venerdì, Settembre 24

Alan Friedman: bomba o petardo? field_506ffb1d3dbe2

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Alan-Friedman

La bomba è esplosa. Il giornalista di lungo corso Alan Friedman, nel promuovere il suo ultimo libro dal titolo paradossalmente profetico ‘Ammazziamo il gattopardoha reso di pubblico dominio ciò che 50 milioni di italiani sapevano per filo e per segno, e cioè che il Presidente Giorgio Napolitano, il cui compito primario è fare quanto in suo potere per salvare il Paese dalla catastrofe che si affaccia dietro l’angolo, pronta ad inghiottire tutti, maggioranze,  minoranze, no tav, grillini, forconi, fascisti e comunisti, contattò, nell’estate 2011, Mario Monti per sondare la sua disponibilità a diventare Premier nel caso in cui il condottiero in carica, distratto da processi  e nottate eleganti, non fosse più ritenuto in grado di affrontare ed evitare il crollo della Nazione.

Ebbene sì, lo fece.  Ebbene sì, probabilmente ci furono pressioni interessate alla salvezza dell’Italia da governi stranieri, poco inclini a restare coinvolti nei giochetti che a noi italiani piacciono tanto, le oscillazioni bizantine tra il rigore assoluto e sacro nel rispetto letterale delle regole istituzionali (leggi facciata) e la realpolitik che più real non si può, fluente nella terra di nessuno, limbo tra detto e non detto di cui fanno parte, per antica tradizione, tutti. Anche i media. Il marchio di un’ambiguità da sempre legata alla nostra immagine nazionale e al tempo stesso il quid, il colpo di reni dell’ultimo secondo che ci consente di sopravvivere quando tutti ci danno per spacciati.

Chissà se è un caso, che a far esplodere una bomba simile sia, a conti fatti, uno straniero, anche se italianizzato più degli italiani stessi. Io non credo, ve lo confesso, che la bomba di Pulcinella sia esplosa per caso. Credo, piuttosto, sia collegata, come sempre, ad un meccanismo ad orologeria ben calcolato, che ha a che fare con il momento di incredibile confusione   che il Paese sta vivendo. Una confusione che va ben oltre quella, già considerevole, percepita dal popolo, e che sta tumultuando intorno alla posta più grande, il futuro della Repubblica.

Mentre i cittadini cercano di mettere a fuoco la rilevanza formale delle rivelazioni di Friedman, nel mondo della politica è tutto uno strabuzzar di occhi, un coro di ‘oooh’ falso come Giuda da parte dell’ambiente felinamente attento a come sfruttare (o parare) il polverone che inevitabilmente si è sollevato. Siccome io sono indipendente e cerco di pensarla sempre per conto mio, ecco la mia versione dei fatti. Il grande tessitore della fase politica che stiamo vivendo da quando Silvio Berlusconi non è più Premier, è Giorgio Napolitano, questo è fuor di dubbio. Il Presidente è convinto che la transizione più sicura del Paese verso la terza repubblica passi per una stagione caratterizzata dalle larghe intese, obiettivo riforme istituzionali, legge elettorale e superamento fase acuta della crisi economica. A seguire, elezioni e varo di un assetto bipolare di stampo europeo per l’Italia.

Non tutti, però, vedono di buon occhio questo scenario. In primis Forza Italia e Beppe Grillo, che paventano un logoramento in chiave elettorale e vorrebbero elezioni celeri. In mezzo, la caotica situazione del Pd, con Matteo Renzi giustamente poco incline a subentrare a Enrico Letta senza investitura popolare, e sotto il tiro incrociato dei soliti conservatori di professione. Ecco, dunque, Il rumorosissimo petardo di Friedman che esplode al momento giusto. La domanda è la solita: a chi giova? La risposta, come sempre, a ciascuno di noi.

 

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