sabato, novembre 17

Al Maggio la trilogia ‘tricolore’ di Verdi ‘Il Trovatore’, ‘Rigoletto’ e ‘La traviata’ unite da una monumentale bandiera e da un forte richiamo all’attualità nell’audace regia di Francesco Micheli

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Il Maggio targato Chiarot riserva  altre nuove sorprese: la prossima è la trilogia verdiana  – ‘Trovatore’, ‘Rigoletto’ e ‘Traviata –  avvolta nel tricolore, cioè nel bianco rosso e verde della nostra bandiera, un tricolore monumentale che apre la prima scena  dei tre capolavori e poi si dissolve. Tre opere verdiane in pochi giorni una dietro l’altra a partire dal 13 settembre con ‘Trovatore’, replica il 22 e a seguire ‘Rigoletto’ 15 e 29 e  ‘La Traviata’ 21 e 30. Tre opere di nuovo allestimento in meno di un mese, subito dopo la pausa estiva.  Un vero e proprio record per un ente lirico italiano. Ma quello che più colpisce è la scoperta o riscoperta  del legame sottile che unisce queste opere di grande impatto popolare riproposte qui al Maggio in un’ ottica certo rispettosa dello spirito verdiano ma con un’ occhio costante al presente, che non mancherà di sollevare discussioni. In un momento di rigurgiti nazionalistici e di spinte sovraniste ed antieuropeiste che lacerano il Paese, un’operazione del genere può   apparire rischiosa o essere fraintesa. Questo non vuol dire che le opere dei grandi autori del passato non possano essere attualizzate o rilette in una chiave contemporanea: tali obiezioni non hanno più ragione di porsi, la cultura contemporanea ha superato da tempo l’idea di un rigoroso passatismo volto a mummificare i capolavori del nostro patrimonio lirico e operistico. Ciò premesso, come si presenta il trittico verdiano, quali le motivazioni per quest’operazione tricolore che vede sul podio il Maestro Fabio Luisi, Direttore artistico del Teatro  del Maggio Fiorentino e la regia di Francesco Micheli?

Innanzitutto – spiegano   regista e Direttore d’orchestra –  si è partiti da una rilettura del testo, cogliendo in queste tre opere verdiane, pur nella loro  specificità in quanto rappresentano storie diverse ambientate in epoche diverse ( Medioevo, Alto Rinascimento,  quello più oscuro e Ottocento un sottile filo comune riconducibile a sentimenti tipicamente italiani. Non a caso si è parlato di trilogia popolare. Alla quale occorreva dare un senso comune, unificante, e   anche stilisticamente unitario. Un’operazione ambiziosa dal punto di vista storico artistico e culturale, non certo di routine, e non priva di rischi. Per questo il Sovrintendente Cristiano Chiarot si è avvalso della capacità creativa di Francesco Micheli, già direttore artistico di manifestazioni di rilevanza internazionale,  noto per aver rilanciato il teatro di Macerata trasformando l’Opera Festival in un luogo di ricerca e di eccellenza e attuale direttore artistico della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, città dove ha potuto esprimere la sua visione prospettica sul ruolo e sulle opere del compositore orobico. Da questa collaborazione è nata l’idea di unire i tre titoli della ‘trilogia popolare verdiana’ attraverso una proposta registica e drammaturgica d’insieme: “considerando  cioè la trilogia – dice Micheli  – come una sorta di ‘testamento popolare’ di Giuseppe Verdi, ‘Padre della Patria’, uno  dei nostri tesori divenuto patrimonio di tutti e assurto a simbolo dell’unità d’Italia culturale. Rigoletto, Trovatore, Traviatasono infatti tre opere tra le più rappresentate al mondo e qui al Maggio vengono proposte sottolineandone il valore simbolico, e quindi presentate come un corpo unicoconcepite e messe in scena non come tre opere distinte ma come se fosse un unico spettacolo lungo sette ore e mezza’. Tre opere dissimili, quasi “scomode”, con tre tematiche differenti, ma che possono offrire una visione unitaria tale da rappresentare il nostro comune sentire”.  Sulla base di questi presupposti, Micheli ha scelto la via di una configurazione omogenea e armonica, di un allestimento bizzarro,   che vuol rappresentare “un certo modo  di stare assieme tutto italiano, sia dal punto di vista culturale che in quello aspirazionale”.  

A fare da filo conduttore nella Trilogia ci pensano diversi fattori, spiega Micheli: primo fra tutti il monumentale tricolore che apre la prima scena di ciascuna delle opere connotando in questo modo la natura intimamente italiana della Trilogia, un impianto scenografico caratterizzato da alcuni elementi che vanno a ripetersi, declinati a seconda del contesto delle opere, e infine il coro, quel coro che secondo Giuseppe Verdi è un personaggio unanime che lega, che passa, che trasmigra in ‘Trovatore’, ‘Rigoletto’ e ‘Traviata’ che non hanno un’unitarietà drammaturgica ma toccano profondamente l’immaginario collettivo, unendolo nelle emozioni, a volte contrastanti, delle passioni. “Quel coro rappresenta tutti noi, anzi siamo noi, oggi. Per questo – dice ancora  Micheli – gli interpreti del corso vestono panni contemporanei e, comunque, ben diversificati nei colori”.  Il senso è dunque chiaro  e lo precisa il Maestro Fabio Luisi, direttore stabile dell’orchestra dall’aprile scorso: “la nostra operazione insiste sulla storicità del progetto verdiano, su quanto queste opere abbiano reso Italia l’Italia –  affrontando il tema della libertà individuale e collettiva.  Tre opere che identificano tre epoche storiche  diverse e cruciali i cui protagonisti sono  personaggi che vogliono uscire dal ruolo imposto dalla società, e quindi appaiono scandalosi, trasgressivi. Verdi esprime sì un sentimento comune, ma attinge a vicende che non sono solo   italiane: con la Spagna del Trovatore, la Parigi de La traviata e la Mantova (che in realtà sarebbe dovuta essere ancora Parigi, dalla pièce Le roi s’amuse di Victor Hugo) di Rigoletto, Verdi sembra dire al Paese di guardare fuori dai propri confini e di guardare a temi politici di ampio respiro. Lo fa declinando elementi della nostra cultura e del nostro sentire, da qui l’idea di  collegare le tre opere ai colori della nostra bandiera: il bianco  rappresenta  il candore, e Traviata è tinta di bianco, perché è anche il colore della camelia ma soprattutto perché Violetta ambisce a una purezza e uno status che il pubblico facilmente le riconosce, Il rosso,colore del fuoco, del sangue e dell’omicidio,   è la tinta predominante del Trovatore, il verde rappresenta   l’ambiguità, l’invidia, la rabbia, la  dubbia moralità: è il colore del marcio  della corte di Rigoletto. Ma all’obiezione di un possibile fraintendimento in senso nazionalistico di quel gigantesco sipario-tricolore,  la risposta è chiara e  netta: “lo squarciarsi del tricolore-sipario è un chiaro riferimento al momento che sta attraversando l’Italia oggi, sempre più lacerata e preda della menzogna, che è parte della sua storia: simboleggiata da gigantesche marionette. Un esercito di burattini appare nel Trovatore, uno stuolo di maschere nel Rigoletto e bambole a grandezza umana ne La Traviata”. Caratteri nei quali non è difficile  riconoscersi anche oggi, in quest’Italia che  dallo spirito nazionale ben presente in Verdi, scivola spesso nel cieco nazionalismo.  

Altra caratteristica che lega i tre titoli è la presenza di parte dell’attrezzeria di scena realizzata in cartapesta da Jacopo Allegrucci, scenografo versiliano che da venti anni lavora per il Carnevale di Viareggio,   scelta che denota da parte del Teatro del Maggio, la volontà di avvalersi della collaborazione delle eccellenti maestranze disseminate sul territorio toscano. Da segnalare inoltre la presenza in scena de La Traviata di una grande coppa di champagne,  che ricorda quella nella quale si immergeva la diva del burlesque Dita Von Teese durante le sue esibizioni. Sì, perché nella rilettura scenica di Francesco Micheli, Violetta è proprio una ballerina di burlesque, che indossa abiti tanto eleganti quanto discinti. A fare da spalla a Francesco Micheli nelle opere, tre assistenti diversi: Paola Rota (Trovatore), Benedetto Sicca, (Rigoletto),  Valentino Villa (Traviata).  

Da sottolineare anche la scelta dei cantanti, molti dei quali sono giovani molto apprezzati sul panorama internazionale al loro debutto sul palcoscenico del Maggio. A cominciare dal soprano Jennifer Rowley, Leonora nel Trovatore, che ha all’attivo collaborazioni con la Metropolitan Opera House di New York e l’Opera National de Paris e che per la prima volta calca un palcoscenico italiano. E ancora, il mezzo-soprano Olesya Petrova – che interpreta Azucena nel Trovatore – anche lei alla sua prima esibizione fiorentina, Yngve Søberg – che interpreta Rigoletto – mentre il tenore Ivan Ayon Rivas, chiamato a impersonare il Duca di Mantova, torna sul palcoscenico del Maggio da protagonista,  Zuzana Markova, nei panni di Violetta è al suo debutto sul palcoscenico di Firenze. Altri interpreti Jessica Nuccio (Gilda nel Rigoletto)  Piero Pretti (Manrico nel Trovatore)  Matteo Lippi (Alfredo nella Traviata) e Massimo Cavalletti (il Conte di Luna nel Trovatore).

Dopo la Carmen col finale capovolto ( è lei che fa giustizia del suo aguzzino)  che il pubblico accolse nel gennaio scorso con qualche fischio e mugugni,   arriva ora questa trilogia verdiana la cui importanza ha una duplice chiave di  lettura, mi fa notare Paolo Klun, responsabile della comunicazione: siamo in presenza di  un caso più unico che raro che a settembre, alla ripresa dell’attività lirico-sinfonica, siano messe in scena,    in sequenza, cioè a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, tre opere con specifici allestimenti, non classici,   che appartengono al repertorio tradizionale di ogni ente, data la loro popolarità, ma il cui legame tra di esse, le file rouge che scorre dall’una all’altra,  non era stato ancora rappresentato stilisticamente: è questa la grande intuizione e l’elemento di maggior novità di questa proposta artistico-culturale. “E’ volontà del Maggio  – sottolinea  il Sovrintendente  del Teatro del Maggio Fiorentino  Cristiano Chiarot  – quella di porsi con questa proposta di alto profilo  culturale al centro del sentimento di appartenenza alla comunità nazionale che è sempre vivo attorno all’unità del nostro Paese e dei suoi ideali più alti e costituenti, a cominciare dalla bandiera”. E che su di essa si sviluppi, com’è accaduto con Carmen, il confronto   sui rimandi all’attualità, sull’interpretazione stessa dell’opera verdiana,  è quanto Firenze e il Teatro auspicano: è questa la nostra idea di teatro, dicono al Maggio, è questa  la sfida che il Teatro lancia al mondo artistico e culturale, al territorio, alla società italiana.

“Ben vengano le discussioni  anche su questa trilogia verdiana – afferma il Sindaco Dario Nardella –  poiché è anche compito della cultura animare il dibattito, la discussione, la battaglia delle idee nella prospettiva di far compiere un salto di qualità al nostro Paese”. A questo punto non rimane che vedere le  reazioni del pubblico dei media nazionali e non solo e del mondo artistico e culturale.  

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