mercoledì, Settembre 22

Al-Qaeda minaccia lo Yemen field_506ffb1d3dbe2

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Members of Ansar al-Sharia, an al Qaeda-affiliated group, carry their weapons as they ride on a truck in Jaar

Causa di agguerrite discussioni sia negli Stati Uniti che nei Paesi dove gli attacchi vengono portati a termine, torna a crescere la polemica attorno ai drone strikes americani, una delle principali e più efficaci armi della guerra contro il terrorismo portata avanti dagli Stati Uniti, i cui effetti collaterali continuano a generare proteste e rabbia. Giovedì scorso, nella provincia di al-Bayda, una delle roccaforti dell’insurrezione qaedista nello Yemen, un missile probabilmente lanciato da un Unmanned Aerial Vehicle (UAV) statunitense avrebbe colpito un corteo nuziale nel villaggio di Qaifa, scambiato con una colonna di combattenti legati ad al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP). Almeno 15 civili sarebbero rimasti uccisi nell’attacco, tra cui due capi tribali dell’area. Non è chiaro se tra le vittime fosse comunque presente qualche individuo sospettato di aver legami con AQAP. L’azione segue di pochi giorni un altro drone strike avvenuto nella regione dell’Hadramawt lunedì scorso, in cui tre uomini legati ad AQAP erano rimasti uccisi.

Un forte alone di incertezza permane su molti degli aspetti della questione. Nessun ufficiale americano ha rilasciato commenti in merito all’attacco, mentre – secondo quanto riportato dalla CNN – un ufficiale della sicurezza nazionale yemenita avrebbe commentato mantenendo l’anonimato: «Si è trattato di un tragico errore ed arriva a un momento molto critico. Nessuno degli uccisi era un sospetto ricercato dal Governo dello Yemen». Questa versione contrasta con quella ufficiale del Governo yemenita: secondo il Comitato per la sicurezza presieduto dal Presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, l’attacco era diretto contro un’automobile appartenente a un leader di al-Qaeda. Secondoal-Jazeera‘, due delle vittime – Saleh al-Tays e Abdullah al-Tays – avrebbero fatto parte di una lista di individui sospettati di avere legami con l’organizzazione terrorista. Non è stata fatta piena chiarezza neppure riguardo la provenienza del missile, elemento che rende ancora incerta l’effettiva responsabilità statunitense nell’azione.

Alto quindi il livello di confusione della vicenda, destinata a esasperare ulteriormente le tensioni tra cittadinanza yemenita e istituzioni nazionali e a sollevare accuse nei confronti del ruolo degli Stati Uniti nella regione. Da un lato la propaganda antiamericana sta approfittando della rabbia crescente verso gli attacchi dei drone per accrescere l’ostilità nei confronti degli Stati Uniti, ma dall’altro aumenta il fastidio nei confronti delle numerose morti di innocenti che si susseguono nel Paese. Una delle maggiori ragioni di discordia consiste nella difficoltà dei parenti delle vittime innocenti di ottenere giustizia o risarcimenti per la morte dei loro cari.

«Anche se viene fuori che questo  è un caso di uccisione basato su identità confuse o intelligence incerta, chiunque sia stato responsabile deve farsi carico delle errore e chiarire quanto accaduto in questo incidente» ha detto il direttore del Programma per il Nord Africa e il Medio Oriente di Amnesty International Philip Luther. «La sconfortante mancanza di trasparenza riguardante le morti di civili in Yemen significa che quanto succedono delle violazioni, le vittime e le loro famiglie non hanno un accesso efficace alle riparazioni. La profonda mancanza di responsabilità per queste uccisioni deve finire. La mancanza di trasparenza e l’assenza di indagini imparziali e indipendenti riguardanti le uccisioni e altri abusi – non importa chi ne sia responsabile – significano che la fiducia pubblica nelle istituzioni del Paese si sta erodendo in maniera seria».

Paese più povero e instabile della Penisola arabica, lo Yemen è alle prese con un difficile processo di costruzione delle istituzioni statali, la cui presa su ampia parte del territorio nazionale è debole. Nel nord del Paese è attiva la ribellione degli Houthi, un gruppo politico composto da sciiti zaiditi spesso in conflitto con le autorità centrali, mentre a Aden sono ancora forti le spinte separatiste, portate avanti soprattutto dai membri del movimento al-Hirak, di coloro che vorrebbero tornare alla divisione dello Yemen in due Stati, com’era stato fino al 1990. La maggiore minaccia alle istituzioni proviene però da quelle province del Paese in cui al-Qaeda si è maggiormente radicata e ha unito i propri interessi a quelli dei clan locali, riuscendo a portar avanti con successo la propria attività di proselitismo e addestramento di nuove reclute.

Nei giorni scorsi, AQAP ha rivendicato l’attacco congiunto al Ministero della Difesa a Sana’a che la settimana passata ha causato la morte di oltre 50 persone. Un attacco duro che ha evidenziato la capacità dell’organizzazione di pianificare e portare a termine azioni complesse e impreviste, mettendo a dura prova le forze dell’ordine e un Governo che non riesce a debellare il fenomeno jihadista nel Paese.

«La violenza accresce un dilemma per il Presidente Obama, che a maggio aveva detto di aver approvato nuove e più severe linee guida per i drone strikes, e ha promesso di rendere più trasparente la campagna dei drone. Dopo il discorso del Presidente, la frequenza dei drone strikes è brevemente calata» commentava giovedì scorso il giornalista del ‘New York Times’ Robert Worth. «Ma una serie di attacchi dei militanti nei mesi recenti ha messo in evidenza la minaccia portata dalla branca yemenita di al-Qaeda. […] Almeno nove drone strikes hanno avuto luogo da allora, anche se non è chiaro se tutte le persone sospettate di essere militanti che sono rimaste uccise fossero figure importanti o coinvolte in azioni».

Per combattere con maggior efficacia l’organizzazione qaedista sarà necessario prima portare a termine i processi atti a donar nuova forza alle istituzioni yemenite, giungendo a dar vita a un’autorità in grado di agire in maniera più efficace sul territorio, soprattutto in quelle aree del Paese ‘abbandonate’: è lì che AQAP sta costruendo la propria minaccia con maggior forza e pericolosità. Come scrive Daniel Green, analista del ‘Washington Institute’, al-Qaeda ha imparato che una delle migliori maniere per introdurre i principi della sharia è accompagnarli a un’opera di ‘buon governo’, «affrontando i problemi principali della popolazione locale» come quello della sicurezza, delle dispute per l’acqua, della sanità: in tale maniera sarà facile per l’organizzazione vincere la simpatia degli abitanti. Solo individuando una maniera per contrastare tale processo sarà possibile colpire la diffusione dell’ideologia qaedista nella regione.

 

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