domenica, Ottobre 17

Alessandro e Tito, due cuori in fuga Cronaca di un dramma sociale, di una battaglia che ci auguriamo non venga combattuta

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Alessandro e Tito. Ho appena scritto ad Alessandro Del Grande. Gli ho domandato, se possibile, di spedirmi via mail i suoi post più recenti, giacché con l’iPad non riuscivo a copiare i testi da facebook. I post successivi al fatto del 6 agosto, giorno in cui lui è Tito si sono sottratti al regime di controllo da parte dell’assistenza sociale assegnata dal giudice sulla base delle testimonianze di una madre sulla quale pende una denuncia per calunnia. «Per noi la sensazione più strana, più forte, più importante è stata la percezione di normalità di naturalezza. Siamo talmente avvezzi a fare ogni cosa di fretta, a chiedersi in ogni gioco se abbiamo il tempo di farlo, a finire il pasto in auto, a privarsi di opportunità improvvise che c’è parso strano poter rimanere nei posti tutto il tempo che ci andava, a non vivere con l’orologio in mano, a scegliere che fare serenamente… Questo non vuol dire che non si siano rispettati gli orari dei pasti e cose del genere». Tito, cinque anni, e suo papà, Alessandro, hanno trascorso insieme 27 ore, molte delle quali a un parco acquatico. Si sono divertiti, improvvisamente liberati da una ingiustificata oppressione, finché il piccolo è stato prelevato dagli agenti alla base di uno scivolo, come se fosse unsequestrato‘. Non erano nascosti, sarebbero ovviamente rientrati a casa.

Subito i giornali si sono interessati al caso, ma non vi hanno scovato alcunché di torbido o di pruriginoso. Quello era un padre normalissimo, che amava il suo bimbo, che ottimamente sapeva accudirlo, addormentarlo, giocarci, riderci insieme. Come tanti. Nemmeno si poteva mestare sul terreno dell’ignoranza sociale. Nulla di tutto ciò era accaduto ad Avetrana, non si trovava da intervistare né un analfabeta, né uno con qualche precedente penale… Perbacco, ‘sto padre trasgressore si era pure laureato a Pisa in ingegneria meccanica, lavorava alla Piaggio da oltre dieci anni e addirittura sapeva esprimersi con una proprietà di linguaggio ben superiore a una media redazione italiana! Un disastro… Meglio lasciare la patata tiepidina alle fauci inappetenti di giornalisti perdigiorno. Di mostri non vi era traccia.

Quanto alla madre, Katia, poche notizie certe. A prima vista una genitrice gonfia di rancore, molto vendicativa, incapace di tutelare e di difendere il padre agli occhi del figlio. Ma quale sarebbe stata la novità? Ne girano intere comitive, in questo Paese, aizzate da avvocati compiacenti coi quali formano coppie malefiche al cui confronto madre Gothel e maga Magò parrebbero angioletti. Come d’altronde vi sono, a mucchi, padri che lesinano un eurocentesimo fino ad autoesentarsi dall’obbligo di mantenimento dei loro figli. Come del resto vi sono alcuni uomini che alzano le mani sulle mogli, altri capaci di uccidere… O madri che recludono in un’immaginaria gabbia le loro stesse creature, se non quando le sopprimono…

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