domenica, Ottobre 24

Al tempo….dell’Estate Romana

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Che cosa vuol dire la mancanza di Renato Nicolini per Roma e che personaggio rappresentava?

Era un personaggio anti-dogmatico e in questo senso rappresentava un partito in maniera endemica e diversa, aiutando molto i giovani. Ci siamo trovati in una stagione molto fertile, se si pensa che negli anni in cui io ho realizzato queste grandi mostre ho portato  a Roma Andy Warhol e Robert Rauschenberg, con un’attività capillare e in coincidenza con il teatro dove l’Equipe ’72 dava accoglienza a quegli artisti che cominciavano un’attività sperimentale, da Giancarlo Nanni, Manuela Kuftermann, a Carlo La Fede che rappresentava a Porta Portese. L’Equipe ’72 era in via Gioacchino Belli dietro a Piazza del Lavoro. Vi erano i vari gruppi Perlini, La Gaia Scienza, e molti altri ancora. Nacque un fermento che rimase in ogni campo e lo pervase, così come accadde nella letteratura o nella musica in quegli anni. Le gallerie ospitano la danza e la musica americana nuova. Si invita a Roma Philip Glass e Meredith Monk e da qui divagano le varie iniziative culturali sperimentali e di avanguardia, cosmopolite e comunque internazionali. Nicolini aveva dalla sua di favorire tutto ciò e derivava dal suo atteggiamento anti-dogmatico che risultava disponibile e non discriminante in partenza per nessuna iniziativa.

Perché si è soliti dire che Nicolini era ‘doppiamente benedetto dagli dei’ e ‘collante della cultura romana’?

Come ho spiegato occupava tutti i linguaggi dando a ciascuno la sua ospitalità. Nel 1973 io avevo fatto ‘Contemporanea’ e avevo creato un modello che trovava anche un’applicazione e ispirazione nell’Estate Romana di allora, anche se essa aveva, per merito essenzialmente di Nicolini, un carattere del tutto istituzionale e centrale. L’Estate Romana nasce con Nicolini e dura decenni diventando l’appuntamento fondamentale per tutta la popolazione. Si cercava di fare festa in queste notti incantate che Nicolini riusciva a produrre con grandi sforzi e allo stesso tempo con una capacità d’introspezione dando degli spunti. Aveva l’onore della professionalità di coloro che organizzavano festival di musica, teatro e arte. Giovani che con le loro cooperative si mettevano alla prova.

Esiste ancora una distinzione tra centro e periferia?

Renato Nicolini aveva superato questo concetto, confronto e scontro di gerarchia cittadina. Egli oltre ad ospitare alle Terme di Caracalla il festival del Cinema, aveva aperto anche la città a nuovi spunti e territori di indagine culturale, a volte periferici e le cui iniziative soddisfacevano anche quello che viene definito come ‘pubblico di quartiere’. La città era diventata fluida e non esisteva più il trauma del passaggio da un rione all’altro della città. La cultura era diffusa e una sorta di fluidificante.

Come è mutato il concetto della cultura insito nell’Estate Romana? Le istituzioni hanno ancora il concetto di diffondere la cultura, non come un freddo sacrificio dell’uomo ma finalizzata all’evoluzione umana?

L’Estate Romana è frutto di un periodo storico particolare e di grande attività creativa che era emblematicamente legato alle figure del sindaco Argan, uno dei più grandi storici dell’arte del XX secolo e di Nicolini. La nostra cultura attualmente è molto mutata, come la stessa politica, allora c’erano delle cinematografie del disegno politico legate al pensiero dogmatico che trovava un suo equilibrio con la cultura stessa. Si ritrovavano tutti i compagni di strada, mentre oggi esiste una sorta generazione di specializzazione e settoralità, vanità collettive e di scarsa rilevanza morale.

Le istituzioni che reggono la cultura come sono cambiate?

Attualmente non trovo che gli assessorati che si occupano di cultura, in generale in Italia, ma anche a Roma nello specifico, abbiano confermato delle stimmate di quello che erano in passato e all’epoca di Nicolini. La fantasia di Nicolini è stata poi confermata dalla gestione di Gianni Bogna. Ciò va comunque detto e sono stati i due assessori che più a lungo hanno nel dopoguerra occupato un’istituzione, producendo eventi culturali notevoli, originali e assolutamente al servizio della conoscenza diffusa per tutta la popolazione cittadina.

L’idea che Roma investa le risorse finanziarie in cultura è possibile ancora oggi in tempi di crisi e con scarse opprtunità di finanziamenti?

Io credo che anche nella crisi di professionalità e fantasia viene sempre la qualità. Auspico che le nuove generazioni abbiano un impegno personale di questo tipo, anche se intravedo una sorta di immaturità cronica, un infantilismo sistematico, un atteggiamento adolescenziale, tutto basato su una potenzialità che non riesce a trovare mai uno sbocco e una sua realizzazione.

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