mercoledì, Agosto 4

Alessandro Fiori, trovato morto il manager italiano scomparso in Turchia Ancora paura terrorismo in Francia. Puidgemont chiede al governo tedesco di fermare l'estradizione

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E’ stato trovato il cadavere di Alessandro Fiori, il manager italiano di 33 anni, giunto in Turchia il 12 marzo e scomparso. Il corpo è stato ritrovato a Sarayburnu, una zona di Istanbul, e riconosciuto dal padre. Secondo l’ANSA, Fiori è stato trovato con il cranio fracassato.

Il cadavere è stato inviato all’Istituto di medicina forense locale per accertarne l’identità attraverso il test del Dna e chiarire le cause del decesso. La procura di Roma ha aperto una indagine per omicidio in relazione alla morte di Fiori.

Nuova testa che salta negli Usa. Il presidente Donald Trump infatti ha licenziato David Shulkin: «Sono lieto di annunciare che intendo nominare l’ammiraglio Ronny L. Jackson, quale nuovo segretario per i reduci», ha scritto su Twitter. Shulkin è il secondo ministro del suo governo che Trump sostituisce, dopo le dimissioni del segretario per la Sanità. In entrambi i casi erano emerse polemiche di natura etica su spese per i viaggi sostenute dai ministri. La risposta di Shulkin non si è fatta attendere: infatti in una lettera aperta al ‘New York Times‘ parla di un clima a Washington divenuto «avvelenato, caotico, pesante e sovversivo», tanto che gli era «diventato impossibile portare avanti il proprio lavoro».

Ancora paura terrorismo in Francia. Un uomo ha tentato di investire con la sua auto alcuni militari del reggimento di artiglieria a Varces-Allieres-et-Risset, nella regione dell’Isere, poco lontano dal confine con l’Italia. Per fortuna nessun ferito, mentre la fuga è durata poco perché l’uomo, secondo fonti ufficiali, è stato bloccato. Momenti di apprensione anche a Berlino, perché un pacchetto contenente del materiale esplosivo è stato trovato nella posta destinata alla Camera dell’Artigianato locale. Nessuno è rimasto ferito, secondo quanto riporta la Dpa.

Rimanendo proprio in Germania, l’ex presidente catalano Carles Puidgemont ha invitato il governo tedesco a stoppare immediatamente la procedura di estradizione voluta da Madrid. Ed emerge tra l’altro che la maggioranza dei tedeschi è contraria alla sua estradizione. A rivelarlo è un sondaggio commissionato dalla Welt, secondo il quale il 51% del campione è contrario alla consegna di Puidgemont a Madrid, il 35% favorevole. Un 14% risponde invece di essere indeciso sulla questione.

Tornando in Francia, nuovi problemi per Nicolas Sarkozy: l’ex presidente della Repubblica, già in stato di fermo la settimana scorsa per l’inchiesta sul denaro libico che avrebbe finanziato la sua campagna elettorale, è stato rinviato a giudizio per la vicenda delle intercettazioni telefoniche. L’accusa è di aver tentato di ottenere nel 2014, attraverso il suo legale, informazioni segrete da Azibert, all’epoca alto magistrato alla Corte di Cassazione, in merito a una procedura in cui si chiedeva la restituzione delle sue agende sequestrate nel corso dell’inchiesta sulle presunte tangenti ricevute dall’erede L’Oreal, Liliane Bettencourt.

In Gran Bretagna, visita in 12 ore di tutte le nazioni del Regno per la premier Theresa May a un anno esatto dalla data di conclusione dei negoziati con cui la Brexit diventerà realtà. la premier ha assicurato di voler portare il Paese unito e ha parlato di opportunità dietro al divorzio dall’Ue e nel contempo si è detta convinta di poter chiudere un buon accordo con l’Europa. Secondo la May, la Brexit può garantire al Regno Unito «un futuro luminoso» e porterà a regime nel bilancio nazionale più risorse da spendere per «la sanità pubblica e le scuole».

Sono ufficiali i dati delle presidenziali in Egitto. A vincere l’attuale presidente Abdel Fattah Al Sisi con il 92% dei consensi: è quanto emerge dalle indiscrezioni fornite dall’emittente Dmc sul numero di voti (22 milioni) ottenuti dal capo di Stato a fronte dei votanti (24 milioni). Alle precedenti elezioni, quelle del 2014, aveva ottenuto il 96,9% dei voti.

Passiamo alla Siria, dove migliaia di persone tra civili e miliziani continuano da giorni a lasciare la Ghouta, l’area a est di Damasco conquistata quasi del tutto dalle forze governative, per raggiungere la regione nord-occidentale di Idlib sotto controllo indiretto turco. Circa seimila persone tra combattenti e civili hanno lasciato nella notte a bordo di pullman i sobborghi di Zamalka e Arbin. Sono intanto in corso ancora negoziati tra Russia, alleata del governo siriano, e Jaysh al Islam, l’ultima milizia che ancora non si è formalmente arresa nell’area.

Andiamo in Venezuela, perché almeno 68 persone sono morte in una sommossa e in un incendio scoppiati in una stazione di polizia della città venezuelana di Valencia. ‘Window to Freedom‘, organizzazione senza scopo di lucro che monitora le condizioni nelle prigioni del Venezuela, afferma che la rivolta sarebbe iniziata quando un detenuto armato ha sparato a un ufficiale a una gamba. E poco dopo è scoppiato un incendio.

Chiudiamo con la Libia, perché stamattina il Consiglio comunale di Tripoli ha affermato che il sindaco Abdul Raouf Hassan Bait al-Mal era stato sequestrato in casa da un gruppo armato ed aveva chiesto al governo di Fayez al-Sarraj di «prendere tutte le misure necessarie e immediate per liberare il sindaco in quanto responsabili della sua sicurezza».  Poco dopo però è arrivata la notizia che il sindaco è stato arrestato in maniera ufficiale per corruzione nell’ambito di illeciti amministrativi che sarebbero stati commessi nella sua municipalità. Il fermo è stato compiuto in seguito a un rifiuto del sindaco di mettersi a disposizione della magistratura per l’inchiesta.

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