mercoledì, Ottobre 27

Al Korea Film: vitalità e inquietudini L’ ammirazione di Ha Jung-woo, il Tom Cruise sudcoreano, per Fellini e Caravaggio al Florence Korea Film Fest

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Anche la Corea del Sud ha il suo Tom Cruise, la sua star cinematografica idolatrata dalle ragazzine ( e non solo): è l’attore  e regista Ha Jung-woo, interprete simbolo di una generazione che ha cavalcato la new-wave coreana, al quale è stato assegnato il premio Florence Korea Film Fest Award, giunto quest’anno alla 16 edizione  in corso al cinema La Compagnia  ( si conclude giovedì 29).Ha Jung-woo, che è alla sua prima visita  in Italia, non nasconde la sua ammirazione per il nostro paese e per la città che lo ospita: “in questi giorni ho visitato gli Uffizi – dichiara –  e sono rimasto folgorato dalla bellezza che ho trovato: farò mio tutto ciò che vedrò e proverò qui e quando tornerò in Corea lavorerò ancora più con passione sia come attore che come regista. Firenze lo ha ricambiato con la consegna delle Chiavi della Città da parte dellaVicesindaca Cristina Giachi e con una masterclass sul suo  percorso  artistico, i suoi maestri e i molteplici ruoli che ha interpretato in oltre 40 pellicole.

In occasione dell’anteprima del suo ultimo film Along with the Gods: The Two Worlds, durante la quale son o intervenuti il regista Kim Yong-hwa e il produttore Won Dong-Yeon, l’attore e regista più popolare del suo paese, ha manifestato lo stupore e l’ammirazione per il nostro cinema e per l’arte dei  grandi del passato: “Dell’Italia  – ha detto – mi sono rimaste impresse molte opere, prima tra tutti “La strada” di Fellini, che ho interpretato in uno spettacolo ma anche opere d’arte pure come quella dei maestri Michelangelo, Raffaello e Caravaggio che mi hanno trasmesso una forte emozione”. E’ curioso sentire negli stessi giorni parole di ammirazione verso i grandi del nostro  cinema, da personaggi che operano in realtà così lontane e diverse, quali Spielberg alla cerimonia di consegna del David di Donatello  ( ove ha raccontato dell’incontro con Fellini e del suo modo di fargli scoprire Roma) e il talento sud coreano Ha Jung-woo al Florence Korea Film Fest.

Se dalle parti di casa nostra Ha Jung-woo   non è conosciuto come il celebre regista americano,  una certa notorietà fuori dai confini nazionali l’ha già conquistata   nonostante abbia da poco compiuto 40 anni data la sua ricca firlmografia. Di cui la  rassegna ha offerto al pubblico una retrospettiva di 6 titoli, che rappresentano  il  suo poliedrico percorso artistico: dal sentimentale Time diretto dal del regista Kim Ki-duk (2006), al thriller basato sulla storia vera di un serial killer in The Chaser di Na Hong-jin (2008), vero spartiacque della sua grande popolarità, dal più recente The Handmaiden (2016)  regista Park Chan-wook,  pellicola thriller-erotica ambientata nella Corea del Sud degli anni ’30 recentemente premiata ai British Academy Film Awards come miglior film non in lingua inglese,  a Chronicle of a Blood Merchant”(2015), dove Ha Jung-woo torna dietro la macchina da presa scrivendo, dirigendo e interpretando una delicata cronaca familiare in cui il protagonista, povero ma di buon cuore, per conquistare la ragazza più bella del villaggio, decide di vendere il suo sangue, dai  lavori meno recenti come l’adrenalinico The Terror live(2013) al dramma romantico on the road My dear Enemy (2008). Titoli che danno  un’idea non solo della versatilità dell’attore ma anche  – puntualizza Caterina Liverani, una delle curatrici della Rassegna fiorentina-  “della vitalità del cinema sud coreano, che  pone attenzione alle diverse tematiche e al costume della vita contemporanea del paese”.  

Certo, da noi il cinema e le espressioni artistiche e culturali della Corea del Sud sono meno note della produzione industriale (elettronica e automobilistica ben presenti nel nostro mercato) o degli eventi sportivi, come  le recenti Olimpiadi, che hanno avuto anche importanti risvolti diplomatici.

“E’ anche per questo, per allargare i nostri orizzonti, le nostre conoscenze” – prosegue –  “che ormai da 16 anni si tiene questa Rassegna cinematografica, ideata e progettata da Riccardo Gelli dell’associazione Taegukgi – Toscana Korea Association, e realizzata in collaborazione  con Quelli della Compagnia di Fondazione Sistema Toscana. Ormai si può dire che questa operazione un  tempo di nicchia, si è consolidata e suscita sempre maggiore interesse di pubblico. Non solo dei numerosi  cittadini sudcoreani – studenti universitari o del Polimoda – ma anche dei nostri giovani, desiderosi di conoscere ciò che avviene altrove. Anche in questa edizione  si cerca di offrire- attraverso film eventi e incontri vari – un’immagine della cinematografia coreana, delle tematiche trattate, della qualità delle varie produzioni”.

E allora, che cosa emerge? Quali le tendenze? Quale immagine di quel lontano paese ci trasmette la sua produzione cinematografica?

“L’immagine che emerge è quella di un cinema in continuo mutamento, di una cinematografia vivace, che va oltre le nostre aspettative, in particolare che mostra un dialogo più serrato con le nuove generazioni e un’attenzione più avanzata anche rispetto a noi alle problematiche della rete, ai  fumetti, ai cartoons, tanto che anche fra i nostri giovanissimi quest’aspetto sta suscitando lo stesso livello d’interesse che si ha verso le produzioni giapponesi. Altro aspetto importante è che il cinema sud coreano mostra un ottimo livello di preparazione dei giovani che escono dalle Accademie e Università, parlo degli under 30, in grado di dare alla luce opere poetiche e   prodotti di qualità”.

Ma i cineasti coreani si interrogano sul passato?  

“Nella cinematografia  sudcoreana non vi è alcun tabù,  alcune opere indagano gli Anni ’80, un recente passato dunque”. Tra queste  A taxi driver, del regista Jang Hun,  già candidato a rappresentare la Corea del Sud per la nomination all’Oscar al miglior film in lingua straniera, racconta dell’amicizia tra un tassista coreano e un reporter tedesco coinvolti nelle rivolte studentesche di  Gwangiu nella Primavera dell’80, contro la dittatura perpetrata dal generale Chun Doo-hwan,   il film The Handmaiden,   l’ultimo lavoro del regista-culto Park Chan-wook, già autore di pellicole rivoluzionarie come Old Boy e Lady Vendetta  è un thriller erotico ambientato nella Corea del Sud degli anni ’30 recentemente premiato ai British Academy Film Awards come miglior film non in lingua inglese: un inno all’amore e alla libertà delle donne, con  intrighi, passioni e colpi di scena, altri film presenti alla Rassegna vanno dal genere  dell’action comedy,    come  Confidential Assignment di Kim Sung-hoon, film    che si snoda tra risate e inseguimenti,  al genere intimista rappresentato da  Claire’s camera già in concorso al Festival di Cannes,  interpretato da Isabelle Huppert  e diretto da  Hong Sang-soo, prolifico regista considerato uno dei più affermati autori del cinema coreano contemporaneo,  tra le quaranta opere presentate troviamo tematiche legate al disagio adolescenziale, alla fantamedicina come  il drammatico Glass garden, della regista che Shin Su-won,  che indaga la figura femminile, all’horror come  quello sul serial killer di prostitute The Chaser di Na Hong-jin, basato su una  storia vera.

“Insomma si indaga il passato per capire meglio il presente”.

Chiedo a Caterina Liverani: vi sono  film che riflettono il disagio per l’esistenza di due Coree, una delle quali con il suo regime autoritario e bellicoso rappresenta una  possibile minaccia?

“Sì, ve ne sono, e a questa tematica è  dedicato un Focus curato proprio da Ricardo  Gelli, ideatore del festival. Film che riguardano i rifugiati, lo spionaggio, il disagio esistenziale, film e documentari. che hanno diverse angolazioni.  Uno di questi esplicitamente dedicato a questo aspetto è  As one,  opera prima di Moon Hyun Sung che racconta a colpi di ping pong come le migliori giocatrici femminili della Corea del Sud (Ha Ji-won) e della Corea del Nord (Bae-doo-na) in precedenza feroci avversarie, siano costrette a unire le forze per formare un’unica squadra in vista dei mondiali di Chiba nel 1991. All’inizio le differenze di idee sia sportive che personali non riescono a trovare un punto d’incontro, ma col tempo e durante la gara arrivano a rendersi conto che il loro sport significa per loro più della politica. Moon Hyun-sung investe, quindi più sul messaggio politico d’unità che sul gioco stesso”.

Bene, all’inizio abbiamo riferito del prestigio che gode il cinema italiano, quello  dei Fellini, degli Antonioni, dei Pasolini sui cineasti di ogni latitudine, anche sud coreani. Ma del cinema dei nostri giorni non arriva niente?  Si conosce o no?

“Ebbene, posso dirti che parlando con attori e registi  presenti a questa Rassegna non vi è ammirazione soltanto per i registi che ne hanno segnato la storia o vinto Oscar, come Benigni – La vita è bella è uno dei più ammirati anche in Corea del Sud – ho sentito parole di grande ammirazione  per Gomorra, attraverso quali canali sia giunto là non saprei dire, certo è che vi è attenzione anche per la nostra recente filmografia dal forte contenuto sociale. Il che fa bene sperare”.      

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