martedì, Agosto 3

Migranti e lavoro: già realtà

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«Dobbiamo chiedere ai Comuni  di applicare una nostra circolare che permette di far lavorare gratis i migranti. Invece di farli stare lì a non far nulla, che li facciano lavorare», è la dichiarazione di ieri del Ministro dell’Interno Angelino Alfano, a margine dell’incontro con le Regioni e l’Anci sull’emergenza immigrazione; poche ore dopo, la precisazione: «lavoro volontario e gratuito dei migranti nei Comuni». Nel lasso di tempo intercorso dalla dichiarazione alla precisazione le agenzie hanno battuto un fiume di dichiarazioni tra lo scandalizzato e il beffardo.
Quella in discussione è una circolare ministeriale e non una legge dello Stato. Una legge che preveda la possibilità di esigere prestazioni di lavoro gratuite solleverebbe quanto meno dubbi sulla sua legittimità costituzionale. L’articolo 36 della Carta costituzionale italiana, infatti, stabilisce che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla qualità e alla quantità del lavoro prestato. Niente lavoro gratis, quindi. Del resto, anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, al suo articolo 5, stabilisce la proibizione del lavoro forzato.  Nel nostro ordinamento nessuno può essere costretto a lavorare contro la sua volontà, tantomeno a farlo gratis.
Alfano si riferiva ad una circolare ministeriale. Una circolare, come si sa, non è fonte di diritto, e non può certo superare invalicabili barriere legislative, addirittura costituzionali. Le circolari possono spiegare, chiarire, motivare, ma non certo dettar legge. Delle circolari c’è bisogno soprattutto perché il Legislatore non sempre è molto chiaro nelle sue intenzioni, e spesso è necessario gettare un po’ di luce sulle sue parole. Comunque, niente che possa stravolgere l’assetto dell’ordinamento, chiaro. Il Ministro si stava riferendo alla circolare del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione sul volontariato per l’integrazione dei richiedenti asilo. Con questa circolare, il Dipartimento invitava le Prefetture e gli enti locali a favorire l’integrazione dei richiedenti asilo tramite percorsi di volontariato. E tra il volontariato e il lavoro forzato c’è una bella differenza. Nella nota del Ministero dell’Interno si legge, infatti, che «il capo del dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione Mario Morcone invita con una circolare le prefetture italiane a stringere accordi con gli enti locali per favorire lo svolgimento volontario, da parte degli immigrati ospitati, di attività socialmente utili, che avrebbero il doppio vantaggio di creare un terreno fertile per una più efficace integrazione nel tessuto sociale e di prevenire eventuali tensioni. L’attività di volontariato deve essere, appunto, volontaria, gratuita e di utilità sociale, quindi senza ‘scopi di lucro’, e preceduta da un’adeguata formazione. Il cittadino immigrato interessato deve aderire a un’associazione/organizzazione e avere copertura assicurativa, non a carico dell’amministrazione dell’Interno.»
Innanzitutto la circolare si riferisce solo ai richiedenti asilo, e non a tutti i migranti, e soprattutto non parla di lavoro gratuito imposto da parte dei Comuni, ma unicamente di percorsi di volontariato, come molti di cittadini intraprendono quotidianamente. Queste prestazioni socialmente utili possono essere intraprese unicamente su base volontaria, e solo qualora il richiedente asilo sia membro di un’associazione apposita e formato in appositi corsi. I Comuni, quindi, non possono costringere nessuno a lavorare gratis, ma possono, grazie agli accordi stretti con il Dipartimento, favorire l’integrazione dei migranti con questi percorsi di volontariato, soltanto se e quando i migranti vogliano intraprenderli.

Quest’anno, via mare, sono giunti in Italia, 33mila migranti  (il 15% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), entro il 2015 in tutto ne potrebbero arrivare 200mila, secondo le proiezioni del Viminale; lo scorso anno lo Stato ha speso 630 milioni di euro per l’accoglienza dei migranti, cifra che sarà ampiamente superata quest’anno. Oliviero Forti, direttore del settore immigrazione della Caritas  Italiana, ha fatto notare che la circolare che chiede di far lavorare gratis gli immigrati nei comuni di residenza «era già stata sollecitata da noi nel tavolo di coordinamento nazionale con il Viminale visto che insieme alla prefettura di Bergamo abbiamo in passato già sperimentato questa iniziativa». Ci sono «problemi dal punto di vista giuridico», secondo la normativa, infatti, non possono lavorare per i primi sei mesi di accoglienza, «ma questa misura potrebbe avere una doppia valenza: da una parte riempire i lunghi tempi di attesa per ricevere una risposta alla richiesta di asilo e dall’altra potrebbe essere ben vista dalla comunità e dal territorio che ospita i migranti». Secondo l’ISTAT sono stati 6milioni gli italiani volontari nel 2014; programmi di lavoro volontario per i richiedenti asilo non sono una novità, alcuni enti locali, tra questi non solo Comuni ma anche Regioni  (dalla Toscana alla Basilicata), hanno già avviato con successo percorsi per l’inserimento dei richiedenti asilo in progetti per lavori socialmente utili.

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