lunedì, Giugno 21

Ai confini della realtà 453

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aereo

 

Come è ormai consuetudine, a margine della cronaca drammatica e ancora vibrante dell’aereo malese scomparso in qualche parte del mondo, si rievocano sui media i casi di misteriose, analoghe sparizioni.

Dalla pioniera del volo femminile Amelia Earhart, inghiottita  nel 1937 col suo ‘Electra‘ dall’Oceano Pacifico mentre tentava un favoloso  giro del mondo,  ai numerosi episodi che hanno dato vita alla leggenda del Triangolo delle Bermuda, fino a casi che misteriosi non sono più da tempo se non per la Giustizia italiana, come l’Itavia precipitato presso Ustica nel  1980.

In mancanza di reperti e piste minimamente credibili, dopo le grottesche affermazioni delle autorità malesi su possibili dirottatori somiglianti al nostro calciatore Mario Balotelli e l’assenza totale di testimonianze oculari inerenti esplosioni o  cambiamenti di rotta certificati da radar o strumenti simili, l’attenzione delle ultime ore si è focalizzata nell’Oceano al largo di Perth, Australia. Lì dei satelliti americani avrebbero individuato oggetti galleggianti di una certa consistenza, potenzialmente riconducibili all’aereo della Malaysian Air. La pista, definita credibile dal ministro dei trasporti malese e in qualche misura accreditata dal Primo Ministro australiano Tony Abbott, non è finora stata confermata da ricognizioni aeree americane, a quota ben più bassa di quella satellitare, dove nulla è stato avvistato se non un cargo che potrebbe aver tratto in inganno in un primo momento gli analizzatori delle immagini ad alta quota.

Difficile dirsi contenti del permanere di un enigma che coinvolge decine e decine di persone, tra passeggeri e i loro familiari ma, innegabilmente, in questi casi vale sempre la linea del minore dei mali. Il quale, tra la caduta senza scampo dell’areomobile in mare e un dirottamento sia pure angoscioso e imprevedibile è sempre il secondo. Una sparizione senza prove tangibili di concreta catastrofe tiene pur sempre accesa una fiammella di speranza per tante vite umane.  

Il fascino perverso del dileguamento inspiegabile ha sempre turbato la psiche umana  e oggi più che mai, abituati come siamo a telecamere e marchingegni che esplorano in modo invadente ogni metro quadro dello scenario che fa da sfondo alle nostre vite. Non è facile quindi per noi accettare la cruda oggettività di un gigantesco aereo che scompare come una colomba dalle mani di un prestigiatore, percorrendo per giunta migliaia di chilometri senza lasciare una sola traccia del suo viaggio ai confini della realtà.   

Viviamo in un’epoca in cui il confine tra l’essere bollati, soprattutto se giornalisti, con il marchio infamante di complottismo a buon mercato e l’accusa di appartenere alla razza un po’ grigia degli allineati e coperti dietro qualsiasi affermazione provenga dall’autorità costituita, è oltremodo labile.

Se ne avessi la possibilità, per esempio, non nego che partirei anche subito, armato di una qualche decente tecnologia di supporto per registrazioni audiovisive, deciso  ad intervistare i familiari delle vittime scomparse nello schianto del quarto aereo coinvolto nella tragedia dell’11 settembre 2001. Del quale la maggioranza delle persone (a parte gli americani, presumo) ignora quasi tutto, nel migliore dei casi rammentando che precipitò in Pennsylvania  alcune ore dopo l’impatto dei primi tre sulle Twin Towers e sul Pentagono, dopo un lungo e abbastanza enigmatico tragitto. I passeggeri furono definiti eroi, perchè da ricostruzioni basate su telefonate da alcuni di essi effettuate, in pieno dirottamento, ai familiari, è emerso che furono loro a ribellarsi ai terroristi e a indurli a deviare dal presunto obiettivo che doveva essere (ma secondo chi?) la Casa Bianca, per schiantarsi in aperta campagna senza danni per cose e persone non a bordo.
Ascoltare direttamente la testimonianza di coloro che hanno ricevuto quelle terribili telefonate sarebbe un’esperienza unica, istruttiva ed illuminante, per rimanere tra quelli coi piedi per terra, che mantengono intatta la propria fiducia nell’autorità costituita e nelle versioni ufficiali   

 

 

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