domenica, Luglio 25

al-Sisi e il suo imbarazzo palestinese field_506ffb1d3dbe2

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Il Cairo – Il conflitto di Gaza arriva in un momento critico per il Presidente egiziano appena nominato, Abdel Fattah al-Sisi. Se, da un lato, lui non è esattamente quel che si dice un fan di Hamas, dall’altro lato, invece, l’uomo della strada egiziano è molto sintonizzato con laquestione palestinese’. Le numerose vittime palestinesi dell’ultimo attacco israeliano potrebbero, dunque, costare molto a al-Sisi, per il quale è in gioco la sua enorme popolarità.

Pochi giorni dopo l’inizio dell’attacco, l’Egitto ha proposto la cessazione delle ostilità. La proposta è stata considerata molto simile a quella che il deposto Presidente Mohammed Morsi fece nel 2012.

Ecco un rapido confronto tra i due testi.
L’articolo 1 del testo di Sisi recita: «Israele deve cessare tutte le ostilità contro Gaza, via terra, mare e aria. Con enfasi particolare sul non condurre una invasione di terra e non puntare ai civili».
Ed ecco il primo articolo della proposta del piano di Morsi, del 2012: «Israele deve cessare tutte le ostilità contro Gaza, via terra, mare e aria. Con enfasi particolare sul non condurre una invasione di terra e non puntare ai civili».
Lo stesso vale per l’articolo 2, che nella versione di Sisi recita: «Tutte le fazioni palestinesi devono interrompere le ostilità contro Israele, via terra, aria e mare e fermare tutti i tipi di attacchi missilistici, quelli al confine e quelli contro gli obiettivi civili»; identico a quello della proposta di Morsi del 2012.
Allora, perché ora Hamas respinge termini già accettati nel 2012? Si sa, la simpatia non abbonda tra Hamas (una costola dei Fratelli Musulmani) per l’uomo che ha spodestato il primo Presidente storico dei Fratelli Musulmani, Mohamed Morsi. Ma non può essere solo una questione di alchimie ‘sentimentali’, no? Ho girato la domanda a Shehata Awad, analista di scienze politiche a Doha “Non è solo un fatto di alchimia emotiva“, ha confermato, “ci sono anche altri fattori, e importanti. In primo luogo, Sisi ha ignorato Hamas e le altre fazioni palestinesi mentre preparava la sua iniziativa. Il Cairo non ha contattato nessuno, tranne il Presidente palestinese Mahmoud Abbas. Questo non era mai accaduto in precedenza, così Hamas non si è lasciato convincere”.
Forse l’Egitto lo ha fatto deliberatamente”, prosegue Awad, “per dimostrare che Hamas non è l’unico interlocutore, quando si parla di affari palestinesi. Ma questa mossa è stata sbagliata, e ha alienato anche le simpatie di quelle fazioni che si trovavano in (relativamente) buoni rapporti con Il Cairo, come la jihad islamica. La stampa israeliana non ha aiutato granché, per esempio parlando delle consultazioni tra Egitto e Israele prima dell’annuncio ufficiale dell’iniziativa“.
In secondo luogo“, continua Awad, “le attuali dinamiche regionali si oppongono a un accordo sponsorizzato dall’Egitto. Il rifiuto di Hamas non si basa solo sull’agenda interna, ma anche sugli interessi delle altre potenze regionali che vorrebbero veder fallire Sisi, non solo la sua iniziativa“.

Poco dopo, Hamas ha annunciato che Il Cairo ha invitato Khaled Meshaal, capo del braccio politico di Hamas con sede a Doha, a discutere di possibili emendamenti al piano. Nonostante la smentita del Cairo, la reazione è stata forte. Gli avversari di Sisi hanno fatto ironia su questa mossa: invitare il capo di un’organizzazione che un Tribunale egiziano ha definito terroristica solo pochi mesi fa. I suoi sostenitori, invece, hanno visto la mossa come un segno della capacità del Cairo di elevarsi al di sopra delle differenze politiche pur di salvare delle vite umane innocenti.
Ma un diplomatico arabo che sta seguendo i negoziati al Cairo e che ha chiesto di restare anonimo ha dichiarato ai giornalisti che non spetta al solo Meshaal scegliere se accettare o rifiutare l’invito; “Una decisione del genere sarà presa a Doha“. “Il Qatar“, ha continuato, “non attende di meglio se non che gli egiziani chiedano il loro intervento  -cosa che non accadrà. Ma oggi”, domenica 20 luglio, “il Presidente palestinese Mahmoud Abbas si è recato a Doha su invito di Sisi”.

Poco dopo il respingimento della proposta egiziana da parte di Hamas, è stata annunciata una nuova proposta. Questa volta viene dallo stesso movimento Hamas. La vera sorpresa è stata trovare condizioni molto simili a quelle che l’Egitto aveva già proposto (e Hamas respinto), con le seguenti le differenze.
Il testo della proposta di Hamas afferma che l’iniziativa è stata formulata «la benedizione del Qatar e della Turchia». Seconda differenza: si richiede che gli Stati Uniti (anziché l’Egitto) fungano da garanti. Terza e ultima differenza: Israele dovrebbe adeguarsi in anticipo a tutti i termini di Hamas: l’apertura permanente di tutti i valichi, l’estensione delle acque dove agli abitanti di Gaza è consentita la pesca, e altre richieste tradizionali. La differenza, stavolta, è che i palestinesi vogliono il consenso degli israeliani prima di arrestare gli attacchi missilistici, mentre l’iniziativa egiziana prevedeva che quelle stesse richieste fossero discusse in una fase successiva di colloqui tra israeliani e palestinesi al Cairo.

L’iniziativa di Hamas ha fatto inarcare molte sopracciglia, e per diversi motivi: da quando in qua gli Stati Uniti sono diventati per Hamas più affidabili dell’Egitto? E perché far passare la proposta dal Qatar, per farla trasferire al Segretario di Stato John Kerry negli USA? Tutto ciò non indica forse che il Qatar sta giocando un ruolo molto più grande di quello di un semplice messaggero? potrebbe anche aver contribuito alla stesura del piano. Inoltre, il vero desiderio di porre fine allo spargimento di sangue non dovrebbe richiedere un accordo immediato per il cessate il fuoco, piuttosto che la richiesta irrealistica di risolvere prima di tutto delle questioni vecchie di decenni?

Queste complicazioni hanno portato Kerry a rimandare la sua visita in Egitto due volte questa settimana, il che fa capire che gli Stati Uniti stanno attraversando alcune difficoltà relative alla situazione palestinese: da una parte, gli americani sarebbero stati più felici con un Presidente dei Fratelli Musulmani in Egitto, con un ascendente sui musulmani islamisti di Gaza. D’altra parte, però, l’insistenza di Sisi a voler ridurre al minimo le aperture del valico di Rafah (sulla base delle preoccupazioni di sicurezza nazionale per l’Egitto) è in linea con gli interessi degli israeliani e, automaticamente, con quelli degli americani.

Passando a un piano diverso, sono, anche, stati colpiti duramente i media favorevoli ai Fratelli Musulmani, e le notizie parlano dell’invasione israeliana di Gaza da un unico punto di vista: quello egiziano. I titoli dei telegiornali di ‘Aljazeera’ variano tra ‘Come i media occidentali coprono Gaza’ e ‘Crisi umanitaria a Gaza’, ma il contenuto è quasi sempre lo stesso: esperti e pubblico sono interessati solo a demolire l’Egitto e ad accusare il suo Governo di ignorare i palestinesi e gli arabi.

I profili islamici Twitter indirizzano la loro rabbia per i civili morti a Gaza contro l’Egitto, anziché contro Israele. Ecco un tweet dall’account inglese dei Fratelli Musulmani @Ikhwanweb: (127.000 follower): «FJP’s Amr Darrag Holds Egypt FM Responsible for Ongoing Aggression on Gaza – Ikhwanweb» (Amr Darrag, di Freedom and Justice Party, considera il Ministro degli Esteri dell’Egitto responsabile dell’aggressione contro Gaza – Ikhwanweb). E un altro tweet, dallo stesso profilo: «Egypt’s Compliance Makes Israel’s Offensive In Gaza Possible» (L’acquiescenza dell’Egitto ha reso possibile l’offensiva israeliana a Gaza).

L’opinione pubblica egiziana resta prevalentemente filo-palestinese. Ma gli eventi degli ultimi tre anni, tra cui l’assassinio di soldati egiziani a Rafah, le sentenze dei Tribunali egiziani che accusano Hamas di irruzioni nelle carceri, di aver fatto saltare i tubi del gas nel nord del Sinai, e alcune accuse di spionaggio, hanno fatto nascere qualche sentimento anti-Hamas.

In questi giorni, in Egitto si può osservare una sorta di apatia passivo aggressiva contro Hamas, per esempio quando un presentatore si è rivolto ad Hamas dalla tv di Stato, dicendo: «avete rigettato la proposta egiziana, siete liberi di morire… non c’è nulla che possiamo fare per voi». La clip è stata ampiamente diffusa e altrettanto ampiamente condannata.

Nel frattempo, il panorama politico della regione è così notevolmente cambiato tra il 2009 e il 2012 che ci vorrà ancora del tempo, per raggiungere finalmente l’accordo sul cessate il fuoco.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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