venerdì, Settembre 17

Al Festival di Locarno di scena il Mediterraneo

0
1 2


Si chiama ‘Open Doors’, cioè ‘porte aperte’ sul mondo la sezione del Festival del Film di Locarno (5-15 agosto) che quest’anno per la prima volta aprirà le sue porte a dei cineasti libici, insieme a quelli di altri Paesi del Maghreb (oltre alla Libia ci saranno Algeria, Marocco e Tunisia).

E’ dal 2003 -ha ricordato Carlo Torcoli, responsabile dell’organizzazione del festival- che cineasti di Paesi del Sud e dell’Est del mondo vengono ospitati a Locarno per presentare al pubblico una selezione dell’universo cinematografico della loro regione «a sottolineare l’importanza della periferia nel mondo del cinema». Quest’anno è il Mediterraneo al centro dell’attenzione e non solo perché di Mediterraneo si è parlato tanto a causa delle tragedie dei profughi che affrontano viaggi rischiosi su quel mare alla ricerca di un futuro, ma anche e soprattutto perché i cineasti di quella regione «hanno qualcosa di importante da dire».

I film da presentare al Festival, spiega ancora Torcoli, vengono selezionati «perché ci parlano. Poi si fissano dei fili rossi che li legano tra loro». Quest’anno il tema generale del festival sarà la ‘casa’, per quelli che ce l’hanno, case tutte diverse ma in sostanza luoghi di condivisione. Spesso sono case povere, magari case distrutte, ma luoghi comunque da raccontare anche e soprattutto se vengono a mancare, come nel caso dei rifugiati che fuggono dalle loro case per cercare luoghi più sicuri.

Oggi la casa diventa un’immagine del mondo, il mondo come luogo di condivisione per tanti, luogo di comunicazione, luogo di incontri.

E’ una immagine potente che vale anche per il luogo che accoglie il Festival, Locarno. Ed è nella ‘Casa Locarno’ che viene raccontata da anni la storia del cinema europeo, o almeno una delle storie.

Dal 2003 è il Ministero svizzero per la cooperazione nell’ambito delle attività del Ministero Federale degli Esteri che, in collaborazione con gli organizzatori del festival, cerca progetti cinematografici da mettere in valore in Paesi dove non c’è una industria cinematografica.

Così, nel 2012, ad esempio, è stata l’Africa francofona ad essere messa al centro dell’attenzione nella sezione ‘porte aperte’, nel 2014 è stata la volta dell’Africa sub-sahariana.

Quest’anno è il turno del Nord Africa, il Maghreb appunto, che per la prima volta invia anche registi libici che presentano dieci di cortometraggi.

Scopo dell’iniziativa, spiega Torcoli, «è di mettere in contatto registi locali con produttori internazionali per aiutare a reperire i necessari finanziamenti e possibili partner (in maggioranza europei) e aiutarli a portare avanti i loro progetti cinematografici».

A questo scopo si organizzano atelier di discussione alla ricerca di tematiche valide che possono spaziare dalle tecniche di presentazione a quelle di produzione e distribuzione.

Agli atelier partecipa tra gli altri anche il TorinoFilmLab, che potrà selezionare da ‘Open Doors’ un progetto da portare alla prossima edizione dell’evento torinese.

Tre produttori dei progetti presentati potranno inoltre partecipare al Network del Mercato del Film che si terrà a Cannes nel 2016. Un premio del valore di 50.000 franchi svizzeri verrà attribuito dalla città di Bellinzona, mentre per la prima volta quest’anno una nuova iniziativa sostenuta dal programma ‘Med Cultura’ dell’Unione europea (ICAM, Investing in Culture and Art in the South Mediterranean) offrirà una borsa di 20.000 euro per la diffusione del film.

Infine il CNC (Centro Nazionale del Cinema e dell’immagine animata) assegnerà una borsa di 10.000 euro mentre la rete televisiva fanco-tedesca ‘ARTE’ offrirà un premio di 6.000 euro.

Infine MAD Solutions, il primo studio panarabo indipendente, selezionerà un progetto che premierà con un contratto di distribuzione (che comprende il finanziamento delle relazioni pubbliche, del marketing, stampa e pubblicità).

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->