sabato, Maggio 15

Aichè Nanà, il ballo del potere image

0

aiche

 

 

Ammetto che la scomparsa di Aichè Nanà, ex ballerina turca di 78 anni residente a Roma e, come si dice in questi casi, malata da tempo, susciti una qualche emozione solo agli ultracinquantenni, e sono generoso con me stesso.

Una piccola spiega ci vuole, per i più piccini: tutto accade nel novembre del ’58, al ristorante ‘Rugantino‘, quando Aichè, esplosiva bellezza orientale, fa il suo ingresso nel locale trasteverino affittato da Olghina di Robilant a scopo celebrazione dei propri primi venticinque anni di contessina veneziana, di stanza a Roma per diventare l’estrosa scrittrice e donna di cinema che è ancora oggi. Non a caso quella sera c’è molta dolce vita, nel locale. Anita Ekberg, Linda Christian, Elsa Martinelli, ci sono anche i giovani Enrico Lucherini e Tazio Secchiaroli, che contende a Rino Barillari il titolo di ‘King of paparazzi’.
E proprio Secchiaroli fa uno dei colpi della vita, perché alla sfrontata Aichè, su di giri per l’alcol e per la serata che sta scivolando sull’eccitato andante, punge vaghezza di improvvisare una scatenata danza del ventre che la porta, tra l’entusiasmo degli astanti, a rimanere in mutandine. Secchiaroli scatta a ripetizione, qualcuno (forse su suggerimento della piccata Olghina) chiama la Polizia e la nottata si chiude in Questura. Ma è solo l’inizio, perché i rotocalchi spingono sull’acceleratore e l’Italia ingenua e democristiana del tardo dopoguerra si scopre improvvisamente più peccaminosa, pronta, senza nemmeno sospettarlo, a dare il la alla sua prima tempesta ormonale. Che la porterà, una quarantina d’anni dopo, a eleggere ed ossequiare un Premier destinato a distinguersi per imprese ben più laide rispetto al malizioso ma allegro strip della starlette turca.  

Diciamo la verità: a vederle oggi, le foto, si stenta a credere che lo scandalo sia potuto divampare in modo così violento. La povera Aichè sarà stata anche sensuale, dal vivo, ma le immagini mostrano più che altro due cosciotti ipertrofici e carne sudata, debordante da un intimo che oggi disprezzerebbe financo una novizia. Il tutto in mezzo ai soliti vitelloni in giacca e cravatta, allupati quanto basta causa esposizione sobbalzante di due seni a distanza ravvicinata. Sullo sfondo, a braccia conserte ed evidentemente costernate, le donne della festa.

Insomma, un quadretto squallidino ma dal sapore tutto sommato ruspante, che invece di costituire il superamento, sia pure elitario, di un crinale di antiquata pruderie verso un costume più laico e maturo, si è rivelato, come da copione, l’inizio di un avvilente piano inclinato. Destinazione bunga bunga, ‘cene eleganti’ ad alto tasso postribolare, alle quali è facile immaginare una sbavante partecipazione maschile diretta discendente dei gaudenti del Rugantino, con l’aggravante non secondaria di svolgersi nei palazzi del potere. Col popolo rincitrullito e conseziente, quasi corrivo, messo nella condizione di non saper battere ciglio davanti al lenocinio praticato da un vecchio, onnipotente satiro e dalla sua corte dei miracoli.

Tant’è, forse non poteva andare che così, visti i prodromi. Non ci resta che salutiare con tristezza l’ennesimo frammento d’infanzia che ci abbandona, al ritmo della danza sfrenata, magari un po’ sguaiata ma verace, della tenera Nanà, onesta ballerina nipote di nessuno e senza santi in paradiso.   

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->