sabato, Luglio 31

Alfano, truffa in atto illecito

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«Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032. La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 1.549: 1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare; 2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’autorità; 2 bis) se il fatto è commesso in presenza della circostanza di cui all’articolo 61, numero 5. Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un’altra circostanza aggravante».

Così il Codice Penale italiano all’Articolo 640.

Angelino Alfano, Ministro dell’Interno della Repubblica Italiana, responsabile dell’Ordine Pubblico e della Sicurezza avrebbe, secondo quanto emerge da intercettazioni telefoniche appena rese pubbliche, ‘promesso e non mantenuto’. Sostengono infatti esponenti mafiosi che Alfano è stato «portato qua con i voti degli amici. E’ andato a finire con Berlusconi e poi si sono dimenticati tutti».

Marco Travaglio su il Fatto Quotidiano di cui è Direttore, Domenica 22 Novembre 2015 scrive che, insomma, «è stato eletto da loro e poi s’è scordato di loro». Questo non trascurabile particolare viene negletto dalla quasi intera informazione, che individua solo nella non abrogazione del 41 bis il motivo delle minacce di morte indirizzate ad Alfano dalla criminalità organizzata siciliana. Approfondendo, invece, potremmo individuare nel suo comportamento la fattispecie della truffa in atti illeciti. Cioè: incasso l’appoggio (illecito), e poi non ti do la controparte esplicitamente o implicitamente concordata o connessa.

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