mercoledì, Settembre 22

Alfano, truffa in atto illecito

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La truffa in atti illeciti si ha qualora l’ingannato, che si proponeva e proponeva un fine illecito, è stato raggirato proprio mentre cercava di conseguire il fine stesso. Esempio: Tizio versa una somma di denaro per corrompere un individuo che si faceva credere pubblico ufficiale senza esserlo. Giurisprudenza costante della Cassazione ritiene che la truffa non sia esclusa dal fatto che la vittima si proponeva uno scopo contrario al diritto. In questi casi occorre che la vittima abbia subito effettivamente una perdita patrimoniale: se l’ingannato ha soltanto assunto un’obbligazione, la truffa non sussiste perché l’impegno preso, essendo privo di ogni valore giuridico per l’illiceità della causa, non ha alcuna efficacia vincolante. Si può variamente interpretare l’applicazione al caso di specie, ma la fattispecie potrebbe effettivamente ricorrere.

Soccorre, e potrebbe parimenti occorrere, anche l’Articolo 641 CP, che punisce l’insolvenza fraudolenta. «Chiunque, dissimulando il proprio stato d’insolvenza (2221, 2540 c.c.), contrae un’obbligazione col proposito di non adempierla è punito, a querela della persona offesa (120; 336 c.p.p.), qualora la obbligazione non sia adempiuta, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a € 516,00 (649). L’adempimento della obbligazione avvenuto prima della condanna estingue il reato».

E, dunque, Angelino Alfano, Ministro dell’Interno italiano, potrebbe essere incorso nel primo, e forsanche nel secondo reato che evidenziamo. La statuizione giuridica comporta anche un’altra, seppur ardita, possibilità. Se, quindi, qualcuno si proclamasse esponente o rappresentante legale della Associazione a Delinquere denominata Mafia’ (o Cosa Nostra), ed in questa veste pretendesse il giudizio in questione, e l’eventuale risarcimento derivante da una condanna, si aprirebbero inediti scenari.

Incredibile, ma l’incredibile da noi è ormai di casa. E questo sarebbe un caso ardito, ma interessante.

 

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