sabato, Maggio 8

Al Qaeda cambia volto in Costa d'Avorio

0
1 2


L’Occidente nuovamente sotto attacco, nuovamente colpito in contumacia lì dove è più vulnerabile, all’estero. L’attentato in Costa d’Avorio pare sia stato uno dei più attesi di sempre, le autorità d’intelligence francesi avevano avvisato i colleghi ivoriani sulla presenza di una minaccia jihadista pronta a colpire nel paese ma l’appello è rimasto inascoltato o almeno così pare. Al Grand Bassam, una località a pochi chilometri a est di Abidjan, la capitale economica della Costa D’Avorio, domenica pomeriggio si è scatenato il nuovo inferno di fuoco.

Il luogo scelto per questo ennesimo tributo di sangue è una piccola città satellite che funge la ‘zona relax’ per quei lavoratori impegnati tutta la settimana in uffici e fabbriche, non solo originari ivoriani ma anche e soprattutto stranieri. La simbologia è impregnata dunque anche questa volta di odio verso l’occidente e verso quello che rappresenta, opulenza e neocolonialismo. Solo personale benestante può permettersi una gita fuori porta il fine settimana, solo quelle famiglie che vivono una vita agiata e che pensano di meritare qualche ora di evasione dalla vita frenetica di tutti i giorni. Un distacco che per Al Qaeda rappresenta un peccato capitale, nessun musulmano dovrebbe dedicarsi ad attività ricreative fino a quando ci sono altri ‘fratelli’ che combattono per liberarsi dall’oppressione occidentale, se si cede ai vizi di questo stile di vita allora si diventa complici e di conseguenza possibili vittime.

Nell’immaginario jihadista i morti di due giorni fa rientrano a pieno nei morti inevitabili che di innocente non hanno nulla perché si sono venduti alla causa occidentale, meritando di morire. Un concetto che per chi, vive serenamente nelle proprie case lontano dal fanatismo e dalla guerra, sembra incomprensibile e per certi versi anche folle. Nel progetto pseudo-politico di Al Qaeda di folle non è rimasto molto, oscurata dallo Stato Islamico, l’organizzazione di Osama Bin Laden deve necessariamente riprendere quella credibilità internazionale persa con l’avanzare del suo rivale.
Al Qaeda ha sempre perseguito obbiettivi politici e socio-economici di portata non troppo modesta, si prefiggeva di cacciare gli occidentali dal Medioriente riportando in auge quest’ultimo con lo sfruttamento delle risorse energetiche.

All’inizio di questa lotta, gli attentanti assumevano il ruolo di ‘sveglia’, grazie ai morti e all’attenzione mediatica, l’opinione pubblica avrebbe fatto pressioni sul governo per ritirarsi dal Medioriente, ma così non è stato. Gli attentati si rivelarono un moltiplicatore di violenza contro i Paesi coinvolti nella lotta qaedista, Iraq ed Afghanistan in primis, quella che doveva essere una lotta assimetrica divenne una vera e propria guerra di posizione che non permise ad Al Qaeda di perseguire i suoi obbiettivi terroristici. Qualche autobomba di tanto in tanto non bastava ad influenzare l’opinione pubblica europea e men che meno quella americana, così si iniziò a puntare sulle vittime occidentali proprio su suolo occidentale. I morti che riempivano le pagine dei giornali erano troppo lontani perché qualcuno ne fosse colpito, l’opinione pubblica aveva ormai dall’inizio del 2000 una grave crisi economica e la preoccupazione era soprattutto su come arrivare alla fine del mese più che salvare il Medioriente.

Quando Al Qaeda fu pronta a riprendere le redini della sua lotta verso il mondo intero, lo Stato Islamico aveva ormai fatto capolino sulla scena internazionale minandone la credibilità. Abbiamo un nuovo volto di Al Qaeda, che si avvicina alle tecniche barbare e macabre dell’IS ma mantenendo una sua connotazione politica ed economica. Si apre l’era degli attentanti terroristici con una duplice connotazione: la prima simbolica e l’altra economico-politica. Questa sembra essere la vera via con cui influenzare i governi e minare dalle fondamenta la vita della popolazione occidentale.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->