giovedì, Settembre 16

Al-Sisi, vicina la candidatura alla presidenza field_506ffb1d3dbe2

0

ibk

Decisione a più riprese ritardata ma ampiamente attesa sia dalla cittadinanza egiziana che dagli analisti internazionali, è arrivata nel pomeriggio di mercoledì 26 febbraio la notizia delle dimissioni del Generale Abdel Fattah al-Sisi dal proprio ruolo di Ministro della Difesa e dal proprio ruolo al vertice delle Forze militari. La mossa è destinata ad aprire la corsa elettorale dell’uomo forte d’Egitto, che a breve annuncerà con ogni probabilità le propria candidatura a nuovo Presidente dell’Egitto: per essere eleggibili, infatti, occorre abbandonare la propria carica all’interno del governo.

Il cambio alla premiership di fine febbraio, con la sostituzione del Primo Ministro Hazem al-Beblawi da parte di Ibrahim Mahlab, era sembrata destinata ad aprire la corsa di al-Sisi già un mese fa. La necessità di modificare la legge elettorale (l’8 marzo scorso, il Presidente Adly Mansour ha annunciato una riforma che darà più potere alla Commissione elettorale) e di attendere la stabilizzazione della situazione interna al Paese, che a febbraio era bloccato da una serie di scioperi da parte di lavoratori statali che richiedevano aumenti salariali, potrebbero essere alla base della scelta di ritardare la candidatura.

A più riprese negli scorsi mesi al-Sisi ha reso pubblica l’intenzione di candidarsi “per il bene dell’Egitto”, cercando endorsement dai maggiori alleati internazionali. A fine gennaio, l’ex Capo delle Forze Armate ha incontrato il Premier russo Vladimir Putin, che ha reso pubblica la propria approvazione della sua candidatura. E’ importante seguire gli sviluppi legali all’intesa russo-egiziana: Mosca sta negoziando la vendita di 2 miliardi di armi all’Egitto, con l’obiettivo di sostituire il ruolo di sostegno militare che fino alla scorsa estate era stato rivestito dagli Stati Uniti. Pochi giorni dopo, il Supremo Consiglio delle Forze Armate, l’organo militare di cui al-Sisi era leader, ha reso pubblica la propria unanime approvazione a un’eventuale decisione del Generale di candidarsi.

Abdel Fattah al-Sisi è nato nel 1954 nel distretto cairota di Gamaliyya. Entrato all’interno delle Forze Armate nel 1977, ha iniziato una rapida ascesa all’interno dei loro ranghi, diventando nel giro di pochi decenni il comandante militare delle regioni settentrionali e direttore dei servizi di intelligence militari. Il nome di al-Sisi è diventato noto nel 2012, quando la Fratellanza Musulmana lo ha scelto come principale interlocutore all’interno del mondo militare: pochi mesi dopo, sarebbe stato proprio al-Sisi a indurre le Forze Armate a sostenere le manifestazioni di piazza contro l’Ikhwan, rimuovendo il Presidente Mohamed Morsi dal potere e dando il via alla stagione di repressione della Fratellanza Musulmana.

Lunedì scorso, nel clamore generale, è giunta la sentenza del primo processo contro i membri e simpatizzanti della Fratellanza Musulmana incarcerati in gran parte il 14 agosto scorso, giorno dei violenti scontri di piazza che portarono alla morte di oltre un migliaio di persone. La Corte di Minya ha decretato la condanna a morte di 529 persone, sotto le varie accuse di istigazione all’omicidio, violenza pubblica, danneggiamento di proprietà privata, attacco a una stazione di polizia. Nonostante è possibile che in appello le condanne possano essere ridotte e molti dei sentenziati siano stati giudicati in contumacia, la sentenza mostra come le nuove autorità egiziane siano decise a portare avanti le proprie politiche di chiusura continua nei confronti della porzione islamista di società, non curanti del grado di polarizzazione che sta spezzando la società.

Il verdetto ha scatenato una nuova ondata di rabbia nei pressi della corte che ha emanato la sentenza: sono stati riportati scontri tra autorità e una folla costituita da parenti dei condannati, che hanno più tardi incendiato un edificio nei pressi. L’area di Minya è una delle zone del Cairo dove si sono verificati gli scontri più duri tra autorità e islamisti lo scorso agosto. Nel frattempo, si attende una nuova sentenza per altri 683 sostenitori e membri della Fratellanza: tra questi è incluso anche il Capo supremo e leader spirituale del movimento islamista Mohammed Badie, arrestato a fine agosto scorso.

Mercoledì scorso, il Segretario di Stato americano John Kerry ha attacco la corte egiziana che ha emanato le sentenze, dicendosi «profondamente preoccupato da una decisione improvvisa e priva di precedenti. E’ impossibile credere che un processo di massa così rapido abbia soddisfatto anche i più basilari standard della giustizia. Mi appello al Governo egiziano a interim per rovesciare la decisione della corte e assicurare giusti processi agli accusati. Qualsiasi altra cosa andrebbe a disonorare il coraggio di tutti coloro che hanno sacrificato le loro vite per gli ideali democratici».

«Molti degli egiziani che supportano la pena di morte per gli imputati a Minya sono privi di preoccupazione riguardo a questa; piuttosto credono questa durezza sia necessaria a chiudere i conti con la Fratellanza Musulmana» scrive sulle pagine del ‘Newyorker’ l’inviata dall’Egitto Ursula Lindsey. «Oggi, in assenza di un governo eletto, il sistema giudiziario è divenuto un’altra delle istituzioni-canaglia del Paese, che non risponde a nessuno delle proprie azioni. Nella nuova costituzione che hanno aiutato a decretare, i giudici si sono garantiti un’autonomia praticamente totale. Sono attualmente in una situazione di rappresaglia, non solo verso gli islamisti, che li hanno accusati di corruzione e hanno provato a forzare molti giudici al ritiro, ma anche verso gli attivisti secolari che hanno criticato le loro azioni».

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->