influenza saudita-emirata. Naturalmente, agli algerini non piace l’ingerenza saudita ed emiratina nella regione a causa del ruolo negativo che possono svolgere nel Maghreb (sostegno ai gruppi jihadisti…). Nonostante ciò, le relazioni dell’Algeria con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sono normali.

Quali sono i rapporti tra Algeri e Turchia e Qatar?

Nonostante alcune riserve, principalmente il coinvolgimento di questi due paesi in Libia, le relazioni dell’Algeria con la Turchia e il Qatar sono state abbastanza buone. I legami economici con la Turchia sono fitti; la Turchia ha investito miliardi di dollari in Algeria. Per quanto riguarda il Qatar, l’Algeria aveva assunto una posizione neutrale sulla disputa del Qatar con l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e il Bahrain che hanno interrotto le relazioni con il Qatar e imposto un embargo su quel paese. 

Secondo alcuni osservatori, Algeri continua la sua tradizionale politica di non intervento e di non allineamento ma che è sempre più sotto pressione e stretta tra i due assi: quello che vede da una parte Emirati, Israele e Arabia Saudita e Turchia e Qatar dall’altra. Sei d’accordo? La rottura con Rabat potrebbe essere il tentativo di Algeri di fermare la sua graduale perdita di influenza (anche rispetto a Rabat), causata da problemi economici, corruzione, instabilità politica?

Affatto. La rottura è il risultato di ciò che Algeri ha considerato atti ostili dal Marocco. Quindi, è legato alle tensioni nelle relazioni bilaterali. L’Algeria ha dovuto affrontare molti problemi socioeconomici ereditati dall’era Bouteflika, caratterizzata da un alto grado di corruzione… che ha portato alla perdita dell’influenza algerina. Tuttavia, è proprio il risveglio della diplomazia algerina che ha esacerbato le tensioni con il Marocco.

Dopo circa 30 anni dalla proclamazione del cessate il fuoco, il 13 novembre 2020 si sono verificate nuove tensioni alla frontiera quando le autorità marocchine hanno deciso di intervenire nella zona cuscinetto di Guerguerat, piccolo villaggio nell’estremo sud-ovest del Sahara occidentale. È da lì che è iniziata l’escalation diplomatica che ha portato alla rottura tra Rabat e Algeri? Allora la rottura era nell’aria?

No. L’Algeria ha semplicemente denunciato la violazione da parte del Marocco dei termini del cessate il fuoco mediato dalle Nazioni Unite nel 1990. Ma il riconoscimento da parte di Trump della sovranità del Marocco sul Territorio e l’accordo con gli Accordi di Abramo a spese dei Saharawi hanno complicato il già teso algerino marocchino relazioni. L’incursione del Marocco a Guerguarat è stata vista ad Algeri (e in Mauritania) come uno sviluppo pericoloso e quindi ha intensificato le tensioni con il Marocco.

L’Algeria ha fornito per anni ospitalità alla leadership del Fronte Polisario, il movimento che rivendica l’indipendenza della regione del Sahara occidentale, che il Marocco considera parte del suo territorio nazionale. La disputa, nonostante il riconoscimento USA della sovranità marocchina, è ancora aperta? A che punto siamo?

La guerra a bassa intensità nel Sahara occidentale è ripresa nel novembre 2020. L’Algeria ha ospitato rifugiati sahrawi dall’invasione del Territorio da parte del Marocco e dai bombardamenti delle popolazioni civili nel 1975. Il Marocco rivendica la sovranità sul Sahara occidentale, ma la Comunità internazionale NO. Sia la Corte internazionale di giustizia che la Corte di giustizia dell’Unione europea non riconoscono la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale. Pertanto, il riconoscimento da parte di Trump della sovranità del Marocco è nullo dal punto di vista del diritto internazionale. Sebbene il presidente Joseph Biden non abbia revocato la proclamazione del tweet, non ha confermato la sovranità del Marocco e non ha aperto un consolato statunitense nel Sahara occidentale come aveva promesso Trump come parte dell’accordo. In effetti, il Segretario di Stato Anthony Blinken ha chiesto la rapida nomina di un inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite nel Sahara occidentale. Gli Stati Uniti sostengono ancora la Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara occidentale (MINURSO). Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha sottolineato che gli esercizi “African Lion 2021” tenuti in Marocco e in altri stati della regione nel giugno 2021 non includevano il Sahara occidentale, contrariamente alle affermazioni marocchine. Pertanto, l’amministrazione statunitense ha congelato la proclamazione di Trump.

Il Fronte Polisario apprezza la decisione algerina di rompere con Rabat?

Per il POLISARIO non importa. Dal 1976 al 1988 Algeria e Marocco non hanno avuto relazioni diplomatiche. Quindi, l’ultima rottura delle relazioni diplomatiche non ha conseguenze poiché il sostegno dell’Algeria ai Saharawi, come molti altri paesi africani, è rimasto intatto. Inoltre, la Repubblica Araba Saharawi Democratica è stata membro a pieno titolo dell’Organizzazione dell’Unità Africana (1984-2002) e membro fondatore e a pieno titolo dell’Unione Africana (UA) dal 2002.

Il Ministro Lamamra ha affermato che l’Algeria ha anche prove della cooperazione marocchina con due organizzazioni terroristiche accusate di aver innescato – durante un’ondata di caldo straordinaria — incendi mortali che hanno distrutto foreste e ucciso 90 persone. Secondo quanto riferito dall’ufficio del presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, sulla base delle informazioni riportate dalle forze di polizia, la responsabilità degli incendi è da far risalire a due gruppi, designati come terroristici a maggio 2021: cioè il Rashad, di matrice islamista, e il MAK, un movimento separatista a maggioranza berbera della regione di Cabilia. Questa può essere un’accusa fondata? Quali prove ci sono? E cosa sappiamo di questi movimenti?

Il MAK è un movimento separatista e Rachad è un movimento islamista (costituito dai resti del Fronte islamico di salvezza degli anni ’90). Questi due gruppi sono stati designati dalle autorità algerine come organizzazioni terroristiche nel maggio 2021. Le accuse relative agli incendi nella Cabilia hanno un fondo di verità poiché il tribunale penale ha affermato di avere prove (denaro inviato agli incendiari…) sul sostegno straniero. Suppongo che se le autorità non avessero avuto prove, non avrebbero presentato mandati internazionali all’Interpol per la loro estradizione. I dissidenti del MAK hanno dichiarato che il MAK, ovvero il suo leader Ferhat Mehenni, ha ricevuto ingenti fondi dal Marocco. Le autorità affermano di avere prove che il MAK era dietro l’assassinio di Djamel Bensmail, che è stato linciato e bruciato da una folla in una città della Cabilia. Il governo ha trasmesso i video delle persone coinvolte nel linciaggio.

Il 18 luglio, il Ministero degli Esteri algerino aveva annunciato di aver richiamato in patria, per consultazioni, il suo ambasciatore a Rabat. Ciò era avvenuto in seguito alle dichiarazioni del rappresentante permanente del Marocco alle Nazioni Unite, Omar Hilale, in merito al diritto all’autodeterminazione della regione della Cabilia, in Algeria. Parlando durante una riunione dell’ONU, il 15 luglio, il diplomatico aveva irritato Algeri dichiarando il suo sostegno “all’autodeterminazione delle persone che vivono nella regione della Cabilia”, e affermando che l’Algeria non dovrebbe negare questo diritto al popolo cabilo, mentre sostiene l’autodeterminazione per il Sahara Occidentale. Come definisci la posizione algerina, che usa l’autodeterminazione solo per il Sahara Occidentale e non per la Cabilia?

La Cabilia è parte integrante dell’Algeria e non è mai esistita separata da essa. Il Sahara occidentale non ha mai fatto parte del Marocco. È ancora nella lista delle Nazioni Unite Territori non autonomi. Era una colonia spagnola. Nel 1963, le Nazioni Unite hanno iscritto il Sahara spagnolo (occidentale) nell’elenco dei paesi da decolonizzare. Sarebbe una proposta ridicola tracciare un parallelo tra la Cabilia e il Sahara occidentale. Il primo ministro del Marocco lo ha ammesso quando ha dichiarato, dopo la rottura delle relazioni diplomatiche, che la dichiarazione di Hilale non rappresentava la posizione del governo marocchino.

Il Ministro degli Esteri algerino, Ramtane Lamamra, ha affermato che le agenzie di intelligence marocchine hanno spiato i funzionari algerini attraverso il controverso spyware israeliano Pegasus. È un’accusa fondata? Ci sono prove a riguardo? 

Sì, le accuse sono fondate. 17 media statunitensi ed europei e organizzazioni per i diritti umani hanno scoperto l’uso di Pegasus da parte del Marocco (e di altri governi) per spiare attivisti per i diritti umani, funzionari, ufficiali militari… Si dice che il Marocco abbia intercettato i telefoni di 6.000 funzionari algerini, giornalisti, partiti politici capi…

Questa rottura è, secondo te, definibile come un’altra pessima conseguenza della politica mediorientale di Trump?

Questa è in parte una conseguenza negativa della politica mediorientale di Trump. Riconoscere la sovranità del Marocco, un occupante, sul Sahara occidentale ha aperto un vaso di Pandora che potrebbe avere conseguenze per l’attuale e futura politica estera degli Stati Uniti. Dubito fortemente che gli Stati Uniti o qualsiasi altro stato possano accettare il sequestro di un altro stato usando la forza e concedere a quello stato la sovranità su di esso. Nel Maghreb, la decisione di Trump ha conferito potere al Marocco, ma ha il potenziale per destabilizzare l’intera regione, compreso il Sahel. Questo è il motivo per cui la sua proclamazione è stata respinta dall’ONU, dall’UA e da stati come la Germania.

Algeri rompe con il Marocco perché sostiene Israele, ma potrebbe rompere le relazioni anche con gli Stati Uniti che sostengono Israele e hanno riconosciuto la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale? Del resto l’Algeria non ha mai avuto una grande simpatia per Washington. 

L’Algeria non ha rotto le relazioni diplomatiche con il Marocco a causa delle relazioni del Marocco con Israele. Lo ha fatto a causa delle varie questioni elencate dal ministro degli esteri algerino il 24 agosto quando ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche. L’Algeria non ha interrotto le relazioni diplomatiche con gli stati a causa delle loro relazioni diplomatiche con Israele. Non li ha rotti con Egitto, Giordania, Sudan, Bahrain e Emirati Arabi Uniti che hanno deciso di normalizzare le relazioni con Israele. Inoltre, l’Algeria ha ottimi rapporti con gli Stati Uniti, che sostengono Israele incondizionatamente. L’Algeria ha ottimi rapporti commerciali con gli Stati Uniti. I due paesi hanno un’ottima cooperazione nella lotta al terrorismo.

Perché Biden non ha invertito la scelta di riconoscere la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale?

Non l’ha fatto perché desidera salvare gli accordi di Abraham. Ma non ha nemmeno confermato la sovranità marocchina sul Sahara occidentale. Le ragioni per cui non ha revocato la decisione hanno a che fare con la politica interna negli Stati Uniti. Ci sono molte indicazioni che gli Stati Uniti abbiano congelato la proclamazione di Trump. Inoltre, gli Stati Uniti conoscono i danni che tale riconoscimento può causare alla politica statunitense e alle relazioni degli Stati Uniti con l’Algeria.

Può aver inciso sulla decisione di Algeri anche il riavvicinamento degli ultimi giorni tra Rabat e Madrid, dopo una crisi diplomatica scoppiata ad aprile con il ricovero in Spagna del leader del Polisario, Brahim Ghali, colpito dal Covid-19, e intensificatasi con la crisi migratoria di maggio nell’enclave di Ceuta e Melilla?

Il riavvicinamento spagnolo marocchino non ha nulla a che fare con la rottura delle relazioni marocchine algerine. La Spagna ha buoni rapporti sia con l’Algeria che con il Marocco. Mentre la crisi marocchina spagnola serve gli interessi dell’Algeria, il riavvicinamento tra Marocco e Spagna non influisce molto sull’Algeria poiché ha anche ottimi rapporti con la Spagna. Il Marocco si è creato un problema quando ha liberato migliaia di giovani migranti in Spagna. Sebbene la crisi tra Marocco e Spagna sembri finita, la Spagna ha chiesto al Marocco prima di stabilire relazioni migliori.

Youssef Gharbi, capo della commissione per gli affari Esteri, la difesa nazionale, gli affari islamici e i marocchini che vivono all’estero alla Camera dei rappresentanti di Rabat ha commentato la decisione dell’Algeria osservando che “l’obiettivo del regime algerino è quello di scaricare sull’estero la sua crisi interna, che è essenzialmente una crisi legata alla democrazia e allo sviluppo del paese”. Occorre dire che i principali partiti politici dell’Algeria hanno espresso il proprio sostegno alla decisione del presidente della Repubblica. L’unica eccezione è il Movimento della società per la pace (Msp), formazione islamica di opposizione all’esecutivo e seconda forza politica in parlamento. Questo partito, considerato vicino alla Fratellanza musulmana, l’influente gruppo politico musulmano al governo in Marocco, non si è ancora pronunciato. Ci sono effettivamente ragioni di politica interna dietro la decisione di Algeri?

Non proprio. L’MSP ha semplicemente detto che è stata una decisione affrettata e che i partiti politici in Algeria avrebbero dovuto essere consultati. Il MSP vuole giocare la carta “democratica” per dimostrare che è davvero un partito di opposizione che non fa parte del regime come lo era sotto il presidente Abdelaziz Bouteflika. È stato anche criticato da altri partiti politici e media algerini per non aver appoggiato apertamente la decisione del governo di rompere i rapporti con il Marocco, decisione che è stata sostenuta anche dall’opposizione in Algeria. Inoltre, l’MSP è attualmente sotto attacco da parte della società civile per aver apparentemente sostenuto la vittoria dei talebani in Afghanistan.

Il Marocco nega conseguenze per il gasdotto Maghreb-Europa che collega il giacimento di Hassi R’Mel nell’estremo sud dell’Algeria attraverso il territorio marocchino a Cordoba in Spagna, e fornisce gas naturale a Spagna, Portogallo e Marocco. Recentemente, tuttavia, a società nazionale di idrocarburi Sonatrach e il suo partner spagnolo Naturgy hanno annunciato il 13 luglio l’entrata in servizio nel quarto trimestre del 2021 dell’ampliamento di Medgaz, un gasdotto di 210 chilometri da Beni-Saf ad Almeria. Dopo la rottura tra Algeri e Rabat, è possibile che cambi qualcosa nella partita del gas? 

Il ministro dell’Energia algerino ha annunciato il 26 agosto che il contratto per il gasdotto Maghreb-Europa che attraversa il Marocco non sarà rinnovato dopo la sua scadenza il 31 ottobre 2021. Pertanto, dopo il 31 ottobre, MEDGAZ sarà utilizzato per fornire gas alla Spagna e Portogallo.

Cosa cambia per il Nord Africa dopo la rottura diplomatica tra Algeria e Marocco: questa situazione potrebbe favorire instabilità, terrorismo e flussi di migranti incontrollati?

La rottura diplomatica può portare a riallineamenti geopolitici. Tuttavia, tutto dipenderà dal fatto che il Marocco inasprirà le tensioni e utilizzerà la carta israeliana contro l’Algeria o se cercherà di ridurre le tensioni. Già il primo ministro marocchino ha dichiarato che la dichiarazione di Hilale sulla Cabilia era solo una visione personale non quella dello stato marocchino. Anche se le autorità di Algeri hanno dato poca credibilità a questa affermazione (vogliono che provenga dal re Mohammed VI), indica che il Marocco potrebbe riconsiderare la sua politica nei confronti dell’Algeria. Penso che i due Stati continueranno la lotta al terrorismo e la cooperazione con l’Europa in materia di migrazione. Dubito fortemente che il Marocco rinnovi il suo errore di calcolo su Ceuta e Melilla che aveva danneggiato la sua immagine.

Le tensioni tra Algeria e Marocco possono complicare la situazione in Libia?

La situazione in Libia è stata complicata da attori più importanti del Marocco. Tuttavia, l’Algeria, che ha cercato di svolgere un ruolo di mediazione nel conflitto libico, ha ritenuto che il Marocco avesse minato quel ruolo. L’Algeria, che condivide quasi 1.000 km con la Libia e ha reti all’interno della Libia, può svolgere un ruolo positivo se le potenze esterne che supportano diverse fazioni e milizie si astengono dall’interferire negli affari interni della Libia.

“I perduranti atti ostili compiuti dal Marocco contro l’Algeria rendono necessaria la revisione delle relazioni tra i due Paesi”, afferma poi il comunicato algerino, senza specificare ulteriori dettagli in merito, ma aggiungendo che verranno intensificati i controlli ai confini occidentali. Come potrebbe evolvere la situazione di tensione: scontri armati o guerra economica?

Le rivalità tra i due Stati si intensificheranno presso l’Unione africana sullo status di osservatore di Israele presso l’UA e sul Sahara occidentale. Come l’Algeria, l’Egitto, anche la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC) si è opposta all’adesione di Israele come osservatore presso l’UA. Il Marocco intensificherà la sua attività di lobby tra i Paesi francofoni dell’Africa occidentale per continuare a mostrare il loro sostegno al Marocco e minare l’influenza dell’Algeria all’interno dell’UA. L’Algeria ha già iniziato a rafforzare il suo controllo al confine algerino marocchino. Potrebbe creare seri problemi al Marocco se decidesse di espellere i quasi un milione di marocchini (la maggior parte dei quali clandestini) presenti in Algeria. Finora, l’Algeria ha tollerato la loro presenza. Il mancato rinnovo del contratto sul gasdotto Maghreb-Europa è una delle decisioni di ritorsione contro il Marocco. Dato che la diplomazia algerina è stata paralizzata sotto Bouteflika, il suo risveglio avrà sicuramente una maggiore influenza su diverse questioni regionali (Libia, Mali…) che ovviamente intensificheranno la rivalità algerina marocchina.

Per far ripartire il dialogo tra Rabat e Algeri, da dove sarebbe necessario ricominciare? Algeria e Marocco dovrebbero fare concessioni reciproche su Sahara Occidentale e Cabilia?

Il Sahara occidentale e la Cabilia sono due questioni totalmente diverse. La Cabilia è parte integrante dell’Algeria e il MAK è un insignificante gruppo separatista. Suppongo che il Marocco riconsidererà presto la sua visione assurda sulla Cabilia, che è stata la punta di diamante della guerra anticoloniale contro la Francia. Anche il Marocco si renderà presto conto che usare la Cabilia contro l’Algeria è giocare con il fuoco, perché deve fare i conti con i problemi nella regione del Rif marocchino. Riuscite a immaginare cosa accadrebbe se la Sicilia decidesse di separarsi dall’Italia? Abbiamo visto cosa è successo in Catalogna quando ha voluto separarsi dalla Spagna. Per quanto riguarda il Sahara occidentale, l’Algeria non può fare alcuna concessione poiché non è una questione algerina marocchina anche se ha influito sui rapporti tra i due. L’Algeria continuerà a sostenere la causa sahrawi perché è uno dei principi della sua politica estera; il suo sostegno ai movimenti anticoloniali risale alla sua stessa lotta di liberazione nazionale.

Cosa pensa che l’ONU e la MINURSO, che ha un nuovo leader, possano fare per riavviare il confronto bilaterale tra Algeria e Marocco?

Compito della MINURSO era monitorare il cessate il fuoco e far rispettare le condizioni del referendum. Il Marocco ha rifiutato l’indizione di un referendum e insiste per “offrire” l’autonomia ai sahrawi. Il capo della MINURSO ha un ruolo tecnico, quindi il nuovo incaricato non cambierà le cose nella situazione. La nomina di un nuovo inviato speciale, quando avverrà, cercherà di rilanciare il dialogo tra marocchini e sahrawi, con osservatori algerini e mauritani. Ma questo non può far ripartire il dialogo tra Algeria e Marocco perché ci sono altre questioni nelle relazioni marocchine algerine oltre al conflitto nel Sahara occidentale. Ora che Hilale ha ribadito il sostegno del Marocco al MAK, le prospettive di dialogo sono ancora più remote. Con la ripresa delle ostilità, l’esistenza stessa della MINURSO è in pericolo. A meno che non ci sia un dialogo tra sahrawi e marocchini, dialogo sostenuto da tutti i membri del Consiglio di sicurezza, la situazione nel Maghreb resta precaria.

E cosa possono fare gli Stati Uniti, l’Unione Europea e i Paesi europei?

Nel periodo 1976-1988, quando le relazioni diplomatiche tra Algeria e Marocco furono interrotte, l’Arabia Saudita svolse un ruolo di mediazione che diede i suoi frutti man mano che i due paesi rinnovavano le relazioni. Oggi è diverso perché gli algerini non si fidano più della neutralità dei paesi del Golfo. Gli algerini sono stanchi dei tentativi dei paesi del Golfo di persuadere i paesi arabi a normalizzare le relazioni con Israele. L’Algeria crede nel vecchio consenso arabo: nessuna normalizzazione con Israele finché Israele non riconosce i diritti dei palestinesi e restituisce le terre arabe sequestrate da Israele. Da quando l’Algeria ha rotto le relazioni diplomatiche con il Marocco il 24 agosto, l’Arabia Saudita ha già indicato di voler mediare nel conflitto. Ma è dubbio che avrà successo a breve termine.

Cina e Russia potrebbero giocare un ruolo per far ripartire il dialogo tra Algeri e Rabat? Perché?

È improbabile che ciò accada poiché gli algerini credono di poter parlare con i marocchini senza mediatori di terze parti. Sia la Cina che la Russia hanno interessi importanti in entrambi i Paesi, anche se l’Algeria è più importante per loro. In questa fase, mi aspetto che gli algerini rifiutino la mediazione di qualsiasi parte esterna a meno che il Marocco non affronti alcune delle sue preoccupazioni, come la Cabilia. È improbabile che le relazioni riprendano così presto dopo la loro rottura. La Russia ha espresso più volte la volontà di mediare tra Polisario e Marocco ma senza risultati. Quanto alla Cina, non è incline a svolgere tale ruolo di mediazione.

In conclusione, quali attori esterni ed interni ai due Paesi ci guadagnano dalla rottura diplomatica?

Internamente, credo che nessun attore interno, ad eccezione di alcuni radicali nelle istituzioni politico-intelligenti di ogni parte, trarrà vantaggio da questa rottura. Le persone di entrambe le parti si rammaricano della rottura poiché le relazioni interpersonali sono molto strette. Sebbene gli algerini si risentano della monarchia marocchina per le sue azioni, e quindi accolgano favorevolmente la rottura, si rammaricano che ciò sia avvenuto tra quelli che considerano due Paesi fraterni. Israele beneficia della rottura perché aiuta a consolidare le relazioni con il Marocco. Gli Stati del Golfo come gli Emirati Arabi Uniti potrebbero essere tentati di esercitare maggiore pressione sull’Algeria per normalizzare le relazioni con Israele. Ma tale tentativo favorirà solo in un ruolo maggiore per la Russia e la Cina nella regione, poiché gli allineamenti geopolitici diventeranno la norma.

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