mercoledì, Agosto 4

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Sembra assediato a Fort Apache, il mio Innominato. Lo circondano Seminole e Sioux proditoriamente alleati ed anche la squaw Daniela Linguasfrenata Santanché. E forse il peggio deve ancora venire. C’è qualcosa peggio di così? Certo che c’è ed è dietro l’angolo.

Ma noi, per amore dell’ordine, cominciamo dall’altro ieri sera. Quando ho visto comparire in giro per il web la notizia della conferma dei due anni di interdizione dai pubblici uffici, comminatagli dalla Corte di Cassazione  -e già se n’è scavallati tre, visto che la condanna originaria per il processo Mediaset era di cinque anni-  era troppo tardi per poter ‘smontare’ l’articolo sul saldo della Garibaldi e quelle altre aride questioni europee.
Mi ero imbarcata per pura tigna in argomenti a me non congeniali e sono stata punita da un’autocritica feroce, perché, come ben sapete, sono una perfezionista nauseante e persino pedante.
Solo che avevo appena finito di partorire, fra indicibili ubbie, dubbi e SOS a un consigliere fidatissimo e mi imbarazzava averlo disturbato per niente.

Recupero ora, anche perché, nel frattempo, sulla testa dell’interdetto -che, in virtù di questo provvedimento, non potrà esercitare né l’elettorato attivo (cioè votare) né quello passivo (ovvero, essere votato)- si era addensato un cumulonembo che, in confronto, la nuvola di Fantozzi è una pistola ad acqua.

Mala tempora currunt per lui anche nei pressi di via Barberini, 36. Un indirizzo prestigioso, non lontano dai luoghi del potere, baricentrico fra Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio e Parlamento.
E’ quello della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, l’istituzione a cui aderiscono ‘liberamente’  le personalità insigni nel mondo dell’impresa pubblica e privata che siano state insignite dal Presidente della Repubblica (su proposta di una serie di soggetti e Ministeri) dell’Ordine al Merito del Lavoro. Insomma, è il pensatoio d’Italia; il volano dell’economia.

Recentemente è stato nominato Presidente della Federazione l’ex leader di Confindustria Antonio d’Amato. In virtù della condanna del soggetto in questione, serpeggiava un certo malcontento sulla conservazione del titolo di Cavaliere ad un pregiudicato; giocando d’anticipo, l’Innominato si è autosospeso  -in attesa, dice lui, di (improbabili) cambiamenti di scena, fra la revisione del processo e la pronuncia dell’Alta Corte di Giustizia Europea. Certo che i suoi avvocati hanno una facilità a fargli credere che gli asini volino che va tutto a loro merito. E nelle loro tasche.
Cosicché, a via Barberini 36 è giunta la di lui lettera di autosospensione, prima che il Presidente della Repubblica, così com’è avvenuto per Calisto Tanzi, montasse la gogna di una richiesta di revoca dell’onorificenza.

Una sobria comunicazione di presa d’atto da parte dell’istituzione destinataria della missiva e l’Innominato, così come Luigia Pallavicini, si è trovato caduto da cavallo. E senza possibilità, per il momento, di rialzarsi. Anzi. Perché sta arrivando proprio il temporale, così come mi suggerisce un amico gentile che affida alla zattera di AMBRacadabra le sue fini riflessioni sull’esecuzione della pena principale, giacché quella della interdizione dai pubblici uffici è giusto un buffetto ad abundantiam.
Cosicché mi dice l’amico, battezzato col mio nome maschile preferito, che non è proprio oro colato ritenere che l’Innominato riesca a spuntare il piùdignitosoaffidamento ai servizi sociali  come avvenne per il suo sodale Cesare Previti   -sì sì, proprio colui che, superindagato, assurse ad una compagine governativa capitanata dall’arieccolo e solo uno sgambetto di un Presidente della Repubblica dotato di senso del decoro riuscì a deviarlo dal ruolo di Responsabile della Giustizia a quello di Ministro della Difesa (un contrappasso per contrasto, dopo tutte le offese arrecate alla Giustizia… appunto!).

Ma ritorniamo al 10 aprile e dintorni. Scrive A.: «Si dà quasi per certo l’affidamento ai servizi sociali anziché gli arresti domiciliari. Niente di più errato. L’art. 47 dell’ordinamento penitenziario pone condizioni inapplicabili a Mr B..  E’ riscontrabile un comportamento del Nostro idoneo al reinserimento sociale e che assicuri la prevenzione dal pericolo della consumazione di altri reati?  Termine di giudizio dev’essere, in proposito, la condotta dopo la commissione del reato. (art. 47.3). Basterebbe un centesimo delle dichiarazioni di guerra alla magistratura che riempiono la cronaca per escludere il beneficio. Mi sembra proprio un’ipotesi del terzo tipo. In caso di concessione, comunque, vige l’istituto della revoca, dovuta senza possibilità di scampo in presenza di comportamento contra legem o in qualsiasi modo incompatibile con la prosecuzione dell’affidamento ai servizi sociali. A questo punto, se deciderà l’affidamento, il giudice di sorveglianza compirà un illecito.

Rimarrebbero, dunque, i domiciliari o la cella. E questo, ad un soggetto che fino a qualche giorno fa faceva filtrare che avrebbe potuto candidarsi in Europa, con tanto di piccata reazione della Commissaria alla Giustizia, Vivienne Reding, deve sembrare proprio la pubblica esecuzione.

Nel tunnel neutrinico, intanto, Mary Star Gelmini ha incontrato l’idea di candidare una Berlusconi femmina, perché i maschi, forse per forti complessi edipici, appaiono politicamente inutilizzabili.

Ma Marina tiene le redini dell’impresa Mondadori e, dunque, poiché l’occhio del padrone ingrassa il cavallo e l’editoria non è nei suoi momenti più sfavillanti, ragion d’azienda vorrebbe che restasse lei, sì, sulla sella dalla quale nessuno può sbalzarla (suggerisco: a scopo risarcitorio, non è che possiamo nominare Cavaliera del Lavoro Marina? La rappresentazione grafica della caduta in disgrazia paterna nell’elenco dei Cavalieri di tutti i tempi, con quella croce nera sul curriculum comparsa tre secondi e due decimi dopo l’arrivo della lettera di autosospensione, è davvero il ritratto di un’onta, per uno che si faceva chiamare Cavaliere, come se tutti gli altri iscritti non lo fossero…).

Resta Barbara che, già approdata al Milan, non si è poi rivelata armata di bacchetta magica. Se di una persona dotata di tocco fatato in giardinaggio si suol dire che ha il pollice verde, Barbie pare avere due mani sinistre e 12 pollici neri. Ho un reseau familiare o ex familiare che la manderebbe volentieri in esilio, imputandole persino il traviamento di Pato. E’ dipesa da lei, infatti, la mancata cessione del suo allora fidanzato al Paris Saint Germain, per 35 milioni di euro, perdendo l’affare di Tevez, sul mercato a 22 milioni di euro ed il relativo risparmio. Pertanto, non mi sembra proprio adatta a rappresentare la bandiera familiare in Europa.

Vabbé che al Parlamento europeo ci sono stati persino Mario Borghezio e Matteo Salvini, guadagnandosi, quest’ultimo, in piena aula a Bruxelles l’appellativo di fannullone da parte di un delizioso deputato belga, d’origine italiana, Marc Tarabella (l’ho conosciuto, un bijou!!), ma persino costoro sono quasi meglio della biondocrinita Barbara dalle fiammate erotico-passionali – tutta papà? -.

 

Chiudo con un episodio che esula dall’affresco complessivo, anche se la personaggia citata ha avuto contatti con l’ex Cav.

Sì, vorrei parlarvi di lei, di Federica Gagliardi (mi sono appena azzuffata su FB con un tizio che mi invitava a non speculare sulle disgrazie altrui. Ma siamo impazziti? Disgrazia è avere un incidente, non fare il corriere della droga per la camorra!). Di lei Pippo Baudo ha straparlato in tv, dandole una definizione offensiva, che la mette nell’angolo delle femmes publiques. Ma il problema, in questo caso, non riguarda il mercimonio che la signorina faceva del suo corpo e che, a meno che non avesse qualche malattia contagiosa, erano fatti suoi, seppure eticamente riprovevoli. La questione è che trasportava droga, alias morte. Ovvero, e non a sua insaputa, era una criminale colta in flagranza di reato.

 

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