sabato, Ottobre 16

Algeria e l'incognita elezioni field_506ffb1d3dbe2

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Mesi densi e ricchi di scenari si prospettano per un’Algeria che si interroga sul proprio futuro. A meno di tre mesi di distanza dalle prossime elezioni presidenziali, in programma per il prossimo 17 aprile, non è ancora chiaro quali prospettive si aprano per la successione al Presidente Abdelaziz Bouteflika, a capo del Paese dal 1999, né se effettivamente il leader sia prossimo a cedere il passo a un altro candidato. Il silenzio proveniente dai vertici del Front de Libération Nationale – il suo partito – accresce i dubbi su quali siano le possibilità attualmente al vaglio dell’elite politica del Paese.

Due settimane fa, i media internazionali hanno reso pubbliche le notizie riguardanti un nuovo viaggio in Francia di Bouteflika per un check up ospedaliero. Il Presidente sarebbe rimasto all’ospedale Val-de-Grace per alcuni giorni, apparentemente per semplici controlli di routine; ciò nonostante, hanno tornato a diffondersi nel Paese rumors riguardanti un nuovo aggravamento del suo stato di salute. «La salute del Presidente sta migliorando con certezza e progressività» ha reso pubblico lo staff di Bouteflika in un annuncio.

Attorno alla metà del luglio 2013, il Presidente Bouteflika è tornato in Algeria dopo oltre due mesi di assenza dovuti a un lungo percorso di recupero dai postumi di un malore non meglio identificato – probabilmente un ictus – che lo aveva colto il 27 aprile. Nei giorni in cui Bouteflika era ricoverato in un ospedale militare in Francia, l’Algeria è stata travolta da un turbinio di voci, talora discrete talora meno, su quali fossero le possibilità di un suo recupero per presentarsi alle elezioni del 2014 e quali prospettive si aprissero per una sua successione.

Da anni in Algeria le notizie sulla cattiva salute di Bouteflika sono fonte di dubbi e speculazioni. Prontamente smentite o occultate dai vertici del Paese in maniera tale da non creare voci su un suo possibile abbandono del potere, le voci continuano a fuoriuscire dai vertici del cosiddetto Pouvoir, le alte gerarchie politico-militari che gestiscono di fatto il regime. In un tale clima, la semplice conferma delle autorità riguardante il malessere del Presidente è stata sufficiente a far ipotizzare a molti che la sua debilitazione fisica lo avesse ormai posto nell’incapacità di governare il Paese e che le élite politiche dell’Algeria e i vertici del FLN stessero cercando di porre le basi per una successione.

«La possibile dipartita di Bouteflika ha aumentato le speranze che il Paese possa avanzare economicamente e politicamente», ha scritto sul ‘Financial Times il reporter Borzou Daragahi, sottolineando però come in parte della popolazione rimangano i timori che dopo l’abbandono di Bouteflika «coloro che agiscono nell’ombra possano avanzare le proprie agende, che includono mire di dominio su un’economia danneggiata dalla corruzione, dal controllo statale e dall’oligarchia». «Molti osservatori e politici algerini sono d’accordo sul fatto che la candidatura di Bouteflika alle prossime elezioni presidenziali significhi che le elezioni sono un accordo già stabilito e che il loro risultato è noto e già aggiustato», scrive sul giornale libanese ‘al-Safir’ Ahmad Shahine. «Chiunque correrà come candidato sarà un semplice battistrada nella preparazione delle elezioni. Ad ogni modo, se il Presidente dovesse decidere di ritirarsi, si aprirebbero numerosi scenari, la cui natura è ampiamente discussa e legata alla scelta del regime di presentare un proprio candidato, al desiderio di renderlo noto o di lasciar tutto nel dubbio».

 

Continuano a giungere voci riguardanti il boicottaggio della tornata elettorale di aprile da parte di gruppi all’opposizione. Negli scorsi giorni il Rassemblement pour la Culture et la Democratie (RCD) ha reso noto che non parteciperà alle prossime elezioni, lamentando le poche garanzie riguardanti la correttezza delle elezioni e la mancanza di trasparenza. Tre giorni fa il principale partito islamista algerino, il Movimento per la Società della Pace (MSP) ha annunciato di aver preso un’analoga decisione, spinta dalla «mancanza di fiducia nella possibilità di effettuare riforme» e nel disinteresse del Governo verso le richieste di trasparenza.

E’ opinione diffusa che le violenze del recente passato abbiano reso diffidente il popolo algerino nei confronti del cambiamento politico. Nonostante ciò, il progressivo deterioramento della tenuta sociale del Paese e della sua economia ha prodotto anche nel Paese maghrebino una richiesta per un’inversione di rotta. Gli squilibri di un’economia che poggia esclusivamente sulla produzione e sull’esportazione energetica e non è in grado di generare nuovi posti di lavoro se non tramite l’aumento della spesa pubblica stanno producendo inquietudine e malcontento nel cuore del Paese. Non è chiaro per quanto tempo ancora il Governo algerino sarà in grado di contenere le tensioni che già esplosero nel 2011, sull’onda del fenomeno delle Primavere arabe, per poi rientrare e risolversi in un nulla di fatto.

Nonostante queste considerazioni, non sembra probabile l’apertura di spazi per un cambiamento effettivo, né per un aumento del pluralismo nella società algerina. E’ oggi evidente l’assenza di un fronte politico compatto, non compromesso con il vecchio regime e in grado di portare avanti proposte valide per un rinnovamento delle istituzioni algerine che non entri in conflitto con le alte gerarchie del Paese. Una molteplicità di partiti di varie dimensioni sta cercando in questi mesi di proporre un’alternativa accettabile e di mettersi in mostra, ma le prospettive di un loro successo sembrano alquanto remote. Il timore per i rischi di una destabilizzazione del Paese sembrano destinati a schiacciare le domande per una trasformazione, rendendo sempre più distante l’eventualità di vedere un’Algeria diversa e proiettata nel futuro.

 

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