martedì, Maggio 18

Alfano: moratoria delle armi finte in tv e nei film

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Quanto a farci ridere dietro dal mondo, abbiamo un’abilità tutta particolare. Stavolta tocca a ‘Mister Senza Quid’ inventarsi una performance che, se l’avessero creata per il cabaret, ci saremmo scompisciati fino ai singulti.

Pensate, a partire dal 5 novembre 2014, una circolare del Ministero degli Interni, regno di Angelino I, vieta l’uso di armi, finte, nelle scene di film, fiction, docufilm girati in Italia. Ovvero, si è arrivati al paradosso che, per evitare che si parli di Gomorra, ad esempio in una serie televisiva, si disarmano gli attori.

A restare disarmati siamo noi: invece di pensare a rintracciare i ‘veri’ arsenali che alimentano i fattacci di cronaca nera, che i giornali ne tracimano quotidianamente, ci si accanisce a perseguire un elemento del PIL non indifferente, con tutto l’indotto che generano le produzioni cinematografiche.

Ora mi si verrà a dire che si vuole colpire l’esempio negativo che sviluppa la realizzazione e la proiezione di tali pellicole. A parte il fatto che – ma non lo sappiamo per certo, perché i contatti del mondo ‘normale’ con la Corea del Nord sono piuttosto evanescenti – neanche a Kim Sung Jong sarà venuto in mente di proibire la realizzazione di pellicole in cui sia previsto l’uso delle armi; ma, scusate, allora saranno messi al bando anche i polizieschi d’importazione?

Non verranno più proiettati nelle sale cinematografiche, sopravvissute alla decimazione in atto, i film stranieri in cui si raccontano vicende cruente? Si causerà la delocalizzazione delle produzioni cine-tv, che così faticosamente stiamo cercando di attrarre in Italia?

Quale sarà il prossimo passo? S’instaurerà una Commissione presso il Viminale per evitare che i giornali pubblichino notizie riguardanti crimini in cui si useranno le armi? La proibizione vale solo per le armi da fuoco e ne sono esenti coltelli, asce, spade e scimitarre (magari, anche alabarde)? E per le impiccagioni e per i film ambientati nel periodo del Terrore come la mettiamo?

Un Ministro degli Interni non dovrebbe avere di meglio da pensare se, sulla scena dell’ennesima riedizione di ‘Gomorra’, del ‘Commissario Montalbano’ e, persino, di ‘Don Matteo’, vengono usate armi giocattolo per simulare vicende intricate e intriganti e fare audience, tanto lo sappiamo sin dall’inizio che c’è il lieto fine e i cattivi verranno sconfitti? Immaginate, tutto questo a pochi mesi dal 2015, quando sarà commemorato il centenario dell’inizio della belligeranza italiana nella Prima Guerra Mondiale. Se a qualcuno saltasse l’uzzolo di voler girare qualche episodio particolare di quell’inutile strage e carneficina – si è acclarato che i soldati al fronte manco sapevano le vere ragioni del perché stessero combattendo – si troverebbe stoppato da questa delirante proibizione.

Si vuole regolamentare meglio l’uso delle armi ‘inertizzate’ per motivi scenici, e va bene; ma per farlo, c’era bisogno di ‘inertizzare’, tramortendolo, di contro, un intero comparto produttivo, per cui fa il tifo il condomino di Governo MIBACT? A via del Collegio Romano lo sanno a menadito che l’ormai asfittico settore cinematografico trae grandi benefici da produzioni in cui è previsto, di diritto o di rovescio, l’uso delle armi… Anzi, emerge dai bilanci economici di questo ancora importante comparto, che a tirare di più son proprio le pellicole o le fiction in cui, nel cast, c’è qualcuno che fa uso delle armi.

Si tratta, inoltre, di un prodotto che trova mercato anche all’estero, facendo guadagnare bei soldoni a questo segmento del nostro export. La tv, d’altronde, da sempre sta portando avanti la messa in onda di fiction (prima si chiamavano teleromanzi, romanzi sceneggiati, ovvero originali televisivi) dove il bang bang risuona senza problemi. L’importante è che non trasmetta il messaggio che sono quelle le scelte di vita da fare.

Torniamo a Gomorra: la serie ha avuto un successo persino superiore alle aspettative. Con un po’ di effetti collaterali – chiosiamo, dopo una segnalazione su FB di un articolo comparso su ‘Il Mattino’ rilanciato dalla mia amica d’infanzia Pina Lapadula -: a Napoli, al mercatino di Fuorigrotta, sono in vendita tshirt molto loffie, ove sono riprodotte frasi tratte dai dialoghi della fiction, quelli fra gli affiliati alla malavita organizzata.

Naturalmente sono nere, nerissime, come la coscienza di questi ‘malommini’: sul petto c’è stampato il logo Gomorra e poi, le frasi cult della serie: ‘Sta senza pensier’ è la più gettonata… Purtroppo, a dirla non è il Presidente del Consiglio, con l’hashtag #staisereno; ma un attore in un contesto criminale… il che mi porta ad arguire l’eroicizzazione, in certi ambienti dai valori deteriori, di una rappresentazione di personaggi che danno il malo esempio.

Poi, però, nel Gomorra televisivo, costoro fanno una brutta fine, beccati dalle Forze dell’Ordine, sterminati nelle loro faide, forse paralizzati dal 41 bis. Ma, di fatto, come nel caso della manipolazione della musica per esaltare i boss della Camorra/Gomorra coi neomelodici, la stessa produzione e vendita di successo di queste triste tshirt dimostra che ci sono armi culturali capaci di fare persino più vittime delle armi da fuoco.

Anche il ridicolo è un’arma, caro Ministro Alfano… e lei sta facendo harakhiri, coinvolgendo nella sua cupio dissolvi pure un settore ancora non completamente in crisi come quello cinematografico. Così come sta facendo il bagno in un oceano di ridicolo un suo collega parlamentare, il senatore Antonio Razzi.

Vi è giunta notizia che l’Isola dei Famosi, passata ai canali commerciali, dopo che l’ha avuta vinta, in RAI, la corrente di pensiero di chi la riteneva un’oscena rappresentazione, pur conquistandosi share non ininfluenti (ma il trend stava invertendo la tendenza, grazie a Dio!), avrà come protagonista, nella sua prima edizione extra tv di Stato, anche questo esemplare anomalo della politica italiana?

La ricerca spasmodica della ribalta gioca anche questi brutti scherzi e Razzi potrebbe sembrare una macchietta. Uso il condizionale per un motivo assai semplice: l’involuzione della specie politica, determinata da personaggi che sono peggiori del popolo che rappresentano, a causa della scelta a scatola chiusa da Porcellum, ha inzeppato il Parlamento di tali guitti che ne offendono la funzione sacrale.

E la dissacrazione è, sul breve periodo, persino divertente; sul lungo, invece, lede nelle fondamenta il contratto sociale che è alla base dell’istituzione statuale. Ovvero, è l’anticamera dell’anarchia.

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