giovedì, Maggio 6

Alan Friedman e il 'Gomblotto' field_506ffb1d3dbe2

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 monti-napolitano

 

Tutto dipende da come mi sveglio la mattina: se sono un po’ ombrosa, non me ne sto ad andare troppo per il sottile nella scelta dell’argomento da tartassare; se, invece, come oggi, per un inspiegabile motivo  -l’acquitrino più profondo fra ieri e oggi-  ho l’estro, allora non mi fermo alla prima osteria, ma cambio mille idee (e notizie) prima di decidere dove andrò a parare.

Cosicché, stamattina, in autobus, sbirciando nello smartphone le home page dei quotidiani, ero fermamente decisa a dirne quattro a Matteo Renzi  -che mi avrebbe considerata come il morso del fantasma di una zanzara- che parlava di un Governo con la batteria scarica, perché questa danza macabra intorno al palo della tortura di Enrico mi sembrava proprio di cattivo gusto e devastante (per l’Italia, soprattutto).

Poi, uno sguardo a volo d’uccello sugli articoli comparsi successivamente in ogni sito mi ha convinta che  occorreva disegnare un affresco d’insieme, tale da evidenziare il leitmotiv del momento, ovvero la riemersione dello sport nazionale del complottismo.

Complotti di aria fritta, sia beninteso, perché non ci sono riscontri concreti, come, ad esempio una rivoluzione o la distruzione della garanzie costituzionali. Basta appiccicargli l’etichetta di complotto e anche il fatterello semi-innocente diventa cupo come la congiura dei Fieschi. L’unico sangue che scorre, però, è quello dalle gengive sensibili di qualcuno dei coinvolti, che magari è in qualche ristorante alla moda a mangiare a quattro ganasce.

In realtà, stavolta era una congiura double face, perché si congiurava dando del congiurato all’oggetto della congiura.

Fuori dai denti: noi italiani siamo dei gran provinciali… subiamo il fascino dell’esotico e Alan Friedman è così che si è fatto una robusta fama nelle nostre lande, sia pure sostenuta da un curriculum di tutto rispetto.

Certo, è stato autore di numerosi scoop… ma venti e passa anni fa…

Dopodiché si è messo a fare il guru di Economia, da pulpiti televisivi e non, campando di rendita sui trascorsi fasti.

Certo, ha pubblicato libri di giornalismo investigativo-economico… ma la politica è un’altra cosa ed ora se ne
riciccia fuori con ‘Uccidiamo il Gattopardo’, un libro Rizzoli – perché se fosse stato di Mondadori e del pianeta contiguo avrebbe emanato un puzzo di bruciato troppo rivelatore – in cui romanza come rivelazione da Mistero Criminoso un complotto ordito dal grande burattinaio di Monte Cavallo…

Proprio perché ha ancora un circuito di ragionamento da XX secolo, (anche se siamo praticamente coetanei, io gli sono minore di due mesi), non aveva fatto i conti sul potere dei social media e lui, da rivelatore di complotti si è tramutato in sospetto complottando.

I sobbollimenti in Rete ipotizzano che l’enfasi data alle presunte rivelazioni del Santone Friedman sia stata una bieca operazione di marketing, omologa a quelle che hanno punteggiato le uscite dei Vespa-pensiero.

C’è, però, chi non si ferma al motivo terra terra di fare cassa – anche perché, come vi ho detto, le case editrici non è che siano troppo munifiche con gli autori, riconoscendo loro royalties che raramente superano il 10% – e sospetta Friedman di essersi fatto strumento, lui sì, di un complotto… che avrebbe quale autore il personaggio che viene alla mente di tutti allorché ci si auto-rivolge la classica domanda: ‘Cui prodest?

La solita amnesia collettiva sembra aver fatto piazza pulita del ricordo di una commedia all’italiana, che vide in braghe di tela al Quirinale una delegazione di monelli, con la coda di paglia per la marachella fatta dai ‘101 puttani del PD’ (l’episodio del ribaltone della Giunta Lauro da cui prende origine quest’espressione un po’ audace l’ho già citato tempo fa), a impetrare il Nonno Nobile della Repubblica affinché bevesse l’amaro calice della rielezione. L’avveduto saggio, nel suo discorso al Parlamento in seduta comune, in cui accettava il bis, poneva delle condizioni, perciò li mise in mora, affermando che al primo sgarro li avrebbe lasciati ad impiccarsi con la stessa corda che gli avrebbero eventualmente costruito.

E chi sarebbe la corda, abilmente intrecciata, per menare per il naso i gonzi? Ma un giornalista straniero in odore di semi-santità carismatica, che ammanta la scoperta dell’acqua calda con quella sua pronuncia alla Dan Peterson e focalizza l’attenzione su una parola che agli italiani gli piace assai: Complotto’.

Poco importa che in 30 secondi venga sgamato come un fringuello, perché tonti sì… ma tonti al cubo no…

In fondo, quello che lui considera scandaloso è la normale pratica che la più alta carica dello Stato avrebbe dovuto adottare di fronte alla situazione puteolente che si trovava a dover governare, ovvero un Governo che governava, in primis il supposto Presidente del Consiglio.

Aderisco ‘senza se e senza ma’ allo status su FB del mio illuminato collega Emiliano Fittipaldi che, a tal proposito scriveva ieri: ‘Dunque secondo i nostri amici complottisti Napolitano, mentre a giugno 2011 la maggioranza di Berlusconi si teneva in piedi grazie a Razzi e Scilipoti, lo spread passava in sei giorni da 100 a 250, lo stesso Berlusconi era sotto inchiesta per evasione fiscale e prostituzione minorile e la Grecia stava fallendo, Napolitano, si diceva, invece di cercare un candidato premier in caso di emergenza nazionale doveva starsene a mangiare babbà.

Si vede la stoffa del grande giornalista… ha smontato in poche righe ciò che Friedman ha impiegato un libro a sostenere.

Emiliano, sei tu un babbà… mentre Friedman, se me lo permettete, è un limone un po’ irrancidito.

 

 

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